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Rifiuti, cambia tutto: il porta a porta non sarà più per tutti

August 7, 2026

Verso un misto tra il porta a porta e la raccolta stradale: le linee guida del nuovo bando decennale dei rifiuti sono state presentate ieri nel corso della commissione Ambiente. A dare i dettagli, nella riunione che si è svolta presso la sala Mario Marino Guadalupi, sono stati il sindaco, Giuseppe Marchionna, l’assessore ed il dirigente al ramo (rispettivamente Livia Antonucci ed Angela Bomba) ed il presidente dell’organo consiliare, Roberto Quarta. L’idea di fondo, secondo quanto è stato ribadito anche dal primo cittadino, è di arrivare alla gara entro la fine dell’anno: si tratta di un appalto che consentirà la programmazione a Brindisi su più anni e che ha un valore complessivo di 300 milioni di euro.

Il tema

Sarà comunque trattato, anche per quel che riguarda il nuovo piano industriale, proprio in commissione Ambiente nelle sedute dei prossimi mesi. In ogni caso, la scelta di questa tipologia di raccolta è stata fatta sulla base dello studio di alcuni professionisti che negli ultimi mesi hanno lavorato per individuare lo scenario migliore. 
Nello specifico, su tre quartieri è stata individuata una soluzione che mette assieme il porta a porta e la raccolta stradale, ovvero Centro, Cappuccini e Commenda: in quest’ultimo caso, i cassonetti saranno posizionati nella zona tra viale Aldo Moro e strada per Patri. Si continuerà a tenere solo il porta a porta, invece, nei quartieri a minore densità abitativa, come Perrino, Casale, Sant’Angelo, La Rosa, Tuturano, oltre che nella zona extraurbana e nella zona industriale. Scenario completamente opposto per quel che riguarda le zone con maggiore densità, per cui ci sarà solo la raccolta stradale: i quartieri interessati saranno Sant’Elia, Paradiso, Bozzano, Minnuta, Santa Chiara e Materdomini. 
Il modello scelto comporta una serie di vantaggi sul piano dell’adattabilità e della sostenibilità gestionale ma al tempo stesso individua alcune criticità di cui si dovrà tenere conto, come ad esempio il rischio di abbandoni nelle fasi iniziali. Non solo: il documento presentato fissa una serie di obiettivi, come il raggiungimento del 65 per cento della raccolta differenziata in tre anni. In più, si mira ad una serie di traguardi in linea con le prescrizioni regionali: su tutte, spicca la necessità di essere autosufficienti a livello di impiantistica. Il modello presentato, tra le altre cose, tiene conto non solo dei residenti ma anche dei lavoratori che ogni giorno arrivano da fuori città, oltre ai flussi turistici.

L'assessore

«Il modello che più ci ha colpito e che riteniamo sia migliore – è il commento di Antonucci a margine della seduta – riguarda sia il porta a porta che la raccolta stradale. Ci sarà quindi una raccolta mista che interesserà per alcune vie il porta a porta, mentre per altre, entro un raggio di 150 metri, ci saranno i bidoni stradali. Lo studio ha evidenziato che il porta a porta non è efficace in tutta la città, perché le pattumelle a volte sono scomode per una serie di ragioni anche igienico-sanitarie. Poi c'è sicuramente una parte di utenza poco attenta a differenziare: ci sono molti motivi per cui la raccolta differenziata non decolla, anche se dal 2024 al 2025 abbiamo comunque registrato un incremento di oltre 10 punti percentuali».
Quarta, però, continua a richiamare l’attenzione sui controlli e fa riferimento ad un dato dello studio, quello del “benchmark” (il paragone con realtà territoriali simili) rispetto a determinate categorie di rifiuto. «Sul vetro abbiamo il 98 percento in meno in confronto ad altre realtà. Inoltre, registriamo un 46,6 percento di organico in meno: vuol dire che tutto ciò che è pesante finisce nell'indifferenziata, con un costo di 230 euro a tonnellata per lo smaltimento». Da qui, la necessità di misure di contrasto: «Se non ci sono i controlli, soprattutto sul conferimento capillare da parte di tutti, e se non si scovano gli evasori, non andremo da nessuna parte». Nel corso della commissione sono poi emerse altre tematiche: Marchionna, ad esempio, ha insistito sulla necessità di migliorare la raccolta dell’organico, che ritiene finisca troppo spesso nell’indifferenziato, mentre Diego Rachiero (Attiva Brindisi) ha posto il problema dell’uso dei sacchetti neri, che impedisce agli operatori di verificare il corretto conferimento dei rifiuti.