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Regate, a Nisida sbarca anche il team degli Usa: «Arrivati tutti gli AC40»

September 4, 2026

«Questa mattina il team americano è arrivato a Napoli, a Nisida, in vista della prima regata preliminare verso l’America’s Cup. È un momento importante, storico. Grazie al Governo italiano, a Sport e Salute e a tutti i soggetti istituzionali coinvolti, stiamo raggiungendo gli obiettivi prefissati». Quando Diego Nepi Molineris, ad di Sport e Salute, soggetto attuatore per il Governo dei lavori dell’America’s Cup, pronuncia queste parole nel vertice in Prefettura, la chiatta che porta i container e l’AC40 di American Racing Challenger Team Usa ha appena doppiato Porto Paone e ha attraccato alla base di Nisida per depositare il suo prezioso carico: la sfida americana all’America’s Cup.

Non si tratta più di fogli firmati, intenzioni, sorrisi e pacche sulla spalla. Sono gli Stati Uniti che scendono in campo. Quegli stessi Stati Uniti che hanno cominciato a soffiare forte sulle vele di Team Usa grazie all’accordo tra i circoli e la federazione a stelle e strisce per sostenere il team americano in ogni angolo del Paese. La partnership si concentra sulla creazione di un programma nazionale di coinvolgimento dei fan che offre a yacht club, velisti e appassionati di vela modi concreti per entrare in contatto con ARC Team USA e sostenerlo. E queste cose negli Usa le sanno fare davvero molto bene. I container portano ancora il marchio di American Magic, il team che ha ceduto materiali e barche alla squadra dell’imprenditore ceco Karel Komarek, che finanzia la campagna. Ma l’orgoglio è tutto a stelle e strisce.

Il dirigente 

Il ceo di ARC Team USA è Ken Read, timoniere di due Stars & Stripes di Dennis Conner nella Coppa America (2000 e 2003), e prima stratega e allenatore di Young America, partecipante alla Coppa America nel 1995. Napoli nel suo cuore. Uno dei primi Mondiali che ha vinto è stato il Team Racing World Championship, a Capri nel 1985, su un J24. Poi è arrivato a Sorrento per gli Europei Maxi, con la Tre Golfi. «Conosco bene la zona e ho sempre apprezzato il tempo trascorso lì, soprattutto due anni fa, quando abbiamo vinto l’Europeo Maxi nella categoria dei 100 piedi con V, a Sorrento», racconta. Ma la Coppa è la Coppa: «Napoli vivrà un evento straordinario e invito tutti a seguirlo. Sarà un momento fantastico e oggi abbiamo posato la prima pietra». Non c’è tempo da perdere. «Una delle caratteristiche peculiari di questo ciclo di America’s Cup - dice - è proprio il poco tempo che i team riescono effettivamente a trascorrere insieme in acqua in un contesto agonistico. Ecco perché opportunità come la regata preliminare hanno un valore così importante. Ci permettono di schierare quattro dei nostri cinque velisti dell’AC75 sulla stessa barca, sottoponendoli alla vera pressione di una regata, e di vedere come riusciamo a lavorare come squadra. Finché impariamo, miglioriamo e facciamo progressi ogni volta che scendiamo in acqua, sarò soddisfatto».

La strategia

Il lavoro del team procede alacremente: «Abbiamo trascorso l’estate valutando i talenti all’interno dei nostri programmi Senior, Youth e Women’s e siamo davvero soddisfatti dei risultati raggiunti finora. Abbiamo già annunciato la nostra prima formazione dell’AC75, che comprende cinque velisti senior e una velista senior, e prevediamo di aggiungere uno o due velisti man mano che la campagna entrerà nel vivo. Per quanto riguarda i nostri team Youth e Women’s America’s Cup, il processo di selezione è ancora in corso».

 Con le regate preliminari si fa sul serio: «L’allenamento può portarti solo fino a un certo punto. Tutto cambia quando parte il conto alla rovescia e il colpo di cannone dà il via alla regata: è allora che ti trovi davvero a competere contro un altro team. È in quel momento che inizi a capire veramente quali sono i tuoi punti di forza, dove devi migliorare e come il gruppo reagisce sotto pressione. Ecco perché questa regata rappresenta un passo così importante nella nostra campagna e sono curioso ed emozionato come chiunque altro di vedere come si comporterà il team».

 Non si poteva immaginare una Coppa senza americani: «Da bambino sono cresciuto sulla baia, con la barca a vela di famiglia lunga 30 piedi, e guardavo le regate dei 12 Metri al largo di Newport. L’America’s Cup e la sua storia sono tra i miei primi ricordi. Non si chiama “America’s Cup” per caso: sarebbe stato davvero un peccato non avere un team statunitense».