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Ribaltone Agnelli, la Corte Ue: serve un giudice che abbia il potere di annullare le sanzioni

July 17, 2026

L'ultimo dei Mohicani, il dirigente che ha preferito tentare di erodere un sistema granitico con la punta del diritto anziché patteggiare e chiudere una volta per tutte i contenziosi con i tribunali sportivi, alla fine ha aperto una crepa nel muro. Partendo dal caso di Andrea Agnelli, fermato per 2 anni dalla giustizia sportiva a causa delle cosiddette plusvalenze fittizie, la Corte Ue ieri ha emesso un verdetto potenzialmente rivoluzionario: è stato infatti stabilito che le sanzioni disciplinari devono poter essere sottoposte a un "controllo giurisdizionale conforme al diritto dell’Unione"; in altri termini, che chi subisce una squalifica in ambito sportivo deve poter accedere a un giudice dotato del potere di annullare la sanzione e, ove necessario, di adottare misure cautelari. Un giudice al di fuori del mondo dello sport? Possibile. In seno al governo si ragiona da tempo sulla possibilità di attribuire a un ramo della procura della Repubblica questo tipo di attività connesse al mondo dello sport. Questo giudice dovrà essere indipendente, precostituito per legge e garantire un controllo effettivo sugli atti. Tutto quello che il Tar del Lazio, che aveva adito la Corte Ue, oggi non può fare, potendosi solo limitare agli eventuali risarcimenti. La giustizia sportiva però non è stata ribaltata come molti temevano. L’articolo 4 (lealtà, probità e correttezza, i pilastri che condannarono la Juve e i suoi dirigenti) è stato salvato e se vogliamo rafforzato e c’è persino chi ritiene che il giudice terzo e indipendente possa essere individuato nel Collegio di Garanzia presso il Coni, che però oggi non è un giudice di merito ma di legittimità. In qualsiasi caso, in Lussemburgo un precedente lo hanno creato. Del resto, sono abituati a rivoluzionare il calcio: nel 2023 misero l’Uefa con le spalle al muro parlando di abuso di posizione dominante sull’organizzazione dei tornei (caso Superlega) e più di 30 anni fa con la sentenza Bosman rivoluzionarono i rapporti di lavoro aprendo le frontiere.

Riforme

I giudici europei hanno aggiunto che una sanzione che vieti l’esercizio di un’attività professionale in tutti gli stati membri «lede le libertà di circolazione dei dirigenti interessati». A meno che non persegua «un obiettivo legittimo di interesse generale» e sia "proporzionata". Il Tar del Lazio ora potrebbe confermare i verdetti di Agnelli e Arrivabene (anche se le squalifiche sono già scontate) oppure annullarli e in questo modo cambiare una volta per tutte il corso della storia. La sentenza assume particolare rilievo alla luce della riforma avviata dal Coni su impulso del governo. Si è partiti dal rafforzamento della procura generale e dalla clausola di gradimento dell’Esecutivo sulle nomine e probabilmente si arriverà a un intervento più deciso sulle procure federali e sul potere (di scelta) dei presidenti. Nel frattempo, sempre ieri è stato approvato l’emendamento Bicchielli (Forza Italia), fortemente voluto anche da Enrico Costa, al decreto sport: magistrati ordinari, amministrativi, tributari, militari e contabili non possono più far parte degli organi di giustizia delle federazioni a cui sono affiliate le società professionistiche (calcio e basket) soggette ai controlli della Commissione per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario. Secondo il governo è un’altra operazione per rendere il sistema credibile: si vogliono infatti evitare commistioni tra giustizia sportiva e amministrativa. Dallo sport la considerano un’invasione di campo.


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