
Il cambio dei consumi ha colpito soprattutto i punti vendita tradizionali. Crescono discount e farmacie

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Sempre meno negozi, soprattutto nel centro storico, eppure il commercio resta un settore trainante con un peso specifico fondamentale per gli equilibri cittadini. È il messaggio emerso dal primo rapporto annuale sull’evoluzione del commercio cittadino tra il 2018 e il 2025, elaborato da Ascom-Confcommercio su dati di Unioncamere, presentato dal presidente dell’associazione Andrea Zocca e dal direttore Alberto Zattini.
I numeri fotografano una trasformazione profonda. In sette anni gli esercizi al dettaglio sono passati da circa 1.420 a 1.235, con una flessione del 13%. Parallelamente, le vetrine inattive hanno superato quota 500 in tutto il territorio comunale, di cui circa 170-180 concentrate nel solo centro storico, tra piazza Saffi e i corsi (della Repubblica, Diaz, Garibaldi e Mazzini). È qui che la desertificazione commerciale mostra i segni più evidenti: il tasso di chiusura delle attività tradizionali supera il 18%. "Il commercio non è un settore tra gli altri, ma una vera e propria infrastruttura economica e sociale del Paese – afferma il presidente Zocca –. Il grande problema della desertificazione commerciale delle città non è soltanto un dato economico: incide sulla qualità della vita delle persone, perché dove c’è il terziario di mercato ci sono vivibilità diffusa, sicurezza e relazioni sociali".
Il rapporto evidenzia come il commercio forlivese abbia reagito alla crisi attraverso una riorganizzazione dell’offerta. A fronte della riduzione dei punti vendita, il numero complessivo degli addetti è diminuito solo dell’1,6%, mentre gli addetti medi per negozio sono passati da 2,9 a 3,4 (+17,2%). Cresce anche il peso delle società di capitali, salite dal 13,8% al 17,5% del totale delle imprese commerciali. A soffrire maggiormente sono stati i piccoli esercizi specializzati: abbigliamento, calzature e accessori hanno perso il 17,2% delle attività; librerie ed edicole il 22,8%; i negozi alimentari specializzati il 17,6%. Ancora più marcata la contrazione del commercio ambulante, che registra un calo del 26,5%, mentre i discount alimentari rappresentano una delle poche categorie in crescita (+11%) insieme a farmacie e parafarmacie (+5%).
Secondo il direttore di Confcommercio Alberto Zattini il rapporto segna anche un cambio di prospettiva: "I dati sono la fotografia di un settore che è profondamente cambiato negli ultimi trent’anni: è vero che migliaia di punti vendita hanno chiuso, ma il commercio è ancora una delle colonne portanti della nostra economia locale. La novità vera è che i consumi oggi sono diversi da trent’anni fa, con un forte spostamento dai beni ai servizi. Saper interpretare e soddisfare le nuove richieste del cliente è oggi la grande sfida".
Una trasformazione che, secondo Confcommercio, non può essere affrontata solo con strumenti urbanistici, ma richiede politiche dedicate alla competitività delle imprese, alla qualità del lavoro e alla tutela del commercio di vicinato. Una sfida che l’associazione di categoria intende affrontare anche con l’elaborazione di nuovi report, "a partire dalla valutazione del contesto e delle tendenze evolutive del mercato".
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