BELLUNO - «A causa della mancanza d’acqua, dal 13 luglio i servizi igienici a uso pubblico sono temporaneamente chiusi. Il rifugio rimane regolarmente aperto e operativo, ma il servizio bagni non è al momento disponibile. Ci scusiamo per il disagio e ringraziamo per la comprensione». È quanto comunica il rifugio Vandelli sul Sorapiss, ma non è l’unico caso. Da Cortina ad Alleghe passando per Zoldo: tutta la montagna dolomitica vede i rifugi in profonda crisi idrica. Sorgenti ormai al lumicino, laghetti prosciugati e scorte quasi esaurite. Si vive alla giornata ovunque, sperando in precipitazioni consistenti dal cielo, che per il momento sembrano però non arrivare. «Le sorgenti che alimentano il rifugio si sono esaurite già da alcuni giorni» spiega il titolare del Vandelli Emilio Pais Bianco. «Di conseguenza, le nostre riserve idriche non sono più sufficienti a garantire i servizi. La cisterna viene riempita dall’elicottero che fa circa 15 viaggi a settimana: la poca acqua disponibile la teniamo per chi dorme, per la cucina e per alimentare il rifugio. Sono trent’anni che sono qua e non ho mai visto una cosa del genere. Abbiamo il rifugio pieno fino a fine stagione, ma a mezzogiorno teniamo chiusi i bagni. Poi dobbiamo andare fuori a pulire dove sporcano; già prima lo facevano e adesso ancora di più».
IN ZOLDO
Nello Zoldano la situazione non è migliore. Marco Bergamo è gestore del rifugio Sommariva al Pramperet e spiega la situazione: «L’acqua ancora c’è ma siamo al limite. Il problema è che abbiamo solo 4mila litri di stoccaggio, e avendone altrettanti di consumo al giorno se mi lasciano un rubinetto aperto di notte sono guai perché sarei costretto a chiudere bagni o docce il giorno successivo, privando dei servizi anche coloro che fanno l’Alta Via numero 1 e che magari arrivano qui disidratati. Siamo pieni tutte le sere, con prenotazioni fino al 20 settembre, e da qui in avanti ci saranno anche gli italiani che salgono per l’ora di pranzo. Ci tocca vivere alla giornata, eppure questa era la zona che in passato era definita fra le più piovose dell’intera provincia di Belluno». Anche al Sommariva ci sarebbe l’opzione elicottero, ma Bergamo in questo caso lancia l’appello: «Siamo nel territorio del Parco e dovrei ragionare con tale ente perché per i sorvoli servono le autorizzazioni. Il problema è comune anche ad altri e dovremmo ragionare in maniera globale, parlando con il Cai, con i Comuni perché il trasporto acqua avrebbe dei costi insostenibili».
IN AGORDINO
Al rifugio Tissi all'ombra del Civetta l’acqua è già razionata da giorni. Anche qui il gestore allarga le braccia. «Sono due settimane che chiudo le docce e i bagni li mettiamo a disposizione solo per le urgenze» spiega Valter Bellenzier. «Prendiamo solitamente l’acqua da un nevaio, che però già da giorni non ne ha più, e quindi attingiamo da una scorta di 100 metri cubi in cisterna, ma consumiamo circa 3mila litri al giorno. Se non piove entro 20 giorni, saremo senza acqua e ho già informato il Cai chiedendo di darci una mano, altrimenti dovrò chiudere. Lo scorso anno mi ero informato per prelevare l’acqua dal vicino lago Coldai ma non si può fare perché è del demanio».
IN CADORE
A Vodo i gestori del rifugio Talamini fanno scorte in inverno. «L’acqua la stiamo dosando perché è calata - spiega Michaela Del Favero - anche perché dobbiamo darla pure ai cavalli per abbeverarli. D’inverno riempio le cisterne e quest’anno ho comprato una pompa a batteria, ho installato i tubi per l’approvvigionamento per l’estate». Una situazione difficile per tutti, e se si attendono le piogge, serve comunque uno scatto di consapevolezza anche da parte dell’utente della montagna, sulle buone pratiche sull'uso dell'acqua, e di riflesso anche per l’ambiente. «La situazione quassù va male» spiega il gestore del rifugio Scarpa ai piedi dell’Agner (Voltago Agordino) Alessandro Marinello. «Abbiamo dovuto già chiudere i bagni al piano terra, tenendoli comunque in funzione per le emergenze, mentre riusciamo a tenere aperti quelli al piano superiore per chi dorme. Bisogna capire che per ogni sciacquone si consumano circa 40 litri, ed è necessario ridurre i consumi inutili, soprattutto in questa stagione. Sull’Agner non c’è più neve già da fine maggio. Vicino al rifugio abbiamo una zona paludosa con un prelievo da superficie, con l’acqua che scorre fino a una cisterna d’accumulo. Ma visto che non piove c’è poco da fare. Manca più di un mese di neve e quindi di scorta d’acqua. È necessario creare una sensibilità perché ce lo dicono i cambiamenti climatici, e non sarà certo l’unica stagione in queste condizioni. Gli apporti d’acqua si stanno abbassando e quindi bisogna imparare a fare economia. Se non sono in funzione i bagni in rifugio e quindi i propri bisogni si fanno nel bosco, i fazzoletti portateli a casa perché è vero che si degradano in un periodo fra 2 ai 6 mesi, ma se non piove il periodo è molto più lungo».