Ambientato diversi anni prima dell'ascesa di Jigsaw, questo multiplayer 3 vs 1 ci mette nei panni del Giudice e delle sue vittime.
A pensarci bene, il videogioco ha sempre sfiorato questa saga cinematografica. Quando Jigsaw, il serial killer inventato nel 2004 da James Wan, regista della prima pellicola della serie, e da Leigh Whannell, rapisce le sue vittime, l'unica spiegazione che dà loro è: "Voglio fare un gioco con te". In palio, di solito, c'è la vita, il che in effetti è un incipit che rende ben poco divertente per la vittima il gioco che segue. Per noi che seguiamo da casa, al sicuro, tutto assume i contorni di una partita a scacchi con la morte, dai risvolti così macabri - eppure irresistibili - che è impossibile distogliere lo sguardo. Probabilmente è questo che devono aver pensato Broken Mirror Games e Anshar Studios quando hanno parlato a Bloober Team di un videogioco basato sull'IP di Saw - L'enigmista. Magari, hanno usato proprio quella formula lì: vogliamo fare un (video)gioco con te.
La morte, quindi, e il sacrificio. La giustizia, la vendetta, la sfida: gli ingredienti sono già lì, non c'è nemmeno bisogno di ricamarci troppo sopra, eppure l'incipit di Saw: Genesis è anche originale. Non seguiamo le vicende di Jigsaw, ma di un suo predecessore chiamato Giudice, uscito con la mente a pezzi dalla Grande Guerra e ora consumato dal suo senso di rivalsa su un mondo che ha dimenticato il valore della vita. In un percorso che sembra ormai familiare per questi franchise horror che hanno abitato le sale cinematografiche per anni, anche Saw: Genesis sceglie una formula collaudata, quella del multiplayer asincrono 3 vs 1, con tre videogiocatori che ricoprono i ruoli delle vittime di questo pazzo omicida e un altro giocatore che veste i panni del mastermind, del Giudice.
In occasione della Gamescom abbiamo avuto la possibilità di giocare Saw: Genesis in una partita 3 vs 1, nella quale noi vestivamo i panni di una delle vittime del serial killer e uno degli sviluppatori muoveva le fila delle sue perfide trappole nei panni del Giudice. Inutile dirvi com'è finita. Comunque, se proprio lo volete sapere, male per noi.
Voglio fare un gioco con te
Il nostro personaggio è un giovanotto molto sfortunato che, per chissà quale oscuro senso di giustizia, si ritrova all'interno di questo orfanotrofio, il Gideon Rosewood, insieme ad altri due poveretti. Le partite si svolgono tutte all'interno dell'orfanotrofio, ma questo luogo ameno cambia ogni volta. Verranno generati nuovi dettagli, nuove stanze e nuovi enigmi a ogni partita. Non abbiamo comunque troppo tempo per pensarci all'inizio, quando ci troviamo con i piedi bloccati da enormi ciocchi di legno, che però possiamo far saltare scalciando, premendo ripetutamente il tasto per colpirli. Una volta in piedi, ci rendiamo conto dell'orrore a cui siamo sottoposti: non sappiamo in che stanza ci troviamo, lo spazio attorno a noi è pieno di trappole e la più letale è proprio montata sulla nostra testa, pronta a scattare tra pochi minuti.
Bisogna tener conto che, in questa prima fase della partita, proprio mentre noi "accused" (così vengono definite le vittime designate del Giudice) cerchiamo di trovare la quadra e liberarci dalla prima stanza, il killer è già all'opera. Un timer nella parte alta dello schermo ci segnala il tempo restante prima che le trappole che abbiamo sulla testa scattino e ci facciano fuori in un colpo. Questo dà vita a una dinamica assai interessante: nella stanza c'è una sorta di enorme scatola trasparente - e per niente invitante - dov'è possibile infilare il braccio. Se uno di noi giocatori decide di farlo, potrà sacrificare parte della sua energia per guadagnare minuti preziosi per il resto della squadra. Ovviamente, come dice il proverbio, la curiosità uccide il gatto e, prima di capire bene il meccanismo che regola tutta la questione, qualcuno ci ha già infilato la mano dentro. Buon per noi: il sacrificio di quel singolo giocatore può significare più tempo per l'intera squadra.
Saw: Genesis è, da un certo punto di vista, una battaglia di resistenza, perché i nostri personaggi si feriscono, si stancano, come vedremo tra poco, potrebbero persino essere costretti a mutilarsi; da un altro punto di vista, è una lotta intellettuale. Perché ogni stanza va esplorata da cima a fondo per capire come avanzare nel labirinto del Giudice. Per esempio, nel nostro caso, dovevamo cercare dei numeri scritti su alcuni maiali uccisi e lasciati appesi in stanze piene di gas velenoso. Mentre cooperavamo per capire come raccogliere questi numeri, il Giudice si è messo all'opera: abbiamo calpestato una tagliola e, mentre eravamo immobilizzati, è spuntato alle nostre spalle, iniettandoci del sonnifero. Ci siamo risvegliati a tu per tu con la meccanica più crudele - e azzeccata - del videogioco.
Legati a una sedia, con un timer che segnava l'avvicinarsi della nostra dipartita, avevamo solo due opzioni: gridare sperando che uno degli altri giocatori scoprisse la nostra posizione e ci liberasse, oppure sacrificare una parte del nostro corpo per liberarci. Dal momento che nessuno sembrava intenzionato a darci una mano, alla fine l'abbiamo dovuta "dare" noi: la trappola ci ha strappato via le dita, rendendo la mano destra inutilizzabile. La scelta è stata difficile e ha reso più complesso il resto della partita, ma eravamo vivi e potevamo continuare a inseguire il nostro obiettivo.
Un gioco perso in partenza?
La sensazione, stanza dopo stanza, enigma dopo enigma, è stata quella piacevole - nonostante il contesto macabro - di trovarci dentro una sorta di escape room virtuale. Il concetto alla base del gameplay è più o meno lo stesso: si entra in un ambiente nuovo, si analizzano i suggerimenti per capire cosa bisogna fare per poi mettersi in moto per risolvere l'enigma. A volte si è perfino costretti a rinunciare a parte della propria incolumità fisica, sia per guadagnare più tempo, sia per infilarsi in stretti passaggi acuminati che però portano verso l'obiettivo o verso un oggetto utile. È possibile, infatti, armarsi e cercare di eliminare fisicamente il Giudice per rendere più semplice la fuga. Ovviamente, noi non ci siamo riusciti.
Alla fine, l'esperienza del Giudice ha avuto la meglio. Nella stanza successiva avremmo dovuto preparare una sorta di pozione tagliando parti da alcuni cadaveri ma, mentre eravamo lì che ragionavamo su quale parte segare, il Giudice ha riempito la camera di gas allucinogeno. Ci siamo fatti fuori a vicenda, colpendoci l'un l'altro in preda all'orrore, mentre il Giudice si godeva lo spettacolo da dietro le quinte. In perfetto stile Jigsaw.
Saw: Genesis è un multiplayer 3 vs 1 asincrono che suona un po' come un'escape room virtuale: si entra in una stanza generata proceduralmente, si cerca di capire cosa fare e poi si tiene d'occhio il timer che decreta quanto tempo manca alla nostra morte. Il fatto è che, nel frattempo, un altro giocatore che controlla il Giudice è lì che tenta di mettervi i bastoni tra le ruote e, se è abbastanza bravo, può costringervi a scegliere tra la vostra vita e il vostro tempo. È un giro su una giostra dell'orrore divertente, che però dipende molto dal fatto che tutti i giocatori coinvolti conoscano bene le regole del gioco. Altrimenti, proprio come nel film a cui si ispira, sarà difficile uscire tutti d'un pezzo dalla trappola del predecessore di Jigsaw. Ecco, una cosa gli riesce proprio bene: catturare l'essenza della serie cinematografica.
CERTEZZE
- Cattura perfettamente l'essenza dei film di Saw
- Ci è piaciuta la meccanica di scegliere tra l'arto e la vita
- L'ambientazione è lugubre e ben caratterizzata
DUBBI
- Ci sarà solo l'orfanotrofio? Non diventerà troppo monotono?
- Inizialmente la partita è piuttosto confusa, serve tempo per capire bene cosa fare
- Non siamo riusciti a giocare nei panni del Giudice. Sarà altrettanto divertente?