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Riccardo Cocciante, cosa sapere sul docufilm sulla sua vita in tv stas

September 1, 2026

Il mio nome è Riccardo Cocciante, il primo docufilm dedicato alla vita e alla carriera del celebre cantautore italo-francese, torna in tv martedì 1 settembre, in prima serata su Rai 3 a partire dalle 21.15.

Non si tratta di un debutto assoluto: la pellicola era già passata sul grande schermo in alcune sale selezionate a febbraio e aveva poi avuto la sua prima messa in onda su Rai 1 lo scorso 4 marzo, in occasione degli 80 anni di Cocciante.

Il film è prodotto da Daimon Film in collaborazione con Rai Documentari.

Un racconto in prima persona

Al centro di tutto c'è la voce dello stesso protagonista. Il film ripercorre l'intera parabola dell'artista, dagli anni dell'infanzia fino alla lavorazione dei progetti più recenti, fondendo la dimensione privata con quella professionale. È lo stesso Cocciante a guidare lo spettatore attraverso i ricordi, le incertezze, le fatiche degli inizi e le grandi soddisfazioni, restituendo il profilo di un uomo la cui esistenza è da sempre intrecciata alla musica. A dare corpo a questo viaggio contribuiscono fotografie personali mai mostrate prima e materiali d'archivio, che raccontano il Maestro da giovane e ricostruiscono il contesto familiare in cui è cresciuto. La vera novità, però, è tecnica: per la prima volta le elaborazioni grafiche sono arricchite da contenuti generati con l'intelligenza artificiale, pensati per impreziosire proprio i repertori giovanili, dove le immagini d'epoca scarseggiano.

Le voci dei colleghi

Il ritratto non è affidato soltanto al racconto del diretto interessato. Ad alternarsi sullo schermo ci sono numerose personalità che, in momenti diversi, hanno incrociato il percorso umano e artistico di Cocciante. Tra le testimonianze raccolte figurano quelle di Laura Pausini, Gianna Nannini, Elodie, Achille Lauro, Mogol e Fiorella Mannoia. Le loro parole aiutano a mettere a fuoco non solo il personaggio pubblico, ma anche il compositore e l'uomo dietro una carriera lunga decenni. Dietro la macchina da presa c'è Stefano Salvati, uno dei nomi più riconosciuti nel campo del videoclip musicale, con all'attivo collaborazioni internazionali di grande peso, da Sting agli Aerosmith, passando per numerosi big della canzone italiana.

Dagli esordi a Notre-Dame de Paris

La storia raccontata dal film parte da lontano, dalla nascita a Saigon, e attraversa le difficoltà dei primi anni in Italia prima dell'affermazione. Nel percorso trovano spazio i brani che hanno segnato la memoria collettiva, come Margherita o Vivi la tua vita, quest'ultima scritta con Mogol per il figlio appena nato. Il capitolo più celebre resta però quello che nel 1998 ha proiettato Cocciante su una dimensione internazionale: l'opera musicale tratta dal capolavoro di Victor , con i testi firmati da Luc Plamondon nella versione francese. Fu un trionfo che superò ogni previsione, a partire dal tutto esaurito del debutto al Palais des Congrès di Parigi, con vendite record dei relativi album. A quel successo sono seguiti altri titoli per il teatro musicale, da Le Petit Prince a Giulietta e Romeo.

Fede, umiltà e "gli ultimi"

Uno degli aspetti più intimi che emergono nel racconto riguarda il rapporto tra la sua arte e la spiritualità, un tema che l'artista ha affrontato apertamente parlando proprio dell'opera ispirata a Hugo. "Ho trovato Dio nei dubbi di Esmeralda. Cristo mi ha insegnato l'umiltà", ha dichiarato il Maestro, riflettendo sul senso profondo dei suoi personaggi. Un pensiero che si lega alla sua lettura dei protagonisti di quella storia, esclusi e discriminati per la loro diversità eppure, ai suoi occhi, migliori di tutti gli altri: "Sono migliori perché sono gli ultimi. Non è forse questo ciò che diceva anche Gesù?". Una chiave di lettura che restituisce, oltre al musicista, anche la sensibilità dell'uomo, e che il docufilm sceglie di mettere in primo piano.

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