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Roberto Rigoli contro Ranucci e Report, il medico-assessore Beltramello: «Volevano lo coinvolgessi nel caso tamponi rapidi. Dissi di no e sparirono»

September 19, 2026

TREVISO - «Dopo la prima intervista con Report per la prima puntata sul Covid, quella dell'aprile 2021, sono stato ricontattato una seconda volta da Danilo Procaccianti verso fine novembre 2022. Mi disse che stavano pensando di fare un'altra puntata, incentrata questa volta sui tamponi rapidi e sulla vicenda del dottor Roberto Rigoli. Mi chiese se volessi partecipare. Io risposi che, a mio avviso, la questione dei test rapidi in Veneto era diventata una bolla e che la scelta di usarli in quella fase non era di competenza di Rigoli ma del comitato tecnico scientifico per la gestione della pandemia. Ho aggiunto che comunque l'aumento di morti durante la seconda ondata in Veneto, a mio parere, non era legato all'uso di quei test ma all'aver procrastinato l'entrata in zona rossa. Ho precisato anche che conoscevo bene Rigoli, era un amico. E che in quel periodo stava affrontando una situazione di difficoltà. Alla fine non mi hanno più richiamato per la trasmissione».
Sono solo alcuni dei passaggi della testimonianza resa ieri in aula al tribunale di Treviso da Claudio Beltramello, assessore del Pd a Castelfranco (Treviso) e medico specialista igienista.

L'udienza

Il professionista è stato sentito ieri davanti alla giudice Sara Pittinari assieme al noto virologo Giorgio Palù, professore emerito in biologia e microbiologia all'Università di Padova, quale testimone di parte civile nell'ambito del processo per l'accusa di diffamazione che vede seduti al banco degli imputati Sigfrido Ranucci e altri giornalisti di Report (Danilo Procaccianti e Andrea Tornago), oltre alla Rai citata come responsabile civile.
Il procedimento è nato dalla denuncia di Roberto Rigoli (parte civile con l'avvocato Giuseppe Pavan), coordinatore delle microbiologie del Veneto nell'emergenza Covid. Quello che l'accusa contesta ai giornalisti di Report è di aver insinuato nel pubblico il dubbio che la condotta di Rigoli durante l'emergenza Covid avrebbe potuto causare la morte di centinaia di persone. Sotto la lente c'è il servizio "Fin troppo rapidi" andato in onda su Report il 2 gennaio del 2023.

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Le testimonianze

A tal proposito, ha raccontato ieri in aula Beltramello: «Ero rimasto in buoni rapporti con Procaccianti dopo la prima intervista che mi fecero sulla situazione del Covid in Veneto. Mi ricontattò spiegandomi che stavano pensando di fare una seconda puntata sui test rapidi e su Rigoli. All'epoca era già emerso che il dottor Rigoli fosse finito sotto inchiesta».
Si tratta dell'indagine nata dall'esposto del microbiologo Andrea Crisanti che contestava l'affidabilità dei kit acquistati dalla Regione Veneto (Rigoli è stato assolto dal tribunale di Padova nel gennaio 2025). «Non mi dissero che la puntata sarebbe stata incentrata sulla responsabilità di Rigoli - ha precisato Beltramello - ma avevo capito che si sarebbe parlato di lui e dei test rapidi».
«Rigoli - ha poi proseguito a proposito dei tamponi finiti nel mirino - non doveva validare uno strumento che peraltro era già marchiato CE: non spettava a lui dire se funzionassero o meno. Procaccianti mi ribadì che, da giornalista, ci teneva a fare chiarezza sull'aumento di morti in Veneto durante la seconda ondata. Io replicai, come avevo già sostenuto, che per me questo incremento era dovuto all'aver procrastinato l'entrata in zona rossa. Parole che, fra l'altro, non sono state poi apprezzate dall'allora presidente della Regione. Poi precisai di conoscere bene Rigoli e di sapere che non stava attraversando un momento facile. Procaccianti mi rispose che lo capiva e che ne avrebbe tenuto conto ma che loro dovevano, da giornalisti, cercare risposte per l'aumento di morti. Mi disse che stavano ancora valutando se fare o meno la puntata e che, eventualmente, mi avrebbe richiamato. Poi non li ho più sentiti».

Oltre a Beltramello, davanti al giudice è stato ascoltato anche il virologo Palù, all'epoca nel comitato tecnico-scientifico nazionale, che ha sostenuto l'assenza di correlazione tra l'uso dei test rapidi e i decessi: «È vero che nella seconda ondata c'è stata una maggior diffusione del virus, ma dai dati emerge come il Veneto avesse anzi tassi di mortalità inferiori rispetto ad altre regioni. Dal punto di vista scientifico è inaccettabile dire che un test diagnostico abbia un impatto sull'incidenza di un virus». Si torna in aula il 30 ottobre, data per la quale è prevista la presenza di Ranucci in aula.