Home > Salute > Sclerosi multipla a scuola: “Smettiamo di chiamarli svogliati”
Docenti e dirigenti scolastici devono essere formati a riconoscere la sclerosi multipla. L’appello di Aism
Ci sono numeri che dovrebbero insegnarci qualcosa. Pensiamo a questo: sette persone su 10 con la sclerosi multipla hanno avuto difficoltà a scuola. E con l’età le cose non vanno meglio: la situazione è ancora più critica per il periodo universitario. Ricoveri, fatica, crisi legate alla malattia impattano anche sui giovanissimi. E c’è chi, per paura di essere giodicato diverso, non dice nemmeno ai compagni cosa sta affrontando. Perché essere diversi da adolescenti è difficile, e aprirsi lo è ancora di più. Risultato? Vieni etichettato come svogliato magari perché hai scelto il silenzio. Invece basterebbe raccontare la propria malattia. Ma siamo sicuri che sia così semplice?
La risposta richiede tempo, preparazione e comprensione. In uno slogan: “Smettiamo di chiamarli svogliati”. A lanciare questo appello è Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla).
Il messaggio agli insegnanti e al mondo della scuola
“Dietro un rendimento che cala, un’assenza che si ripete, una difficoltà a concentrarsi, può nascondersi una malattia che spesso arriva già nell’adolescenza o nella prima giovinezza: quasi 1 diagnosi su 5 riguarda persone under 25”, spiegano dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla.
Stando al Barometro della sclerosi multipla e patologie correlate 2026, le persone che già convivevano con la sclerosi multipla durante il percorso scolastico raccontano di avere avuto difficoltà a scuola: è successo al 70% di loro, in particolare il 17% ha perso uno o più anni, il 6% ha dovuto interrompere gli studi. All’università, poi, l’86% degli studenti con questa patologia ha avuto difficoltà, il 30% ha perso anni di studio e quasi 1 su 5 ha rinunciato del tutto a studiare. Per chi ha anche difficoltà motorie, alle assenze per cure si sommano spesso le barriere architettoniche che rendono difficile persino raggiungere l’aula.
Eppure la scuola italiana dispone di strumenti per l’inclusione degli studenti con disabilità. Ma questi strumenti presuppongono spesso una certificazione di disabilità, che una malatti come la sclerosi multipla non sempre comporta, soprattutto nelle fasi iniziali o quando i sintomi restano invisibili.
Una malattia invisibile che non deve esserlo più
Parla chiaro Gianluca Pedicini, presidente nazionale Aism: “Un ragazzo o una ragazza che fatica a concentrarsi, si assenta per una ricaduta o deve affrontare una terapia non è uno studente svogliato. Dietro quel banco vuoto, spesso, c’è una difficoltà che nessuno vede. La scuola deve imparare a riconoscerla, e a non lasciare indietro chi la sta affrontando. Non è solo una questione di anni scolastici: un percorso di studi interrotto oggi rischia di diventare un ostacolo al lavoro di domani, in un momento della vita in cui le competenze acquisite fanno la differenza per sempre”.
L’appello
Docenti e dirigenti scolastici devono essere formati a riconoscere una malattia che non lascia sempre segni visibili. Ma che purtroppo a scuola si fa sentire. Come componente dell’Osservatorio Nazionale Disabilità, Aism ha contribuito alla stesura del nuovo Piano Triennale d’Azione per i diritti delle persone con disabilità, che dedica una specifica linea di intervento proprio sull’istruzione. Ma occorre fare di più, perché nessun ragazzo e nessuna ragazza dovrebbe scegliere tra curarsi e restare al passo con i compagni.