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Ridley Scott apocalittico: “Siamo schiavi del profitto e distruggiamo il pianeta. Catastrofi fantascientifiche? Succedeno già”

August 21, 2026
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Il regista presenta il nuovo film “The Dog Stars“, nelle sale dal 26 agosto. Il protagonista Jacob Elordi: “Abbiamo girato in Italia, impossibile dimenticare Fellini”. Nel cast anche Margaret Qualley, Guy Pearce e Josh Brolin

Ridley Scott con Jacob Elordi alla prima di 'The Dog Stars' a Londra (Epa)

Ridley Scott con Jacob Elordi alla prima di 'The Dog Stars' a Londra (Epa)

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Ridley Scott, Guy Pearce, Josh Brolin, Jacob Elordi. Tre generazioni di Hollywood nella stessa stanza. L’occasione è per parlare di The Dog Stars – Le stelle dopo la fine, thriller ambientato in un mondo post-apocalittico tratto dal bestseller del 2012 di Peter Heller Le stelle del cane (Bompiani), nelle nostre sale dal 26 agosto. Ma niente invasioni aliene, disastri nucleari o rivolte tecnologiche. Ambientato nel 2035, il film racconta di un mondo alle prese con le conseguenze di un’epidemia influenzale che ha decimato la maggior parte della popolazione mondiale. Una storia pensata da Heller prima del Covid, ma che racconta una realtà che in parte abbiamo conosciuto e che potremmo sperimentare di nuovo.

Jacob Elordi protagonista di 'The Dog Stars'

Jacob Elordi protagonista di 'The Dog Stars'

“È dietro l’angolo. La gente non guarda i telegiornali, mentre io sono un maniaco delle notizie”, confida Scott, 89 anni il 30 novembre. “Molto di quello che raccontiamo nel film sta già accadendo, ma abbiamo tutti i paraocchi sul cambiamento climatico, sulla calamità e il caos di certi territori del mondo perché viviamo in un’epoca improntata solo al profitto”. “Sebbene l’ambientazione del nostro film sia molto più estrema, non sembra così lontana”, gli fa eco Pearce.

Margaret Qualley alla prima di 'The Dog Stars' a Londra (Epa)

Margaret Qualley alla prima di 'The Dog Stars' a Londra (Epa)

In un quadro così complesso e desolante, però, il regista di Blade Runner, Il gladiatore, Thelma e Louise e la saga di Alien – solo per citare alcuni dei suoi più grandi successi – non rinuncia a una punta di humour. “A meno che tu non stia facendo Macbeth, devi sempre cercare di trovare un elemento di umorismo”, sottolinea Scott. “Il film parla di sopravvivenza, ma ho cercato di raccontare attraverso l’intrattenimento a cosa può portare il comportamento umano. Senza essere troppo cupo – continua – per non essere distrutto come con Blade Runner. Ho ancora incorniciata nel mio ufficio la stroncatura di quattro pagine del New Yorker di Pauline Kael (ride, ndr)”.

Tra le star del film – che annovera nel cast anche Margaret Qualley – c’è Jacob Elordi, 29 anni, lanciato dalla serie tv Euphoria, candidato all’Oscar 2026 per il Frankenstein di Del Toro e superstar nel tanto discusso remake di Cime tempestose. Elordi è il protagonista, nei panni di un ex pilota civile. “Ridley Scott è un pioniere del cinema moderno. È come se iniettasse direttamente in vena il processo di ripresa. Nulla che abbia mai visto prima”, afferma Jacob.

Un aspetto – la maestria del cineasta – sul quale concorda anche Josh Brolin, che nel film è un veterano di guerra: “Non c’è nessuno bravo come Scott nel rendere le cose dinamiche. Quando ti adagi, prendi quello che io chiamo uno “schiaffo alla Ridley“”. Intanto Elordi ha sfilato sul red carpet della prima londinese con uno dei tre cani che lo hanno accompagnato sul set interpretando Jasper, l’inseparabile Blue Heeler del suo personaggio. Incalzato da un giornalista circa le audizioni in corso proprio a Londra per trovare il nuovo James Bond, Elordi ha glissato con un sorriso: “Sono qui in vacanza”.

Josh Brolin alla prima di 'The Dog Stars' a Londra (Epa)

Josh Brolin alla prima di 'The Dog Stars' a Londra (Epa)

Girato tra il Friuli, le Prealpi, l’Abruzzo, la campagna romana e gli studi di Cinecittà, The Dog Stars è stata per l’attore anche l’occasione di confrontarsi con la nostra storia cinematografica. “È impossibile dimenticarne l’importanza quando giri in Italia”, riflette il giovane divo. “Per tutta la troupe quel lavoro è stato tramandato di generazione in generazione. A Cinecittà ci sono ancora le scenografie di Fellini e i teatri di posa in cui ha girato i suoi film. È una storia ricca ed è ovunque”.

Sul nostro cinema e sul regista de La dolce vita anche Ridley Scott ha detto la sua. “I film italiani e francesi sono stati la mia scuola più di quelli hollywoodiani. Una tradizione che l’Italia ha perso, ma se ne sono resi conto e le cose stanno migliorando”, afferma. “Anni fa incontrai Fellini. Mi portò, molto orgoglioso, a vedere un suo set. Indossava un trench e una sciarpa. Era sempre molto elegante. Non lo dimenticherò mai”.

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