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Salvini e il caso con l’ambasciatore russo: «È stato il vicepremier a invitarlo a Milano»

September 16, 2026

Si sono visti di persona. Tête-à-tête di circa dieci minuti. Non è stato un incontro fugace né casuale quello tra il vicepremier Matteo Salvini e l'ambasciatore della Russia in Italia Alexey Paramonov a Milano, due giorni fa, durante un evento con 150 imprenditori attivi in Russia.

«Paramonov? No, non era previsto dal programma dell'evento. È stato invitato da Salvini». La voce squillante di Vittorio Torrembini risponde al telefono a metà pomeriggio. L'imprenditore e presidente di Gim-Unimpresa, l'associazione che ha organizzato la conferenza con Salvini nel capoluogo lombardo, si trova in aeroporto a Istanbul, sta rientrando a Mosca. Dice al Messaggero: «L'incontro era tra gli imprenditori e Salvini. Una volta finito è arrivato l'ambasciatore, ha detto due parole di saluto». Torrembini, figura di riferimento del mondo imprenditoriale russo in Italia e viceversa, insiste sul punto. «L'invito a Paramonov non è partito da noi, ma da Salvini. Ho detto dall'inizio che non volevamo fare un evento politico, se poi invito io l'ambasciatore russo...». Salvini «lo ha proprio detto» dal palco, spiega l'imprenditore: l'invito al diplomatico russo è stata una scelta personale, «ha detto che voleva salutarlo, iniziativa sua, ben venga». Versione discordante, dunque, con quella della cerchia salviniana che riferisce invece di «un incontro non previsto, il russo è arrivato in treno e pure in ritardo».

Il rendez-vous filorusso a Milano del leader della Lega è comunque diventato un caso. E la presenza dell'ambasciatore russo all'evento, anticipata dal Foglio, cambia il quadro. Tanto più se è vero, come sostiene il padrone di casa Torrembini, che l'invito è partito dal vicepremier. Gelo e silenzio dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il tempismo non è dei più felici, notano a Palazzo Chigi: pochi giorni fa un drone russo ha mancato di poco un treno con il consigliere diplomatico della premier a bordo, ieri un altro drone attribuito a Mosca ha dato «il benvenuto» a Guido Crosetto in Lituania. Mentre le opposizioni insorgono, Durissimo Carlo Calenda: «Il traditore della patria Salvini si cala le braghe davanti a Putin» tuona il leader di Azione.

Torniamo all'evento e alla platea. Oltre agli imprenditori attivi in Russia, hanno fatto capolino due volti noti della galassia filorussa leghista, protagonisti all'epoca della vicenda Metropol. Gianluca Savoini, già presidente dell'associazione Lombardia-Russia ed ex consigliere di Salvini. E Claudio D'Amico, ex consigliere del segretario per le attività strategiche presente nella famosa missione in Russia. Dal palco Salvini, oltre a salutare Paramonov, raccontano più fonti presenti all'incontro, ha promesso di attivarsi in Europa per frenare le sanzioni a Mosca che «danneggiano» le imprese italiane. Ha spiegato che «nel governo esistono sensibilità diverse» sui rapporti con la Russia. Si è detto ottimista, per non dire certo, che il gas russo tornerà a scorrere nei condotti italiani non appena si fermeranno i cannoni. Concetti ribaditi in un'intervista a una tv russa che ieri ha avuto una notevole eco a Mosca e dintorni.

«La riunione a Milano tra gli imprenditori italiani e il vicepresidente del Consiglio dei Ministri Italiani, il signor Salvini, è la prova dell'inizio del ritorno dell'establishment italiano al realismo, al pragmatismo e al buon senso» esultava ieri sui social Paramonov, inviato di Putin a Roma noto alle cronache per i continui attacchi al governo italiano - e al Capo dello Stato Mattarella - che più di una volta gli sono costati una convocazione alla Farnesina. Da Mosca però è arrivata una doccia fredda. Commentando l'uscita di Salvini sul gas russo, il portavoce di Putin Dmitry Peskov ha spiegato che non sarà così semplice tornare al passato. Il governo russo valuterà di riaprire i flussi per l'Italia «se queste forniture saranno vantaggiose, innanzitutto, e se sarà possibile riservare i volumi di gas necessari, poiché molti volumi sono già stati dirottati verso destinazioni alternative».

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