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Roma, il 16enne che ha ucciso la madre di botte: «Quella sera non volevo dormire con lei». Nessun pentimento, soltanto deliri

September 2, 2026

«Volevo stare lontano, non volevo dormire con lei quella sera». Federico, il nome è di fantasia, indossa una maglietta e un paio di jeans. È un bel ragazzo proprio come i vicini di quel palazzo di Centocelle, a Roma, in cui domenica scorsa si è consumato l'orrore, lo hanno descritto: fisico palestrato, ma non eccessivamente, capelli castani, sguardo intenso. È lucido ma in stato confusionale. Finora sono state stilate tre diverse relazioni, che sembrano confermare problemi di natura psichiatrica tali da rendere incompatibile la presenza del giovane all'interno di una struttura detentiva minorile e da minare la capacità del 16enne di reggere il giudizio. Tre giorni fa a mani nude ha colpito violentemente la madre, che continueremo a chiamare Silvia, 50 anni ancora da compiere, fino a provocarle lesioni tanto gravi che la donna è poi morta al policlinico di Tor Vergata. Lui è stato portato nel Centro di prima accoglienza Virginia Agnelli.

«Volevo starle lontano»

«Dove mi dicono di stare, sto», dice. Non una lacrima. Nessun riferimento a quanto accaduto, nessun pentimento. Sabato sera, ovvero il giorno prima dell'aggressione mortale, il ragazzo ha chiamato la polizia: «Volevo stare lontano da lei, frequenta persone sbagliate». Gli agenti delle volanti intervenuti in quell'appartamento intuiscono che qualcosa non va anche perché il giovane denuncia un fatto grave che tuttavia non trova riscontro, ovvero che la madre lo stesse costringendo a «bere della birra e altri alcolici». Viene dunque portato in ospedale, «ho detto ai medici se potevo dormire li, mi hanno mandato a casa». La notte trascorre e chissà in quale modo. Nel primo pomeriggio la violenza. A tre giorni dall'aggressione mortale Federico è convinto di aver parlato con i suoi amici, con la sua fidanzata. Cosa impossibile perché non ha avuto altre interlocuzioni se non quelle con gli educatori, con gli psicologi e con il suo legale. È come se fosse in atto un "transfer": sa dove si trova ma crede di aver compiuto azioni irrealistiche. Durante il colloquio con il suo avvocato passa da un argomento all'altro senza un apparente filo logico. Cita la sua ragazza - che almeno una vicina ha visto domenica mattina - i suoi pochi amici poi passa alla matematica: «A scuola, (Federico frequenta un liceo Linguistico ndr) mi mettono sempre all'ultimo banco, ma io mi siedo dove dicono loro, mi va bene, la matematica mi piace molto, rispetto a tutti gli altri io sono molto più concentrato». Del giorno della mattanza pare abbia solo il ricordo della polizia: «Mi ha trattato bene, certo, mi volevo stendere in terra, però mi hanno detto che era meglio se restavo in piedi, sono stati gentili gli agenti». È convito che la sera prima, cioè sabato, sia stato portato in ospedale dal compagno della madre ma al pronto soccorso ci è arrivato in ambulanza. «Mamma frequenta persone sbagliate, non mi piacciono gliel'ho detto».

Poi ieri al centro Virginia Agnelli si è presentato un uomo per chiedere di vederlo: è uno dei due zii materni, l'altro fratello della madre è ricoverato da tempo, ma non hanno rapporti da otto anni almeno e la struttura non ha permesso l'incontro.

Le indagini

Quanto accaduto nella Capitale non è solo un matricidio. C'è molto su cui indagare e la Procura minorile vuole andare a fondo. I magistrati vogliono capire quali fossero esattamente le condizioni di questa famiglia senza più un padre, che tipo di relazioni avesse il 16enne anche a scuola, perché di fronte a delle difficoltà, non solo economiche ma anche di salute, a partire dalla malattia affrontata mesi fa dalla donna, mamma e figlio fossero rimasti soli. Gli esami tossicologici hanno dato esito negativo: Federico non aveva assunto droghe prima dell'aggressione. Questa mattina l'interrogatorio di convalida, molto probabilmente il minore si avvarrà della facoltà di non rispondere mentre il suo legale potrebbe chiedere, nelle prossime settimane, un nuovo interrogatorio. «Non vi drogate eh, dovete smettere di spacciare», avrebbe detto Federico a due giovani con i quali condivide la stanza, arrestati per spaccio. Lui che un 45enne pregiudicato per droga l'ha visto entrare e uscire dalla sua casa nei mesi scorsi: «Aveva smesso, erano altre le persone che non mi piacevano».

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