Inter News
25 Luglio 2026 · 14:01
Il preparatore di Inzaghi parla di ritiri e gruppo
Giulia Andreotti
Fabio Ripert, storico preparatore atletico di Simone Inzaghi con cui ha conquistato 10 trofei, ha rilasciato un’intervista a Sportweek dall’Austria, dove sta preparando l’Al-Hilal in vista della nuova stagione. Il quotidiano ha dedicato un reportage ai ritiri estivi, chiedendo a Ripert dove sia preferibile svolgerli: in montagna secondo la tradizione o nei centri sportivi delle squadre.
«Bisogna sfatare un luogo comune: due settimane in montagna, dove la temperatura è più bassa e magari c’è vento, non aggiungono nulla sulla tenuta fisica», ha spiegato il preparatore. «Per ottenere risultati di spessore, assimilabili a una preparazione dove la corsa e il fiato facciano davvero la differenza, bisognerebbe andare in posti oltre i 1.500 metri e rimanerci almeno un mese e mezzo. Andare in montagna, o in generale in un posto diverso dalla sede, ti aiuta a staccare mentalmente, a rilassarti, a fare gruppo la sera giocando a carte o a biliardo».
Ripert ha ammesso che i calciatori preferiscono lavorare nelle strutture a loro familiari. «In sede hai tutto ciò che usi durante l’anno. Quando vai fuori ti devi invece adattare al centro che trovi. Inoltre, i calciatori hanno la possibilità di tornare a casa e stare in famiglia», ha aggiunto. «Il vecchio ritiro, quello di settimane di isolamento, è finito. La mentalità è cambiata. Se la montagna spezza la routine, il ritiro nel centro sportivo ti aiuta a stare più vicino alla famiglia. La differenza è tutta mentale, perché se parliamo di performance cambia davvero poco».
Il metodo di lavoro adottato con Inzaghi è sempre stato improntato alla moderazione: «Abbiamo sempre avuto un approccio più soft, senza forzare troppo coi carichi di lavoro e senza sfiancare i giocatori con sedute massacranti. Dobbiamo portarli tutti e 25 ad essere al cento per cento per la prima di campionato».
Il preparatore ha poi rivelato un ricordo personale legato all’Inter. «Nell’estate 2023 con l’Inter andammo in tournée in Giappone per una settimana, tra Tokyo e Osaka. A fine anno vincemmo lo Scudetto della seconda stella. Sono convinto tuttora che la magia di quell’annata si creò proprio là, costruendo rapporti coi giocatori, parlando tra di noi, giocando a carte, scherzando, ridendo. Ed eravamo a diecimila chilometri da casa», ha raccontato. «Ricordo che chiacchieravamo di vita, non di calcio, parlando delle nostre famiglie. Si creò un’alchimia pazzesca».
Ripert ha citato anche un altro esempio risalente al 2014, quando con la Primavera della Lazio andò a Corato, in Puglia, a una ventina di minuti dal mare. «Anche là fu un trionfo: a fine stagione vincemmo la Coppa Italia Primavera in finale contro la Roma, all’Olimpico», ha ricordato. «Non esiste una ricetta vincente, ma solo un pensiero soggettivo. Con Inzaghi le abbiamo provate tutte, ma ci siamo trovati bene in ogni circostanza».
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