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Schiavi nel cantiere del consolato Usa, 12 manovali accolti dal Comune di Milano in strutture protette

July 20, 2026

Milano, 21 luglio 2026 – Provengono dal Kenya o dall’India, sono tra le vittime delle sfruttamento emerso dalle indagini della Procura di Milano con al centro il cantiere per la costruzione del nuovo consolato degli Stati Uniti in piazzale Accursio.

Dodici operai che lavoravano per la divisione italiana del colosso statunitense Caddell Construction, in una situazione di particolare fragilità, sono stati presi in carico dal Comune di Milano attraverso il progetto Derive e Approdi che si occupa del contrasto alla tratta degli esseri umani. Attualmente vivono in tre diversi centri di accoglienza in città, e sono state avviate le pratiche per far ottenere loro il permesso di soggiorno seguendo i percorsi dedicati alle vittime di tratta o sfruttamento lavorativo.

Una rete che si è attivata, attraverso i contatti con la Procura e i sindacati, quando dalle indagini dei pm Paolo Storari e Mauro Clerici che hanno portato al controllo giudiziario d’urgenza per caporalato della Caddell è emerso la condizione di “para-schiavismo” e lo sfruttamento, anche con paghe sotto la soglia della povertà di meno di due euro l’ora, di operai provenienti dall’India o dal Kenya.

Il consolato degli Stati Uniti a Milano

Il consolato degli Stati Uniti a Milano

L’ipotesi di accordo

Manovali reclutati da una società indiana “a cui veniva corrisposta”, tra l’altro, da parte degli stessi lavoratori “la somma di circa 500mila rupie”, circa 5mila euro, una sorta di pizzo per lavorare. La società ha avviato un confronto con la Procura e un percorso per sanare i presunti illeciti, impegnandosi a restituire i soldi che i lavoratori dovevano versare per l’alloggio, 500 euro mensili, e per il vitto, circa 350 euro.

Applicando poi 45 ore di lavoro settimanale, come prevede il contratto collettivo nazionale, e stipendi adeguati a parametri e cifre sempre dello stesso contratto. Un percorso per mettersi in regola che, secondo fonti giudiziarie, potrebbe costare all’impresa una somma complessiva di circa 25 milioni di euro, considerando anche il versante fiscale e previdenziale.

CONSOLATO USA PIAZZALE ACCURSIO: CANTIERE E OPERAI  MILANO, 29 MAGGIO 2026, ANSA/DAVIDE CANELLA

Operai all'ingresso del cantiere di piazzale Accursio (Canella)

In carcere

Altri incontri verranno fissati nelle prossime settimane, mentre restano in carcere il manager turco Ulas Demir e il presunto “caporale operativo”, l’indiano Aji Appukuttan, che avrebbero minacciato e intimidito i manovali. Intanto per i 12 operai accolti dal Comune, alcuni rimasti senza lavoro perché nel frattempo il loro incarico è scaduto, a rischio di ritorsioni per la loro scelta di testimoniare, si è attivata una rete di protezione. Sono in corso colloqui anche con altri manovali della Caddell: alcuni vorrebbero rimanere in Italia, altri desiderano fare rientro nel loro Paese dove hanno lasciato le famiglie.

Dalla parte dei più deboli  

Nell’ambito del progetto Derive e Approdi, nel semestre agosto 2025-gennaio 2026, sono state effettuate 252 uscite delle unità mobili, per intercettare le vittime sulle strade e nei luoghi di lavoro: sono stati attivati 1445 contatti con le persone, per il 77% vittime di sfruttamento sessuale, per il 12% vittime di sfruttamento lavorativo, per l’11% costrette all’accattonaggio. Per quanto riguarda lo sfruttamento lavorativo le persone incontrate erano tutte uomini.

Le nazionalità più rappresentate sono Pakistan, Bangladesh e Nigeria. Un canale aperto anche con l’Ispettorato del Lavoro, che ha segnalato le situazioni di alcuni migranti in condizioni di sfruttamento, emerse dai controlli, con l’obiettivo di aiutare chi denuncia a ottenere il permesso di soggiorno.

Il progetto prevede unità mobili che monitorano il territorio e sportelli di ascolto tramite i quali è possibile stabilire un primo contatto. Viene inoltre garantita la reperibilità telefonica h24 per il raccordo con il numero verde nazionale anti-tratta e la messa in protezione attraverso le strutture di pronto intervento. La prima e la seconda accoglienza in alloggi protetti sono poi alla base dei percorsi individualizzati di integrazione e reinclusione che mirano a costruire o ricostruire l’autonomia della persona attraverso interventi educativi, di supporto psicologico e finalizzati alla ricerca della casa e del lavoro.