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Roma, lo scempio della ciclabile sull’Appia Antica: «Siamo imbottigliati nel traffico». Deturpati anche i sampietrini

July 18, 2026

«Noi chiediamo rotatorie per evitare incidenti e fluidificare il traffico e invece l'assessore alla Mobilità di Roma Capitale Eugenio Patanè ci "regala" l'ennesima pista ciclabile, addirittura su via Appia Antica». Risveglio amaro per migliaia di romani che anche ieri si sono ritrovati imbottigliati tra l'Appia Pignatelli, l'Appia Antica e via Ardeatina. Il contrasto è netto tra i preziosi sampietrini che raccontano la storia di Roma e quei giganteschi cordoli bianchi che sono comparsi da qualche giorno restringendo ancora di più la via.

«Così il traffico impazzirà - dice Franco Barone, presidente del comitato di quartiere Ardeatino Tor Marancia - come faremo a tornare a casa? All'assessore Patanè abbiamo chiesto da tempo una rotatoria tra vicolo delle Sette Chiese e via Ardeatina, a ridosso delle catacombe di San Callisto, ma le nostre richieste restano inascoltate. A Roma si pensa solo a creare autostrade per le biciclette. Un altro esempio? Via del Caravaggio è diventata una stradina e anche i ciclisti sono costretti a passare su strisce pedonali e passi carrabili». Il risveglio da incubo si deve al Grab, il Grande Raccordo delle bici, il progetto che sta inondando la città, dalla Casilina al Flaminio, di ciclovie che stravolgono la viabilità di una città già difficile dal punto di vista del traffico.

Le proteste

Nel progetto che vede l'Appia Antica entrare a gamba testa nella mappa del Grab, si parla del collegamento che «parte idealmente dal Colosseo e dall'Arco di Costantino e giunge fino a via dell'Almone». Il primo lotto ha visto la realizzazione (non ancora completata) della pista su via dell'Almone (accanto al Parco della Caffarella): si tratta di un'altra arteria fondamentale transitata ogni giorno da migliaia di automobilisti che per motivi di lavoro si dirigono verso l'Eur e Roma Sud. «L'eliminazione dei carichi di traffico - si legge ancora - consentirà la percorrenza della Regina Viarum da parte di ciclisti e pedoni in sicurezza». Nella visione complessiva del Comune, si prevedono varchi elettronici e ulteriori restrizioni.

E chi deve percorrere l'Appia Antica da o verso porta San Sebastiano per motivi di lavoro o perché deve tornare a casa? La narrazione poetica della Città Eterna visto come «un museo a cielo aperto», ricco di storia e archeologia, si scontra con la realtà dei romani che devono andare al lavoro o tornare a casa, o più semplicemente con chi ha la fortuna di abitare lungo quella strada, scelta da tempo da volti noti e vip. Il vero timore per molti, ora, è che la ciclovia sulla Regina Viaria tocchi anche un'altra strada fondamentale di collegamento della viabilità tra l'Appia Nuova, il centro e la parte sud della città. «Via Appia Pignatelli risentirà comunque del restringimento dell'Appia Antica a causa della ciclovia - aggiunge Barone - noi speriamo che non pensino di calare dall'alto anche su questa strada le idee distorte della cosiddetta mobilità verde». Perché qui, nella città tra le più verdi d'Europa, con una superficie totale di aree non urbanizzate che supera gli 86.000 ettari, nessuno è contrario alle ciclabili. «Ma le vorremo soprattutto nei parchi - aggiunge il comitato - non in mezzo a quartieri urbanizzati dove già si fa fatica a circolare».

Visione museale

Il cantiere intanto va avanti. E tra i residenti c'è chi osserva: «Bene la realizzazione di un marciapiede, ma ha così si restringe troppo la carreggiata e in caso di incidente o guasto di un'auto la circolazione si bloccherà». «Su via Appia Antica l'ennesimo sfregio alla storia di Roma. Per una ciclabile si deturpano i sampietrini e un patrimonio unico al mondo» dice Daniele Giannini, ex presidente del XIII Municipio, che ieri, a seguito delle numerose segnalazioni ricevute dai cittadini, ha fatto un sopralluogo.

«Ancora una volta - aggiunge Giannini - l'assessorato alla Mobilità guidato da Patanè dimostra di non avere alcun rispetto per la storia e l'identità di Roma. Ho trovato un lungo cordolo bianco che taglia una delle strade più iconiche della Capitale, alterando il colpo d'occhio di un luogo che conserva ancora oggi i suoi storici sampietrini e un contesto urbano di straordinario valore. La mobilità sostenibile è un obiettivo condivisibile, ma non può diventare il pretesto per intervenire senza criterio su un patrimonio storico e culturale unico al mondo». Le testimonianze raccolte da Giannini parlano anche di «grande preoccupazione per l'aspetto della sicurezza e della viabilità: restringere ulteriormente una strada già complessa rischia di creare maggiori criticità sia per gli automobilisti sia per gli stessi ciclisti».

La visione museale e turistica della città, intanto, continua a rivoluzionare interi quartieri. E la vita di chi ci abita.

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