Oltre 16,4 milioni di sistemi Linux potenzialmente esposti: RefluXFS può consentire a un utente locale di ottenere privilegi di root su milioni di sistemi Linux.

Qualys, azienda attiva nelle soluzioni di cybersecurity e compliance, annuncia la scoperta di CVE-2026-64600, una nuova vulnerabilità critica del kernel Linux denominata RefluXFS, identificata dal Qualys Threat Research Unit (TRU). La falla consiste in una race condition nel percorso di copy-on-write (CoW) del file system XFS che può consentire a un utente locale privo di privilegi di ottenere privilegi di root sul sistema.
Secondo le stime di Qualys, oltre 16,4 milioni di sistemi Linux potrebbero essere potenzialmente esposti alla vulnerabilità. Tra gli ambienti interessati figurano installazioni di Red Hat Enterprise Linux (RHEL), Oracle Linux, Amazon Linux e Fedora che utilizzano il file system XFS su versioni del kernel vulnerabili. La falla è presente nel kernel Linux dalla versione 4.11, rilasciata nel 2017. Secondo l’analisi dei ricercatori, l’exploit può essere eseguito anche su sistemi con SELinux in modalità Enforcing, senza generare tracce nei log del kernel e con modifiche che persistono anche dopo il riavvio del sistema.
RefluXFS sfrutta una condizione di competizione nel meccanismo di copy-on-write del file system XFS che consente di sovrascrivere il contenuto di file protetti e ottenere privilegi amministrativi. Data la natura della vulnerabilità, Qualys raccomanda l’installazione tempestiva degli aggiornamenti del kernel messi a disposizione dai vendor e il riavvio dei sistemi interessati, poiché non esistono mitigazioni temporanee affidabili in grado di eliminare il rischio.
Una scoperta resa possibile dalla collaborazione tra ricercatori esperti e AI
La ricerca rappresenta un esempio concreto di come l’intelligenza artificiale possa accelerare le attività di ricerca sulle vulnerabilità quando viene impiegata sotto la guida di esperti.
Nel caso di RefluXFS, infatti, la vulnerabilità non è stata individuata autonomamente dall’intelligenza artificiale, né esclusivamente dai ricercatori di Qualys. Il modello Claude Mythos Preview, utilizzato nell’ambito delle attività di ricerca del Qualys Threat Research Unit, è stato impiegato come supporto al processo di analisi, sempre sotto la supervisione continua del team.
Guidato dai ricercatori, il modello ha contribuito a individuare una race condition con caratteristiche simili alla storica vulnerabilità Dirty COW, nascosta nel percorso di gestione della memoria del file system XFS. Durante l’attività sono stati necessari numerosi affinamenti e reindirizzamenti dell’analisi da parte degli esperti, a dimostrazione del fatto che il risultato è stato possibile grazie alla combinazione tra competenze umane e capacità di analisi offerte dall’intelligenza artificiale.
Come sottolinea Saeed Abbasi, Head of Threat Research Unit (TRU), Director of Product, Qualys: “Il valore della scoperta non risiede nella capacità dell’AI di trovare vulnerabilità in autonomia, ma nel fatto che modelli di frontiera, se utilizzati con metodo e supervisione, possono accelerare significativamente la ricerca difensiva, consentendo di identificare e correggere vulnerabilità critiche prima che vengano sfruttate da attori malevoli”.
Per supportare le organizzazioni nell’identificazione dei sistemi esposti, Qualys ha inoltre reso disponibili specifici controlli di rilevamento all’interno della propria piattaforma, consentendo di individuare rapidamente gli host vulnerabili e definire le priorità di remediation.
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Redazione LineaEDP
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