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"Sapere come sarebbe essere te", Elle celebra il valore del cinema femminile a Venezia

September 4, 2026

Difficile separare l'83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia dagli interrogativi sulla parità di genere nel settore. Il dibattito è iniziato quando si è diffusa la notizia di un solo film con regia femminile in concorso (poi si è arrivati a due: Woman Unknown di May el Toukhy e NAZA, co-diretto da Rachel Szor) ed è proseguito con le dichiarazioni di Maggie Gyllenhaal in conferenza stampa: "C'è un problema sistemico, per le donne è molto più difficile ottenere finanziamenti rispetto ai colleghi per realizzare i loro film". L'attrice si è chiesta se sia possibile che "i temi che le donne affrontano, avendo avuto un'esperienza di vita diversa, non siano sempre considerati arte ‘alta’. Ma chi decide cosa è bello? Chi decide cosa ha valore?".

Sono domande che continuano ad aleggiare di settembre del Lido e che hanno trovato risonanza nella prima edizione degli ELLE BNP Paribas Women in Venice Awards, ispirati allo storico evento di ELLE US Women in Hollywood. Nel Giardino Fortuny, sull’isola della Giudecca, sono state premiate sette professioniste che, attraverso il proprio sguardo e il proprio talento, stanno contribuendo a plasmare il cinema contemporaneo: Geena Devis, Daria D’Antonio, Valia Santella, Valérie Donzelli, Sandy Powell, Hildur Guðnadóttir e Anna Ferzetti. "Queste sette protagoniste del nostro tempo", ha commentato Manuela Ravasio, Direttrice di ELLE Itali che ha inaugurato la serata, "ci insegnano che l’eccellenza è fatta di empatia, carattere, ironia e saggezza. Che poi è anche il DNA di questa perla italiana che è Venezia".



ELLE Women in Venice: sette premi, un'unica domanda

Nelle voci delle donne che hanno partecipato alla serata, si ritrovano i dubbi, le speranze e l'impegno di fronte a un mondo del cinema che sembra fare passi indietro sulla parità. "Quale fiducia e legittimità riserva l’industria alla regia e al lavoro femminile?" si è chiesta Piera Detassis, Editor at large Cinema & Entertainment di Hearst Italia, "gli accessi e le opportunità sono paritari? possiamo fare meglio?". Sono domande doverose perché, come ha ricordato nel suo discorso, "Le registe si affermano con l’opera prima, vincono premi, e poi tutto diventa più faticoso, in salita, lo dimostrano i dati. Servono condizioni e regole che permettano a tutte di accedere in modo equo ai finanziamenti e ai principali circuiti produttivi e distributivi".

La presenza delle donne ai concorsi è necessaria perché apre le porte a vincere ulteriori premi e a guadagnare in visibilità e quindi in valore economico del film e ampiezza della distribuzione nel mondo. Ma questo è direttamente collegato alla presenza stessa delle donne nel mondo del cinema e alle loro possibilità di ottenere budget e fiducia. "Non vogliamo di meno: vogliamo semplicemente essere pagate allo stesso modo", ha ricordato la regista Valérie Donzelli vincitrice del Best Director Award di ELLE BNP Paribas Women in Venice, "Non vogliamo di più. Vogliamo soltanto avere gli stessi budget per fare film". Eppure le donne sono ancora poche, specie in alcuni ambiti: secondo L'Osservatorio europeo dell'audiovisivo, la parità di genere nel cinema non verrà raggiunta prima del 2047 per le registe, prima del 2074 per le donne che lavorano al montaggio e prima del 2077 per le produttrici. A oggi le donne si trovavano in minoranza in tutte le professioni e in alcune in particolare. "Negli ultimi dieci anni circa, la percentuale di compositrici è rimasta tra l’1 e il 5%", ha ricordato infatti Hildur Guðnadóttir vincitrice del premio come Best Cinema Compose, "un dato che sta crescendo, seppur molto lentamente". "Penso però", ha aggiunto, "che sia importante non arrendersi gli uni con le altre e continuare a incoraggiarci a vicenda, per andare avanti, indipendentemente da quanto siamo poche".

Farsi da parte e rinunciare non è un'opzione perché la visibilità e la presenza tangibile delle donne ai concorsi, nelle giurie, dietro e davanti alla telecamera serve a costruire un futuro diverso. L'ha spiegato bene Geena Davis è un'altra delle sette protagoniste di ELLE BNP Paribas Women in Venice e vincitrice dell'Empowerment Award. Ha raccontato di quando praticava il tiro con l'arco ad alto livello: era uno sport molto maschile, "Gli uomini erano sempre al primo posto, i ragazzi al secondo, le donne al terzo e le ragazze in fondo, con una partecipazione molto bassa da parte di donne e ragazze". Poi, di colpo, qualcosa è cambiato: "Che cosa è successo nel 2012? Sono usciti Hunger Games e il film d’animazione Ribelle – The Brave. Le ragazze hanno visto il tiro con l’arco, sono uscite dal cinema e hanno comprato un arco. È successo in modo così immediato". Per questo il motto del Geena Davis Institute, centro di ricerca che mira a ridurre gli stereotipi di genere nel mondo dell’intrattenimento, è "Se possono vederlo, possono diventarlo". "Ed è assolutamente vero", ha aggiunto Davis, "Ecco perché stiamo cercando di cambiare ciò che accade sullo schermo".

Una questione di sguardo

E poi c'è la questione dello sguardo femminile. Quando la scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie parlava nel suo famoso TEDtalk del "pericolo di una storia unica" si riferiva al rischio di vedere il mondo raccontato sempre e solo da un unico punto di vista dominante, maschile bianco, privilegiato. È proprio di questo che parlava Maggie Gyllenhaal dicendo che le storie delle donne, che mostrano sguardi nuovi, vengono svalutati perché diversi, considerati "altri" ed è sempre a questo che ha fatto riferimento anche Daria D’Antonio premiata da Elle con il Best Director of Photography Award. "È importante che ci sia una pluralità di sguardi", ha detto, "che ci siano tanti sguardi diversi. E se queste cose magari non vengono capite, non arrivano ai festival o non vengono prese in considerazione, l’importante è che intanto si continui a esprimersi".

Le storie delle donne contano e conta continuare a riconoscervisi, a dire "anch'io", a impegnarsi per spostare il focus da quella che è sempre stata considerata l'unica esperienza umana di default, quella maschile. "Mi interessa e mi affascina sapere come sarebbe essere te", ha detto Anna Ferzetti accettando il premi0 come Best Italian Actress, "È una frase di Meryl Streep che mi è sempre piaciuta moltissimo".

Scopri gli speech di tutte le protagoniste della serata