Pubblicato il: 28/09/2026 – 20:23
di Paola Suraci
REGGIO CALABRIA Fuori dalla segreteria regionale di Forza Italia, in via Quartiere Militare 20 — quartier generale anche del sindaco Francesco Cannizzaro — è subito festa. Non è solo la festa per un seggio conquistato, ma quella di un partito che ha appena vinto la sua battaglia più delicata dell’anno: difendere il collegio di Reggio Calabria-Locri dall’assalto di Roberto Vannacci. Tra la gente radunata davanti alla sede, accanto al candidato neoeletto, ci sono i big azzurri: il governatore Roberto Occhiuto, la senatrice Stefania Craxi, il senatore Claudio Lotito — da luglio anche patron della Reggina, in quello che a Reggio molti leggono ormai come un laboratorio politico-sportivo — l’onorevole Matilde Siracusano e tutto lo stato maggiore regionale del partito. Al centro della scena, però, resta lui: Francesco Cannizzaro, l’uomo che si è dimesso da deputato per conquistare lo scranno più alto di palazzo San Giorgio, decretando di fatto queste elezioni suppletive. Questa sera il sindaco incassa la prova che la sua macchina elettorale funziona anche senza di lui in corsa. I numeri raccontano una vittoria netta: Roscioli si ferma al 51,02%, staccando di oltre 14 punti Francesco Benedetto, candidato del campo largo, fermo al 36,59%. Ma il dato politico più atteso della serata riguarda il terzo nome in scheda: Domenico Giannetta, fino a un mese fa capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, passato in agosto armi e bagagli a Futuro Nazionale su chiamata diretta di Roberto Vannacci. Il generale aveva promesso di trasformare Reggio nella sua “Sassonia”, replicando l’exploit tedesco dell’estrema destra. Si ferma invece al 10,94%, con 8.226 preferenze: un debutto dignitoso per un partito che si presentava per la prima volta con il proprio simbolo, ma lontanissimo dal terremoto annunciato. Chiude la corsa Francesco Toscano, candidato di Democrazia Sovrana Popolare, fermo all’1,44% con 1.085 voti.

Cannizzaro parla davanti alla sede e non usa mezzi termini per commentare la sconfitta dell’ex compagno di partito. Fa i conti in tasca al risultato: Giannetta, che alle regionali aveva raccolto circa 11mila preferenze personali, si è fermato in questo collegio a circa 6-7mila voti. Anche ammettendo che due terzi di quei consensi fossero un trasferimento diretto del suo elettorato personale, argomenta il sindaco, da solo Futuro Nazionale non sarebbe andato oltre il 2-3%: la prova, a suo dire, che al generale sia stata riservata un’attenzione mediatica sproporzionata rispetto al suo reale radicamento in Calabria. Da qui la battuta destinata a fare titolo, rovesciando la stessa metafora usata da Vannacci in campagna elettorale: “il generale è tornato in Calabria pensando di trovare la sua Sassonia, e ha raccolto invece solo sassate elettorali”. Il sindaco rivendica il risultato come merito di una squadra coesa, con tutti gli alleati, più che di un successo personale, ringrazia amministratori e militanti e insiste sulla credibilità costruita “giorno dopo giorno” attraverso i fatti di governo. Risponde inoltre a chi, durante la campagna — PD e lo stesso Vannacci in testa — aveva usato l’estraneità al territorio di Roscioli, avvocato romano, come argomento contro la sua candidatura: l’elettorato reggino, dice, ha comunque premiato la continuità di un progetto già avviato. Tra gli abbracci e gli applausi fuori dalla sede di FI, Occhiuto parla di governo unito che “quando è unito non ce n’è per nessuno”, Lotito promette “risposte” e “risultati”, e il tesoriere azzurro Roscioli, alla sua prima uscita da deputato, ringrazia la città che lo ha adottato con la linea che sarà il suo programma politico: “Testa alta e lavorare”.

Quando prende la parola Matilde Siracusano arrivano i cori “sei bellissima, sei bellissima”, e quando l’onorevole forzista prende la parola lo fa per chiudere i conti con un episodio increscioso della campagna elettorale. «Non posso non parlare della vicenda che ci ha visto protagonisti, che ha visto protagonista me e Reggio Calabria — dice Siracusano — perché il povero generale ha pensato di utilizzarmi come strumento di campagna elettorale in quanto compagna del presidente: “Reggini, andate a votare perché c’è questa donna che può usurpare Reggio Calabria”». Un attacco che Siracusano definisce sessista, tanto più «triste quando alcuni familiari di soggetti politici scendono a livelli ancora più bassi pubblicando sui canali social — e se queste cose provengono da donne, questo la dice tutta». Poi la smentita netta: «Generale, ti hanno informato male: io non sono mai stata eletta in Calabria e mai sarò candidata in Calabria». Resta però, aggiunge, «legatissima a questa città straordinaria» e al sindaco, definito «il mio amico, fratello Ciccio Cannizzaro»: «Noi siamo i deputati — io deputata e tu sindaco — del Ponte sullo Stretto, lo realizzeremo, ed è questo il mio valore aggiunto per questa città». Chiude ringraziando i militanti e augurando buon lavoro al neoeletto: «Fabio Roscioli vi darà grandi soddisfazioni, è un professionista straordinario, rimasto colpito dalla bellezza di questa comunità. Viva Reggio, viva Forza Italia, viva Fabio Roscioli!».
Giannetta e Futuro Nazionale
Da Futuro Nazionale, però, la lettura del voto è ribaltata rispetto a quella di Cannizzaro. Giannetta rivendica il risultato come un traguardo storico per il partito di Vannacci, paragonando il superamento della doppia cifra a un aereo che infrange per la prima volta il muro del suono. Il quasi 11% ottenuto, sostiene, vale doppio proprio perché arrivato in una roccaforte storica di Forza Italia, e supera le previsioni della vigilia: la prova, a suo avviso, che Futuro Nazionale sia ormai il secondo partito dell’area di destra a livello nazionale, con margini di crescita ancora ampi. Sottolinea inoltre di aver corso da solo contro due coalizioni molto più ampie, leggendo nel voto reggino un segnale che la politica nazionale non potrà ignorare — l’esatto opposto della lettura “ridimensionante” data dal sindaco.
Benedetto: «E’ l’inizio di un nuovo percorso»
Sportivo nella sconfitta, Benedetto si congratula con l’avversario e ne riconosce il ruolo, sottolineando che da ora Roscioli rappresenterà anche chi non lo ha votato. Ringrazia poi volontari, militanti e associazioni che hanno sostenuto la sua campagna, e i sindaci del territorio metropolitano che gli hanno permesso di ottenere in alcuni comuni un risultato superiore alle sue stesse aspettative. Ma è sull’astensionismo che il candidato del campo largo insiste di più, indicandolo come il dato più preoccupante della serata e un problema che riguarda la credibilità complessiva della politica, non solo l’esito del voto. Sul proprio risultato, rivendica un recupero di consenso in città di quasi 10 punti percentuali rispetto alle amministrative di maggio, oltre a un buon riscontro in provincia grazie al radicamento dei sindaci locali. Definisce infine la campagna appena conclusa non un punto d’arrivo ma l’inizio di un percorso, promettendo di non disperdere le energie mobilitate e di proseguire da subito il lavoro sul territorio. Resta, sullo sfondo, il dato che pesa più di ogni dichiarazione dal palco — e che lo stesso Benedetto pone al centro della sua analisi: un’affluenza crollata al 22,34%, contro il 49,40% delle politiche del 2022. Su 345mila aventi diritto, solo 77mila sono andati a votare. La fortezza di Forza Italia regge, il test contro Vannacci è superato, ma la vittoria — da qualsiasi lato della coalizione, o dell’opposizione, la si racconti — la regge un elettorato sempre più ridotto.
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