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Rottamazione quinquies: cosa succede se non pago la prima rata?

July 13, 2026

Saltare il pagamento del 31 luglio 2026 non produce sempre le stesse conseguenze. Tutto dipende dalla modalità scelta dal contribuente: pagamento in un’unica soluzione oppure piano rateale.

In vista della prossima scadenza del 31 luglio 2026, i contribuenti che hanno aderito alla rottamazione quinquies (introdotta dalla Legge n. 199/2025) si trovano di fronte al primo adempimento decisivo per confermare i benefici della definizione agevolata. Molti si chiedono: cosa succede se non pago la prima rata?

Le FAQ ufficiali pubblicate dall’Agenzia delle Entrate Riscossione il 7 luglio 2026 hanno delineato un quadro operativo chiaro, introducendo importanti tutele e differenze strutturali a seconda che si sia optato per il versamento in un’unica soluzione o per un piano di rateazione. Le cose, infatti, cambiano profondamente.

Ecco il concetto essenziale: chi deve versare l’intero importo in una sola volta perde la rottamazione se non paga entro il termine di tolleranza del 5 agosto 2026. Chi, invece, ha scelto le rate non decade immediatamente per il mancato pagamento della prima: la perdita dei benefici scatta soltanto quando risultano non pagate (o pagate insufficientemente) due rate, anche non consecutive, oppure quando non viene saldata l’ultima rata.

Attenzione, però: sulle rate intermedie non si applicano i cinque giorni di tolleranza e i versamenti successivi vengono utilizzati prima per coprire quelli rimasti arretrati.

Vediamo meglio come funziona tutto questo.

Indice

Quando scade la prima rata della rottamazione quinquies?

La prima scadenza della rottamazione quinquies è fissata al 31 luglio 2026.

Entro questa data deve essere effettuato il pagamento dell’intero debito, per chi ha scelto l’unica soluzione, oppure il pagamento della prima rata, per chi ha optato per la dilazione spalmata su più versamenti.

Nel piano rateale, la seconda rata scade il 30 settembre 2026 e la terza il 30 novembre 2026. Le rate successive proseguono secondo il calendario indicato nella comunicazione delle somme dovute, fino a un massimo di 54 rate. Sulle somme dilazionate maturano interessi del 3% annuo dal 1° agosto 2026.

Cosa succede se non si paga l’unica rata?

Per chi ha scelto il pagamento in un’unica soluzione, la scadenza ordinaria è il 31 luglio 2026, ma la legge riconosce cinque giorni di tolleranza.

Le FAQ dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione precisano che sono considerati tempestivi i versamenti effettuati entro mercoledì 5 agosto 2026. Non si tratta, quindi, di cinque giorni lavorativi: contando cinque giorni dalla scadenza del 31 luglio si arriva appunto al 5 agosto.

Se entro tale data l’importo non viene pagato integralmente, oppure viene versato soltanto in parte, la definizione agevolata diventa inefficace e decade inesorabilmente. Così il contribuente perde lo sconto su sanzioni, interessi di mora, interessi iscritti a ruolo e aggio.

Tecnicamente, la tolleranza (introdotta modificando l’articolo 1, comma 95, della Legge n. 199/2025) comporta che i il tardivo pagamento con oltre cinque giorni di ritardo rispetto alla scadenza determina l’inefficacia della dilazione soltanto nelle ipotesi riguardanti l’unica rata e l’ultima rata del piano.

Cosa succede se non si paga la prima rata del piano?

La situazione è diversa per chi ha scelto il pagamento rateale anziché il versamento del dovuto in unica soluzione.

Il mancato o insufficiente versamento della prima rata del 31 luglio 2026 non provoca da solo la decadenza immediata dalla rottamazione quinquies. La legge consente, infatti, di rimanere in arretrato con una sola rata.

La definizione diventa inefficace soltanto in caso di mancato o insufficiente pagamento di due rate, anche non consecutive, oppure dell’ultima rata del piano.

Se pago la prima rata entro il 30 settembre posso sanare?

La scadenza del 30 settembre non rappresenta una proroga automatica della prima rata. Entro quella data scade, infatti, anche la seconda.

Il contribuente che non ha pagato il 31 luglio può evitare la decadenza purché, dopo il 30 settembre, non risultino insolute entrambe le prime due rate.

Si possono quindi verificare tre situazioni:

Pertanto, per riallinearsi completamente al piano entro il 30 settembre non basta versare il solo importo della seconda rata: occorre pagare anche quello della prima rimasta arretrata.

Come vengono imputati i pagamenti successivi?

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha chiarito nelle FAQ che, quando esiste una rata insoluta o versata solo parzialmente, il pagamento successivo viene destinato prima a coprire quella più vecchia.

Immaginiamo un piano con tre rate da 500 euro:

A questo punto rimane però non pagata la terza, che è anche l’ultima rata. Il mancato pagamento dell’ultima rata determina la decadenza, anche se formalmente il contribuente è sempre rimasto indietro di una sola rata.

Per evitare questo risultato, alla scadenza finale occorre versare una somma sufficiente a coprire sia l’arretrato sia l’ultima rata. Per quest’ultima opera la tolleranza di cinque giorni prevista dalla legge.

Cosa succede se una rata viene pagata solo in parte?

Anche il pagamento insufficiente viene considerato ai fini delle regole sulla decadenza.

Se la prima rata viene versata solo parzialmente, il pagamento successivo sarà utilizzato innanzitutto per completarla. L’eventuale somma residua sarà poi destinata alla rata successiva.

Il rischio è che anche quest’ultima risulti pagata solo in parte. Per evitare di accumulare due rate insufficientemente versate, il contribuente deve quindi calcolare l’intero arretrato e aggiungervi l’importo della rata corrente.

Non è sufficiente continuare a pagare ogni volta il normale importo indicato nel piano, perché una parte del versamento potrebbe essere assorbita dal debito precedente.

Quando si decade dalla rottamazione quinquies?

La definizione agevolata diventa inefficace nei seguenti casi:

La disciplina è quindi meno rigida rispetto alla regola della decadenza dopo una sola rata intermedia, ma richiede comunque un controllo attento dei versamenti. È sufficiente dimenticare una seconda scadenza, anche molto distante dalla prima, per perdere tutti i benefici.

Quali sono le conseguenze della decadenza?

La perdita della rottamazione non cancella quanto già versato. Le somme pagate vengono considerate semplici acconti sul debito complessivo originario. Tornano quindi dovute le componenti che erano state eliminate grazie alla definizione agevolata, come sanzioni, interessi e aggio. In sostanza, si perde tutto il risparmio che la rottamazione offriva.

Inoltre, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può avviare nuove procedure cautelari o esecutive (quindi fermi amministrativi sui veicoli e pignoramenti sui beni, mobili e immobili, del debitore, compresi stipendi, pensioni e conti correnti), o proseguire quella procedure già iniziate prima della domanda e che erano state sospese.

Infine, i carichi interessati dalla rottamazione decaduta non possono più essere rateizzati secondo l’articolo 19 del Dpr n. 602/1973. La perdita della rottamazione quinquies è dunque particolarmente pesante, perché non sempre sarà possibile chiedere successivamente una normale dilazione delle cartelle.

Come evitare di perdere la rottamazione

Chi non riesce a pagare la prima rata del 31 luglio dovrebbe verificare subito la propria comunicazione delle somme dovute (il prospetto pervenuto da Agenzia Entrate Riscossione a chi ha aderito alla rottamazione) e calcolare quanto occorre versare entro il 30 settembre.

Per tornare completamente in pari è necessario pagare sia la prima sia la seconda rata. Versando l’importo di una sola rata si evita, nell’immediato, la decadenza, ma si resta comunque con una scadenza arretrata, che continuerà a spostarsi sulle rate successive.

In sintesi

Chi ha scelto l’unica soluzione deve pagare entro il 5 agosto 2026: oltre questa data perde immediatamente la rottamazione.

Chi ha scelto le rate può invece saltare la prima senza decadere subito. Alla scadenza del 30 settembre, però, non devono risultare insolute sia la prima sia la seconda rata. Inoltre, il semplice pagamento della rata successiva viene imputato a quella precedente e non elimina necessariamente l’arretrato.

La regola pratica è quindi questa: una sola rata arretrata non fa perdere subito la rottamazione, ma per tornare realmente in regola bisogna pagare sia l’arretrato sia la rata corrente.