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Roberta Repetto, parla la sorella Rita: "Non voleva morire, serve una legge sulla manipolazione mentale"

September 18, 2026

Il 9 ottobre 2020 Roberta Repetto muore all'ospedale San Martino di Genova a causa di diffuse metastasi. Due anni prima, all'interno del centro olistico Anidra di Borzonasca, le era stato asportato un neo sanguinante senza che venisse eseguito un esame istologico. Da successivi accertamenti sarebbe emerso che quel neo era un melanoma, ma era ormai troppo tardi. L'iter giudiziario che ne è scaturito è stato lungo e complesso. Tag24 ne ha parlato con Rita Repetto, sorella di Roberta e fondatrice dell'associazione "La Pulce nell'Orecchio", in prima linea nella prevenzione della manipolazione mentale. 

Roberta Repetto e l'avvicinamento al centro Anidra

Roberta, racconta sua sorella Rita, "era una ragazza brillante, bella, intelligente, ricca di talenti e interessi". Una persona "molto attiva, ma allo stesso tempo fragile, come tutti noi". Nel gennaio 2008 si avvicina al centro per affrontare alcuni problemi di coppia con l'allora fidanzato, su consiglio di un amico.

Per Rita, è la condizione di vulnerabilità in cui si trova in quel momento a renderla esposta. "Inizia a frequentare seminari a pagamento - da indagini della Guardia di Finanza sarebbe poi emerso che avrebbe donato al centro circa 120mila euro - finendo per trascorrere con loro ogni momento libero: vacanze, compleanni". 

Parallelamente, iniziano ad allentarsi i rapporti con gli amici e i familiari. "Il primo campanello d'allarme è l'allontanamento dagli affetti, spiega la sorella. "Lei ha subito tagliato i ponti con i vecchi amici. Con noi familiari non ha mai interrotto del tutto i rapporti perché lavorava con mio papà, quindi bene o male la vedevamo. Però, per esempio, ha iniziato a essere meno presente con i miei figli, i suoi nipoti". 

Il neo rimosso e la lunga battaglia giudiziaria

La svolta arriva dieci anni dopo, nell'ottobre del 2018, quando a Roberta viene tolto un neo sanguinante "sul tavolo della cucina del centro, alla presenza del guru". L'intervento, ripercorre Rita, avviene "senza anestesia" e senza che venga disposto, successivamente, un esame istologico.

"La Procura di Genova e le perizie dell'accusa hanno definito quella realtà una psico-setta. È emerso che Roberta era stata plagiata, arrivando a credere che l'operazione fosse necessaria alla sua evoluzione. Si fidava", racconta ancora Rita. Dopo l'operazione iniziano le difficoltà. 

"Lei da subito avverte dolori lancinanti", spiega la sorella. Quando scrive ai soggetti coinvolti per chiedere aiuto, riceve come indicazione quella di "bere tisane, fare bagni nel fiume e meditare". "Il dolore veniva interpretato come un segnale della risoluzione di un conflitto interiore. Più stava male, più le dicevano che stava andando bene".

Dopo la sua morte viene aperto un procedimento penale. Nel settembre 2022, in primo grado, sia il medico del centro che il guru vengono condannati per omicidio colposo, mentre la psicologa - presente al momento dell'asportazione - viene assolta. In appello lo scenario cambia: il guru viene assolto e il medico resta l'unico condannato. 

Il passaggio in Cassazione conferma l'assoluzione del guru e dispone un nuovo processo per il medico, conclusosi nell'aprile 2025 con l'assoluzione "perché il fatto non sussiste". Verdetto di fronte al quale la Procura decide di fermarsi. La famiglia di Roberta, invece, presenta ricorso. Nel gennaio 2026, i giudici riconoscono sul piano civile la responsabilità medica.

"Mia sorella non voleva morire": parla Rita Repetto

Per Rita, il nodo resta legato alla possibilità che Roberta potesse salvarsi se il melanoma fosse stato intercettato in tempo. "Come si può pensare che di fronte a una diagnosi avrebbe scelto la morte?", accusa nell'intervista. "Mia sorella non voleva morire. Nessuno l'ha mai messa di fronte alla realtà dei fatti". 

Dal dolore della sua perdita è nata l'associazione "La Pulce nell'Orecchio", che offre sostegno ai familiari di persone vittime di contesti abusanti e ai "fuoriusciti dalle sette". "Riceviamo tantissime segnalazioni, una quasi ogni giorno", racconta Rita. Tra i consigli che rivolge alle famiglie c'è soprattutto quello di non giudicare la persona coinvolta.

"Non dobbiamo trattarla come la trattavamo prima, non dobbiamo giudicarla, non dobbiamo mai pronunciare la parola 'setta', mai criticare il 'guru'". Al contrario, spiega, bisogna ascoltare, osservare e avere pazienza. Lei sta portando avanti una battaglia precisa: "Vorrei una legge che tuteli le vittime di manipolazione mentale", dice.

A marzo è stata ascoltata in Commissione Giustizia al Senato. Intanto, nelle scuole, continua a parlare di prevenzione. "Se notate i segnali di cui vi ho parlato in qualcuno che conoscete, potrebbe essere entrato in contatto con un culto distruttivo. Io con mia sorella ho sbagliato mille volte, pensavo che la sua intelligenza fosse una difesa pazzesca, ma mi sbagliavo". 

L'intervista integrale a Rita Repetto è sul canale Youtube di Tag24.