Dal palco dell’Eurovision 2026 all’asta, con una finalità anche benefica. L’ormai celebre abito tricolore indossato da Francesca Tocca durante l’esibizione di Sal Da Vinci sulle note di Per sempre sì cerca un nuovo proprietario. Il vestito, pezzo unico dal valore stimato di almeno 20mila euro, sarà all’asta su Catawiki dal 25 settembre al 5 ottobre. E parte del ricavato sarà destinata dalla stilista Barbara Pedrazzoli alla Fondazione Domenico Caliendo, organizzazione napoletana che sostiene le vittime di malasanità.

Dietro quell’abito, diventato uno degli elementi più riconoscibili della performance di Vienna, si nasconde un lavoro molto più complesso di quanto apparisse in televisione: un mese di lavorazione, 33 metri di tulle, fino a 12 strati di tessuto e circa 15 chili di peso. Tutto per ottenere una trasformazione durata appena pochi secondi.
Il segreto dell’abito tricolore
Sul palco Francesca Tocca entrava in scena con un imponente abito da sposa bianco, in linea con il matrimonio italiano immaginato per la performance di Per sempre sì. Poi il colpo di scena: la grande gonna si apriva facendo apparire verde, bianco e rosso.
Il tricolore, però, non era semplicemente applicato sul vestito. «Il tricolore non è applicato all’abito: è l’abito stesso a trasformarsi nella bandiera italiana», ha spiegato Barbara Pedrazzoli.
La gonna era infatti formata da tre parti contigue che, aprendosi, mostravano progressivamente i colori della bandiera. Liberata dalla struttura esterna, Francesca Tocca rimaneva con una minigonna incrociata in raso che le consentiva di continuare a ballare.

Un mese di lavoro e 15 chili di peso
Ancora più sorprendente è il meccanismo utilizzato per ottenere l’effetto. Nessuna elettronica e nessun automatismo: la struttura era tenuta insieme da piccoli bottoni a clip nascosti nella cintura e posizionati sulla circonferenza del corpo della ballerina. Per vestire Francesca Tocca servivano almeno due persone: una sosteneva la pesante gonna, mentre l’altra si occupava di chiudere i numerosi bottoni. Tutto doveva essere calibrato perché, una volta sul palco, la trasformazione avvenisse nel momento previsto dalla coreografia. «Dietro a quei pochi secondi sul palco ci sono un mese di lavoro, 33 metri di tulle, un corpetto interamente ricamato a mano e soprattutto uno studio sartoriale molto complesso», ha raccontato la stilista.
Solo il corpetto, decorato con cristalli e perline, ha richiesto nove giorni di lavorazione per circa otto ore al giorno.
Anche l’organza esterna aveva una funzione precisa: impedire alle paillettes di impigliarsi durante l’apertura della gonna.Sal Da Vinci: «C’erano le nostre radici»
Per Sal Da Vinci quell’abito conserva soprattutto il ricordo della notte dell’Eurovision e del momento in cui la bandiera italiana è comparsa davanti al pubblico. «In quell’istante non c’era soltanto una canzone: c’erano la nostra identità, le nostre radici e l’orgoglio di rappresentare il nostro Paese», ha raccontato il cantante. «Quel gesto è diventato uno dei momenti iconici della nostra performance e una delle immagini più forti che conservo di quell’esperienza».
L’asta e la beneficenza
Adesso l’abito creato appositamente per la performance di Per sempre sì avrà una seconda vita. Sarà all’asta dal 25 settembre al 5 ottobre, all’interno di “Women’s Dresses for the Spotlight”, con un valore stimato dalla sua creatrice in almeno 20mila euro. Ma la vendita avrà anche un risvolto solidale. Barbara Pedrazzoli ha scelto di destinare parte del ricavato alla Fondazione Domenico Caliendo, realtà napoletana impegnata nel sostegno alle vittime di malasanità.
Ultimo aggiornamento: giovedì 24 settembre 2026, 13:12
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