7 settembre 2026 | 06:35

In città nei primi sei mesi dell’anno si sono già pareggiate le aperture di tutto il 2025. L’appello delle categorie: “Rivolgetevi sempre e solo a professionisti, resistono ancora abusivi e concorrenza sleale”
Basta concedersi una breve passeggiata in centro città e dintorni per accorgersene: oggi le attività che si occupano di benessere e cura della persona prolificano come non mai, costruendo un’offerta sempre più ampia, specializzata e capillare. Una percezione confermata dai dati ufficiali delle imprese che operano nel comune di Bergamo, dove al secondo semestre 2026 sono 168 le insegne specializzate in servizi di cura e bellezza (154 delle quali attive), passando dai trattamenti estetici alla depilazione, dall’abbronzatura al trattamento ciglia, dal massaggio del viso a trucco permanente, manicure e pedicure.
Numeri che negli ultimi 10 anni hanno conosciuto una crescita costante, rispondendo alla sempre maggiore richiesta del mercato: nel 2015, infatti, erano 107 le imprese attive su un totale di 119 registrate e, al netto di un piccolo rallentamento durante la pandemia, oggi il settore fa segnare un incremento di oltre il 40% rispetto a un decennio fa.
Un’ulteriore conferma dell’attenzione dei consumatori alla propria immagine la si trova includendo nell’analisi parrucchieri e barbieri: 302 le imprese registrate (288 delle quali attive) con una crescita nel periodo 2015-primo semestre 2026 del 9%, pari a 25 unità.
Particolarmente significativa è però soprattutto l’accelerazione nelle nuove iniziative imprenditoriali, accentuatasi nei primi sei mesi del 2026: la registrazione di cinque saloni di parrucchieri e sei centri estetici in più ha pareggiando già la crescita intercorsa in un anno intero tra il dicembre 2024 e il dicembre 2025.
Bergamo non è comunque un’eccezione in un mercato della bellezza che in Italia sta macinando numeri da record: secondo un’indagine di Skineco, l’Associazione italiana di ecodermatologia, ogni anno vengono spesi circa 25 miliardi per la cura del corpo, con una media di poco meno di mille euro a famiglia.
“Indubbiamente la cura alla persona è aumentata in modo molto forte, soprattutto dal punto di vista maschile – evidenzia Pierre Patelli, rappresentante dell’Area Benessere di Confartigianato Imprese Bergamo – L’uomo che sistematicamente va a farsi i capelli o nei centri estetici per la cura del corpo è un cambiamento in atto, mentre la donna si è sempre curata molto. L’invito da parte nostra è quello di rivolgersi sempre e solo a professionisti, perché rimane purtroppo il fenomeno sommerso di chi lavora in casa. L’abusivismo è sempre esistito ed è difficile da combattere: o si trovano soluzioni particolari, e spetta alle istituzioni, oppure è complicato porvi un freno. Noi possiamo solo continuare a far comprendere al cliente finale il plus che può dare un centro autorizzato, con professionisti che possono dimostrare di essere aggiornati e attenti al loro lavoro”.
Crescita nei numeri non significa però necessariamente essere arrivati al tanto sospirato ricambio generazionale: “Le scuole professionali sono in aumento, ma quanti di quei ragazzi poi continuano a fare questo lavoro? Mi capita di andare nelle scuole e noto che molti si perdono per strada – continua Patelli – Le nuove generazioni lavorano molto sui tutorial, una modalità di apprendimento che mi fa molta paura. Quando si ritrovano nella realtà lavorativa vera si scontrano con qualcosa che non gli piace. Dovremmo rivedere un po’ la modalità educativa: fare questo lavoro, che è artigianale e importante perché hai a che fare con le persone e devi essere in grado di soddisfarle”.

A livello quantitativo, della stessa vivacità gode anche la provincia, pur con ritmi e trend di crescita più graduali. Il merito è soprattutto del boom di centri estetici e dei saloni di bellezza, con un aumento in 10 anni del 38% delle imprese attive, dalle 755 del 2015 alle 1.042 del primo semestre di quest’anno (+35% se si considerano le registrazioni totali, arrivate a 1.076 contro le 796 del 2015).
Cresce a piccoli passi invece il settore degli acconciatori, al +3,4% nell’arco decennale: nel periodo preso in esame si è passati da 1.859 attività a 1.924 (quelle registrate sono cresciute da 1.892 a. 1.965).
“Spesso questa crescita è dovuta alle aperture ad opera di cittadini stranieri, titolari soprattutto di saloni di barbieri e parrucchieri per uomo – spiega Sebastiano Liso, presidente nazionale di Confesercenti Immagine e Benessere – È un punto sul quale come associazione abbiamo posto una lente di ingrandimento, per provare a sgombrare il campo da alcune situazioni spiacevoli. Crediamo che ci sia bisogno di controlli più puntuali per distinguere chi lavora in modo corretto da chi non lo fa: questo mestiere necessita di una qualifica ben precisa e di un direttore tecnico per ogni punto vendita, che deve essere presente, non può essere una figura estranea. Sono casi purtroppo sempre più frequenti e ciò sta avendo un’incidenza negativa su chi opera regolarmente. Prezzi troppo bassi e orari di apertura indiscriminati mettono in difficoltà gli imprenditori onesti. A livello nazionale stiamo portando avanti anche un’altra battaglia: la reintroduzione di una distanza minima tra un parrucchiere e l’altro, perché la concorrenza deve essere leale ma anche sostenibile. La stessa logica si può estendere anche ai centri estetici e saloni di bellezza, dove le tendenze recenti vedono un ingresso importante di imprenditoria dall’Est Europa: lavorano bene e la clientela si dice soddisfatta”.