Nessuna ideologia, solo la volontà di saccheggiare e distruggere. «È in atto un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico. Il rischio è che accada di nuovo», avverte il gip Fabrizio Filice nel provvedimento con cui convalida l’arresto e dispone il carcere per quattro ragazzi fermati dopo gli scontri che hanno devastato il centro di Milano. Un movimento senza riferimenti né istanze, che ha preso forma con le chat e «conta proprio sulla spontanea partecipazione di molti giovani che, trovandosi in quella situazione di sfogo collettivo di rabbia e violenza, perdono completamente il controllo dei propri impulsi e diventano a loro volta attori violenti e antisociali, agendo in totale contrasto con i valori della nostra Costituzione».
Azione preordinata
Tra sabato e domenica erano migliaia a scagliare pietre e cestini della spazzatura contro le forze dell’ordine, a sfondare vetrine e arraffare vestiti. Forse istigati da chi avrebbe avuto interesse a fomentare panico e insicurezza, ed è ciò che intende accertare l’inchiesta: su quanto ci fosse di programmato «in tale degenerazione», sin dalla convocazione via social della protesta, e sulla possibilità che vi fosse «una regia organizzativa degli eventi, sono in corso indagini». Ma per il gip è «più che plausibile che l’autoconvocazione» tramite la rete «fosse già preordinata alla realizzazione delle violenze, sotto un’insegna volutamente generica e indeterminata di istanze sociali varie», e il timore è che quanto avvenuto possa ripetersi.
Il giudice si sofferma sul «particolare contesto in cui si sono svolti i fatti, quello di una manifestazione di protesta annunciata come pacifica e a scopo sociale», contro problematiche economiche di molteplice natura, e «immediatamente degenerata in una vera e propria guerriglia urbana, nel corso della quale sono state messe in atto, simultaneamente da migliaia di persone (per la maggior parte giovani, molti minorenni), aggressioni di gruppo e armate (con il lancio di sassi e di corpi contundenti) contro gli agenti di polizia, azioni di devastazione del centro cittadino», di distruzione e saccheggio di numerosi esercizi commerciali.
Un’alta marea di violenza e predazioni che ha tenuto in ostaggio per ore i negozi attorno a piazza Duomo, tra via Torino e Galleria Vittorio Emanuele, costringendo lunedì a una serrata generale pomeridiana nel timore di nuovi scontri. Ieri le vetrine sono tornate a illuminarsi, ma la paura resta. «Il rischio che ciò possa accadere di nuovo nel breve termine è altissimo - avverte Filice - basta considerare che il giorno dopo i fatti, domenica 18 ottobre, si è creata una situazione analoga e che già dal giorno successivo si sono diffuse nuove convocazioni via social» dagli account “Italia in piazza” e “Movimento 17 ottobre”, su cui gli investigatori svolgono approfondimenti, «con le quali si invitano i giovani a rendere “permanente” la mobilitazione e a mantenere un profilo decisamente violento e insurrezionale».
Per il giudice «è importante notare come la “creazione” di una situazione» come quella dello scorso fine settimana funga proprio da «detonatore esponenziale della violenza» e potrebbe richiamare nuovamente in strada gruppi di incappucciati. Una guerriglia spontanea che corre via chat, con un corollario di falsi allarmi che alimentano la psicosi: cortei fantasma che portano il deserto nelle strade della città, ma poi nessuno sfila, come a Cremona, finti e annunciati stupri ai danni di studentesse che seminano il terrore a Verona e Ravenna, messaggi su fantomatici gruppi di neofascisti che si sarebbero organizzati per andare nelle stazioni «a picchiare stranieri» a Milano.
L’allerta è massima per sabato prossimo, ulteriore tappa della mobilitazione permanente annunciata dal “Movimento 17 ottobre” «fino alla caduta di questo governo ladro». Tuttavia, come avverte con apprensione il sindaco Giuseppe Sala, per la loro modalità gli attacchi non hanno date fisse. «Per sabato in particolare c’è parecchia preoccupazione, questo è quello che sappiamo oggi sulla scorta delle indicazioni di questura e prefettura - spiega - Però è chiaro che, siccome queste persone si autoconvocano, potrebbe essere in qualunque momento».
I minori
I protagonisti sono tutti giovanissimi e i vertici di Tribunale e Procura minorile forniscono anche «dati utili per una prima lettura del fenomeno». Tra sabato e domenica sono stati arrestati 35 minorenni (oltre agli 11 maggiorenni), per cinque i pm hanno chiesto la custodia in carcere, per dieci il collocamento in comunità, per 19 la permanenza in casa e per un solo indagato delle «prescrizioni» senza altre misure.
La maggioranza dei ragazzi «si situa nella fascia 15-16 anni», 31 su 35 non hanno «alcun precedente penale». È «scarsa la presenza di quelli di età inferiore» e nessun «minore straniero non accompagnato» è risultato coinvolto. Tre hanno 14 anni o poco più e sono venticinque quelli tra i 15 e 16 anni. Venticinque, inoltre, sono nati in Italia, mentre 10 all’estero, 17 hanno cognome italiano e 18 cognome straniero. In attesa delle convalide e delle decisioni in merito alle misure cautelari, nove sono stati collocati nel Cpa del Beccaria a Milano, due in quello di Genova, uno in comunità e 23 sono rimasti a casa.
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