Introduzione
Dal 26 settembre all’11 ottobre 2026 il Castello sul mare di Rapallo ospita I fumetti di Mattotti, cuore della 51ª Mostra Internazionale dei Cartoonists di Rapalloonia: oltre ottanta tavole originali raccontano più di quarant’anni di ricerca, dagli esordi in bianco e nero a Valvoline e Fuochi fino alle graphic novel. Curata da Giovanni Nahmias con la collaborazione della Galerie Martel di Parigi, la mostra si apre con un weekend con oltre quaranta autori a Villa Queirolo, incontri, firme e sketch, la conversazione tra Mattotti, Jerry Kramsky e Ivo Milazzo e i trent’anni di PK. Un viaggio nel segno e nel colore di uno dei grandi maestri italiani del fumetto
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Quello che devi sapere
Una corazzata nella baia del Tigullio
«Quando la corazzata Anselmo II entrò nella baia, il mare era calmo e il verde già scuro». Comincia così Fuochi, il romanzo a fumetti che Lorenzo Mattotti iniziò a pubblicare nel 1984 sulle pagine di Alter Alter, appiccando un incendio cromatico da cui il fumetto italiano non si è più ripreso (per fortuna).
Si badi: l'Anselmo II non è la Kotiomkin del cineforum della Megaditta. Nessun ragionier Fantozzi è chiamato qui ad alzarsi e pronunciare il celebre verdetto «una cagata pazzesca», seguito da novantadue minuti di applausi. Semmai è l'incipit di Mattotti a potersi trasferire, pari pari, nel golfo del Tigullio.
Perché dal 26 settembre all'11 ottobre 2026 a entrare nella baia di Rapallo, facendo idealmente porto tra le mura del Castello sul mare, non sarà una nave da guerra, bensì una flotta di oltre ottanta tavole originali. Si intitola I fumetti di Mattotti la 51ª Mostra Internazionale dei Cartoonists, cuore di Rapalloonia 2026, e il titolo, come vedremo, non è affatto casuale.
Sicché il Castello sul mare, fortilizio cinquecentesco sorto anche per difendere la città dalle incursioni piratesche, stavolta alza bandiera bianca e si lascia espugnare di buon grado (i corsari, del resto, l'oro lo portavano via; questi invasori il colore lo portano in dono).
Per la prima volta, infatti, una mostra raccoglie esclusivamente le tavole originali dei fumetti che Mattotti ha pubblicato a partire dagli anni Settanta, per oltre quarant'anni. Niente illustrazioni per riviste patinate, niente manifesti, niente copertine: solo pagine, vignette, didascalie. A curare l'esposizione è Giovanni Nahmias, direttore artistico dell'Associazione Culturale Rapalloonia, in collaborazione con la Galerie Martel di Parigi.
D'altronde a Rapallo, dove Ezra Pound visse per circa un ventennio, il suo celebre imperativo «Make it new» meriterebbe di essere scolpito all'ingresso della città. E pochi autori lo hanno preso alla lettera come Mattotti, che con un approccio personalissimo e una sperimentazione mai doma ha rinnovato più volte il linguaggio e le forme della nona arte.
Non stupisce, allora, che ad aprile Roma gli abbia tributato il Romics d'Oro, ennesima medaglia appuntata sul petto di un maestro che, pure quando lo celebrano come artista totale, non ha mai rinnegato le proprie origini.
Perché la mostra si intitola I fumetti di Mattotti
Il titolo, dicevamo, non è un vezzo. Lo spiega senza giri di parole Daniele Busnelli, presidente dell'Associazione Culturale Rapalloonia, nella brochure della manifestazione: sarebbe stato facile intitolarla «L'Arte» oppure «Il Segno», ma Rapalloonia è e resta una manifestazione sul fumetto.
Parola che Busnelli continua a usare con orgoglio, giacché, benché spesso adoperata per denigrare, indica un linguaggio espressivo completo, fatto di scrittura, disegno e colore. E Mattotti, racconta sempre il presidente, ha accolto l'idea con piacere: nonostante sia un artista, illustratore e regista riconosciuto nel mondo, è partito dai fumetti e non ha mai smesso di crearli. Come dire che le radici, al pari delle ancore, servono a non andare alla deriva.
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Periferiche, gli esordi in bianco e nero
l percorso espositivo si articola in tre sezioni, quasi tre atti di un romanzo di formazione. Si parte da Periferiche, che riunisce le tavole delle prime storie per rivista. E qui conviene dare del tu al protagonista e riavvolgere il nastro.
Se sei nato a Brescia nel 1954, ci hai vissuto fino ai cinque anni e poi hai traslocato di città in città al seguito di tuo padre, passando per Ancona, Parma e Como prima di stabilirti con la famiglia a Udine, forse eri destinato a sentirti a casa soprattutto ai margini.
Studi Architettura a Venezia, ma invece dei palazzi progetti storie in bianco e nero, guardando con devozione all'espressionismo degli argentini José Muñoz e Carlos Sampayo. Troppo poetico per le riviste più arrabbiate e troppo inquietante per quelle più blasonate, come ha osservato Jonny Costantino, resti a lungo fuori dalla porta della nazionale del fumetto.
Ma è proprio lì, in periferia, che il tuo processo di sintesi grafica comincia a prendere forma, con una personalità già riconoscibile. Il colore, per ora, è un'assenza. E, come in certi film muti, si ha la sensazione che il segno stia già trattenendo il fiato in attesa della tavolozza.
Valvoline e Fuochi, l'incendio che cambiò il fumetto italiano
Il secondo capitolo prende il nome da Valvoline, il collettivo fondato a Bologna nel 1983 da Mattotti insieme a Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri, Igort, Marcello Jori e Jerry Kramsky. Un'avanguardia di caratura internazionale che, grazie all'interesse di Oreste del Buono, trovò spazio come una rivista nella rivista dentro Alter Alter, mettendo il fumetto in dialogo con l'arte, la musica, la moda e la pubblicità.
Pochi anni prima Mattotti aveva pubblicato Il signor Spartaco (1982), il suo primo lavoro a colori. Ma la svolta, per lui, si chiama Fuochi.
Raccolto in volume da Granata Press nel 1991, Fuochi racconta l'approdo della corazzata Anselmo II all'isola di Sant'Agata, nelle cui acque alcune navi mercantili sono misteriosamente scomparse. Sceso a terra, il tenente Assenzio resta stregato dal verde dell'isola, che si contrappone al ferro della nave da guerra, e scivola in un viaggio nelle profondità dell'inconscio.
Nomen omen, verrebbe da dire. Giacché l'assenzio è la fata verde dei poeti maledetti, la stessa che in Moulin Rouge! di Baz Luhrmann prende le sembianze di Kylie Minogue e trascina Ewan McGregor in un delirio smeraldino. E il povero tenente, uomo d'ordine e d'acciaio, cede alla vegetazione come un marinaio al canto delle sirene, con buona pace del regolamento di bordo.
Pastelli, matite colorate, masse cromatiche che paiono uscite da una tela fauve: davanti a queste tavole torna in mente Charles Baudelaire, quando in Corrispondenze scriveva che «i profumi, i colori e i suoni si rispondono». In Fuochi i colori non descrivono. Parlano. E talvolta gridano.
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Graphic Novel, il tempo interno del colore
La terza sezione, Graphic Novel, documenta la stagione della maturità. Qui la ricerca sui tempi interni del racconto, sull'espressività del colore, sulla narrazione visiva e sull'evocazione si raffina ulteriormente, imboccando strade impreviste e sorprendenti.
Il sodalizio con Kramsky prosegue, basti pensare alla loro rilettura di Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson, mentre il segno si fa ora denso, ora quasi rarefatto, parimenti a una macchina da presa che alterna campi lunghi e primissimi piani. Un'attitudine cinematografica tutt'altro che casuale.
Mattotti e il cinema, da Eros agli orsi di Buzzati
Il cinema, del resto, Mattotti lo frequenta da tempo, e non solo dalla poltrona. Nel 2004 ha curato i segmenti illustrati di raccordo tra i tre episodi di Eros, diretti da Michelangelo Antonioni, Steven Soderbergh e Wong Kar-wai: tre maestri a spartirsi il desiderio e un disegnatore bresciano a cucire le stoffe, sarto discreto di un abito a sei mani.
Ha partecipato al film d'animazione collettivo Peur(s) du noir e, nel 2019, ha esordito nel lungometraggio con La famosa invasione degli orsi in Sicilia, tratto dal libro di Dino Buzzati e presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard.
Orsi che, sia detto con rispetto, nulla hanno da spartire con Yoghi e Bubu e i loro cestini da picnic: quelli di Buzzati e Mattotti scendono a valle alla ricerca di Tonio, il figlio di re Leonzio, e finiscono per lasciarsi corrompere dai vizi degli uomini, che è pure peggio.
Sua anche la mano dietro il manifesto del Festival di Cannes del 2000 e quelli della Mostra del Cinema di Venezia dal 2018 al 2024, oltre a una lunga serie di copertine per The New Yorker. Eppure, come ricorda questa mostra, tutto comincia da una vignetta.
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Il programma del weekend inaugurale a Villa Queirolo
Il weekend inaugurale di Rapalloonia 2026, sabato 26 e domenica 27 settembre, porta a Villa Queirolo oltre quaranta autori per le sessioni di firme e sketch battezzate Artist Rapalley.
Sabato si comincia alle 11 con Paolo Bacilieri, Gabriella Giandelli, Jerry Kramsky, Maicol & Mirco, lo stesso Mattotti e molti altri; nel pomeriggio, alle 16, sarà la volta anche di Mirka Andolfo e Ivo Milazzo.
Alle 14 Maicol & Mirco racconta il primo anno della rivista La fine del mondo, con la moderazione di Giovanni Nahmias. Alle 15 l'appuntamento più atteso, Sulla creatività: l'arte di fare fumetti, conversazione tra Mattotti, Kramsky e Ivo Milazzo, co-creatore con Giancarlo Berardi di Ken Parker, moderata da Andrea Brusoni. Alle 17 l'inaugurazione della mostra al Castello sul mare.
Domenica 27, dopo le firme delle 10, di nuovo con Mattotti insieme a Massimo Giacon, Daniele Brolli, Laura Scarpa e altri, spazio ai libri. Alle 10.30 Matteo Pollone, Roberto Guarino ed Enzo Marciante presentano Pop & Fuzzy (Allagalla Editore), terzo volume dedicato al West di Luciano Bottaro; alle 11.15 Massimo Giacon presenta Miti minimi (BeccoGiallo); alle 12 Luca Fassina, con Fausto «U Giancu» Oneto, presenta Tavole a tavola (Oligo).
Alle 13.30 si festeggiano i trent'anni di PK con Lorenzo Pastrovicchio, Giada Perissinotto e Claudio Sciarrone, moderati da Sirio Consani, prima dell'ultima sessione di firme delle 14.30. Per tutto il weekend sarà presente anche la Genoa Comics Academy
La Cena dei Cartoonist e il Pulcinella di Lele Luzzati
Sabato sera la tradizione vuole che si salga a San Massimo, al Ristorante U Giancu, il «ristorante a fumetti» che ospita la storica Cena dei Cartoonist con l'assegnazione del Premio U Giancu, giunto alla 33ª edizione.
Gli autori premiati riceveranno il Pulcinella di Lele Luzzati, omaggio al maestro genovese che, insieme a Giulio Gianini, realizzò l'omonimo cortometraggio animato candidato all'Oscar nel 1974.
A seguire il PAChenTO, riconoscimento al miglior autore emergente. E c'è spazio anche per la solidarietà: l'associazione Figurine Forever presenta una figurina speciale con l'immagine della locandina di Mattotti, i cui proventi sosterranno il progetto «Adotta con la figurina» per le adozioni a distanza in Madagascar.
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La locandina, un castello nel palmo di una mano
A proposito di locandina. Mattotti ha disegnato per Rapalloonia un uomo in camicia gialla che scruta l'orizzonte con la mano sulla fronte, come una vedetta in attesa dei pirati (o forse soltanto del battello per Portofino), e una ragazza che, sorridente, regge sul palmo il castello come fosse un dono, o una bomboniera.
Il castello in una mano, parimenti al cielo in una stanza di Gino Paoli: lo spazio si restringe e diventa intimo, tascabile, da portarsi a casa. Un'immagine che rimanda anche a Eugenio Montale, il poeta ligure per eccellenza: «Portami il girasole ch'io lo trapianti / nel mio terreno bruciato dal salino». Perché il giallo di Mattotti ha la stessa ansia di luce dei girasoli di Ossi di seppia. E perché, in fondo, ogni sua tavola è un piccolo trapianto di colore in un mondo che tende al grigio.
La locandina, Rapallo in miniatura
A proposito di locandina. Mattotti ha disegnato una figura in camicia gialla che, di spalle, scruta l'orizzonte con una mano sulla fronte, come una vedetta in attesa dei pirati (o forse soltanto del battello per Portofino). In primo piano una ragazza si volta verso chi guarda, con un braccio piegato e l'altro proteso verso il paesaggio, mentre poco più in là il Castello sul mare emerge dall'acqua, minuscolo rispetto alle due figure e quasi sospeso in una prospettiva da sogno.
È l'intero paesaggio a diventare intimo, tascabile, come se il Tigullio potesse essere raccolto dentro una vignetta. E c'è qualcosa di montaliano in quel giallo che si accende contro il verde delle colline e l'azzurro del mare: «Portami il girasole ch'io lo trapianti / nel mio terreno bruciato dal salino».
Il giallo di Mattotti possiede la stessa ansia di luce dei girasoli di Ossi di seppia. Perché, in fondo, ogni sua tavola è un piccolo trapianto di colore in un mondo che tende al grigio.
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Rapalloonia 2026, date e orari della mostra di Mattotti
I fumetti di Mattotti apre al pubblico sabato 26 settembre alle 17 e resta visitabile fino a domenica 11 ottobre al Castello sul mare di Rapallo.
Secondo il programma della manifestazione, gli orari sono i seguenti: sabato 26 settembre dalle 17 alle 19; domenica 27 settembre dalle 10 alle 19; giovedì 1 e 8 ottobre dalle 10.30 alle 12.30; venerdì 2 e 9 ottobre dalle 16 alle 19; sabato 3 e 10 e domenica 4 e 11 ottobre dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. Per informazioni si può scrivere all'indirizzo [email protected].
Resta un ultimo dettaglio, che pare uscito da una vignetta. Nel suo testo di presentazione Busnelli festeggia la quinta edizione alla guida di Rapalloonia («Ho fatto cinque!»), confessa che già alla fine della terza diceva di voler smettere e chiude annunciando: «Adesso vado a scrivere la lettera di dimissioni».
Ci permettiamo di dubitarne. Le dimissioni annunciate, al pari dei tour d'addio delle rockstar, hanno la curiosa tendenza a replicarsi. E poi, come il tenente Assenzio, chi entra nella baia e vede quel verde già scuro difficilmente riesce a tornare a bordo.
Se fosse un cocktail
Se fosse un cocktail, I fumetti di Mattotti sarebbe un Tenente Assenzio, drink originale ispirato a Fuochi e al Tigullio. In una coppetta ghiacciata e risciacquata con qualche goccia di assenzio si versano gin, vermouth bianco, succo di limone e sciroppo al basilico genovese, shakerati con ghiaccio e filtrati.
A completare, una foglia di basilico e una scorza d'arancia fiammata sopra il bicchiere, piccolo fuoco d'artificio che profuma l'aria prima di spegnersi. Verde come l'isola di Sant'Agata, amaro e seducente come l'inconscio che la abita.
Da sorseggiare guardando il mare, magari sul lungomare, con il castello davanti, aspettando che una corazzata entri nella baia.
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