«Gli italiani meritano un'alternativa. E noi ci siamo». Elly Schlein è ai blocchi di partenza. L'aspetta un autunno caldo, anzi caldissimo, ma la segretaria del Pd dispensa ottimismo. Sarà l'aria delle feste dell'Unità che sta battendo palmo a palmo, sarà che nelle sfide in cui in apparenza parte in rimonta - come potrebbe essere quella contro una Giorgia Meloni il cui consenso personale resta elevato - di solito finisce per sorprendere.
Ma la leader del Nazareno è convinta che alla fine la migliore campagna elettorale per i progressisti la faranno non tanto gli slogan, ma la vita reale degli italiani. Che negli ultimi anni hanno visto crollare il proprio potere d'acquisto, rosicchiato dall'inflazione e dal caro energia.
Ecco perché nell'ascoltare i risultati di quattro anni di governo che la premier sbandierava ieri sera da Bari, alla timoniera dem quasi veniva da sorridere. «Meloni festeggia, l'Italia no», è il commento che la segretaria consegna a caldo al Messaggero. «La realtà è che in quattro anni di questo governo gli italiani non stanno meglio: il prezzo del carburante sta regolarmente sopra ai 2 euro, l'inflazione corre e la spesa costa il 30% in più pesando sulle famiglie».
E se anche la responsabilità non può essere tutta addossata a Meloni (che pure per la segretaria del Pd ha la colpa di aver sempre avallato le scelte di Trump, compreso l'attacco all'Iran che ha fatto schizzare all'insù i prezzi alla pompa), l'esecutivo per Schlein ha un enorme demerito: continua a occuparsi di altro. «Meloni pensa alla sua unica priorità: cambiare la legge elettorale, per paura di perdere», sferza la dem.
Eccolo, il dossier su cui si accapiglierà il parlamento alla ripresa dei lavori, nonostante «abbiamo il costo dell'energia più caro d'Europa che toglie competitività alle imprese, e gli stipendi tra i più bassi». Per non parlare di quelli sulla sanità, torna ad affondare il colpo Schlein, che «ci collocano all'ultimo posto tra i Paesi del G7», e della «produzione industriale in calo da tre anni».
Polvere sotto al tappeto
Un quadro a tinte fosche, per la leader del Pd, che meriterebbe un'azione incisiva a tutto campo. Invece «nonostante tutto questo il governo ha deciso di perdere tempo con l'autocelebrazione a Bari, nel giorno in cui a Taranto partono 2.500 lettere di licenziamento indirizzate ad altrettanti lavoratori dell'indotto Ex Ilva» e mentre nelle Marche «Electrolux conferma il suo piano di esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi».
Anziché intonare il proprio peana, allora, «il governo dovrebbe occuparsi delle vertenze che riguardano lavoratrici e lavoratori, famiglie e imprese, e affrontare i nodi che in questi quattro anni non ha saputo risolvere», incalza Schlein.
Convinta che, quando si tornerà a votare, la polvere sotto il tappeto tornerà ad alzarsi di colpo. A tutto vantaggio dei progressisti. «A nulla servono gli innumerevoli post propagandistici sui social, i video e gli opuscoli autocelebrativi: la realtà presenta sempre il conto». E la realtà, per Schlein, è che «dopo questi quattro anni di governo Meloni gli italiani stanno peggio». La premier insomma «può continuare a illudersi che la propaganda copra la verità, salvo essere smentita da numeri e fatti concreti». L'alternativa c'è, non va costruita da zero, assicura la segretaria: «Noi ci siamo».
E pazienza se ancora non si sa quando e come la coalizione di centrosinistra avrà finalmente un leader riconosciuto da tutti. Schlein si è già detta pronta alle primarie, scenario ormai sempre più inevitabile. E sui nodi che restano da sciogliere, a cominciare dall'Ucraina? Per Schlein l'intesa si troverà. Nel Pd del resto sono convinti che, per quanto teso potrà diventare il dibattito nelle prossime settimane, nessuno a questo punto potrà più sfilarsi, a pena di essere ricordato come colui che ha regalato il Paese alla destra per altri cinque anni.
Il tour
Se primarie saranno, la segretaria di certo non teme i gazebo. Anzi. Intanto fa la spola tra feste di partito e platee istituzionali: domani al mattino sarà a Cernobbio insieme a Conte, Renzi, Bonelli e Calenda, a sera alla festa dell'Unità di Martina Franca. Martedì nuova foto di gruppo alla festa di Avs a Testaccio (ma senza Renzi e Calenda), poi, domenica 13, il comizio finale alla festa dell'Unità di Reggio, per cui i dem stanno mobilitando pullman da mezza Italia con l'obiettivo di riempire l'arena dell'Iren Green Park di Campovolo (la stessa dei concerti, per intenderci).
Si vocifera di un «annuncio» della segretaria che potrebbe arrivare quella sera, e che però non avrebbe a che fare con l'acquisto dell'Unità, lo storico giornale di casa. Dal Pd le bocche restano cucite. Una cosa però la promettono: sarà soltanto l'inizio.
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