È "profonda preoccupazione" quella espressa dal Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani (Cnddu), nelle parole del presidente Romano...

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È "profonda preoccupazione" quella espressa dal Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani (Cnddu), nelle parole del presidente Romano Pesavento, rispetto alla vicenda che ha coinvolto quattro minorenni, di età compresa tra i 14 e i 16 anni, indagati per rapina aggravata ai danni della farmacia di Coviolo, a Reggio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i giovani avrebbero minacciato il personale con armi e coltelli per impossessarsi dell’incasso; uno di loro, dopo un secondo tentativo di rapina nello stesso esercizio commerciale, è stato arrestato in flagranza dai carabinieri al termine di un inseguimento. Per tre ragazzi è stata disposta la permanenza in casa, per il quarto è stato confermato il collocamento in comunità.
Il Cnddu ritiene che episodi di questa gravità "non possano essere letti esclusivamente come fatti di cronaca o come questioni di ordine pubblico". "Quando adolescenti così giovani scelgono la violenza come strumento di sopraffazione, emerge una crisi educativa che investe l’intero tessuto sociale – spiega il presidente Pesavento –. La diffusione di modelli culturali fondati sull’aggressività, sull’immediatezza del successo e sulla banalizzazione della violenza impone una riflessione seria sulle responsabilità condivise di famiglia, scuola, istituzioni e comunità". La sola risposta repressiva "non è sufficiente se non viene accompagnata da un progetto educativo" davvero efficace.
Il Coordinamento rivolge quindi un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, "affinché la prevenzione della violenza giovanile diventi una priorità strategica delle politiche scolastiche nazionali", con investimenti mirati "sull’educazione civica come autentico percorso di formazione alla responsabilità, su figure psicopedagogiche negli istituti scolastici e sul sostegno alla formazione dei docenti sulla prevenzione del disagio adolescenziale".
"Ogni volta che un adolescente entra in un luogo di lavoro con un coltello in mano, non è soltanto una farmacia a essere rapinata: è la fiducia della comunità nelle proprie capacità educative a subire un colpo profondo – chiosa –. La sicurezza non si difende soltanto con l’efficacia delle indagini o con la severità delle misure cautelari: si costruisce ogni giorno, nelle aule scolastiche, nelle famiglie e nei luoghi di aggregazione. Rinunciare a questo investimento significherebbe accettare che la cronaca continui a raccontare adolescenti che vedono nel reato un’opportunità e non un fallimento. È una prospettiva che il nostro Paese non può permettersi".
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