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Scontri a Milano, la guerriglia dei minorenni: saccheggi e violenze, oltre 200 i fermati

October 19, 2026

Secondo giorno di violenza a Milano. Da sabato il centro cittadino è teatro di scontri continui: da una parte gruppi di giovani, dall'altra le forze dell'ordine attive come in pochi casi. Il copione si ripete a meno di ventiquattr'ore dalla guerriglia del corteo contro il carovita. L'appuntamento rimbalza sui social, il segno di riconoscimento è lo stesso: abiti neri, felpa con il cappuccio. Già nel primo pomeriggio una cinquantina di ragazzini viene portata in Questura per essere identificata. Non basta.

Alcolici

I primi colpi arrivano in via Torino: sedie e tavolini contro le vetrine di Footlocker e Champions, poi tocca al Carrefour. I ragazzi escono con le bottiglie di alcolici, il cibo finisce sull'asfalto. Dietro restano monopattini a terra, dehors spezzati, pensiline dell'Atm sfondate. La tattica è sempre quella: blitz rapidi, poi la fuga. Nuclei di dieci, venti persone colpiscono e si disperdono sotto i portici prima dell'arrivo dei reparti, per ricomparire poche vie più in là.

A Cordusio la vetrina di Levi's cede sotto il manubrio di un monopattino, mentre due dipendenti, uno con un manganello in mano, provano a respingere gli assalitori. In via Orefici volano sampietrini, bombe carta, perfino un estintore. La risposta è fatta di idranti e lacrimogeni.

Incappucciati

Nel tardo pomeriggio in piazza Duomo si vedono anche ragazzi portati via all'improvviso dalle forze dell'ordine in assetto antisommossa: hanno il cappuccio della felpa e una sciarpa che gli copre il volto. Tanto basta per portarli in Questura.

Sotto i portici, davanti alla Rinascente, una decina di ragazzi viene fermata e identificata contro il muro, i caschi degli agenti appoggiati a terra, mentre accanto scorre lo struscio della domenica sera. In serata i fermati saranno oltre 200, l'80% minorenni. Che si aggiungono ai fermati del giorno prima.

Una rivolta senza bandiere: nessun collettivo studentesco, nessun centro sociale, nessun leader. In gran parte minorenni, arrivano dalle periferie, dall'hinterland e da altre province, in piccoli gruppi e senza un vero coordinamento. Secondo le forze dell'ordine molti sono di seconda generazione e hanno lo stile che i social chiamano «maranza», ma tra i fermati non mancano i cognomi italiani. Sabato si erano staccati dai cortei pacifici contro il carovita e sulla scuola; oggi di quella protesta, nelle loro azioni, non resta quasi nulla.

Il corteo di sabato

Sul corteo di sabato Erick Jara, candidato della lista civica Milano Libera, viene indicato da alcuni tra gli organizzatori. «Io non c'entro nulla con l'organizzazione, né con il coordinamento», puntualizza. Racconta di essere andato «a fare le foto come un partecipante qualsiasi» e di averle pubblicate su Instagram: secondo lui l'equivoco nasce da lì. Il corteo, dice, era partito «in modo pacifico, tranquillissimo», con ragazzi, adulti e anziani. Fino a via Broletto: «Abbiamo notato che c'erano già dei tipi coperti in viso. Sono arrivati di corsa e si sono messi davanti al corteo». Lì lui e gli amici se ne vanno. E non tutti, assicura, erano ragazzini: a giudicare dalla corporatura, avevano «dai 18 fino ai 30-35» anni.

Intanto la città si chiude. In Galleria i locali storici ritirano i tavolini, il Duomo chiude in anticipo ai turisti mentre dentro si celebrano le messe. In via Armorari una dozzina di turisti rifugiati in una galleria resta bloccata finché non arrivano i vigili del fuoco.

Il caos ha attirato anche un pubblico imprevisto, quello dei ragazzi annoiati dalla vita di provincia. Come Matias e Greta, sedicenni arrivati dalla Val d'Aosta per vedere i disordini di Milano. Colpa dei video su TikTok e perché «là non succede mai niente, anche se ti vuoi divertire ci sono solo due discoteche». Così un amico li ha accompagnati in macchina a Torino, «perché sai, da noi non c'è nemmeno il treno», e dopo aver dormito in auto sono arrivati a Milano per vedere qualcosa dal vivo.

Il fronte si sposta verso il Castello. In piazza Cairoli il Decathlon viene sfondato e svuotato: quando arrivano gli agenti, gli incappucciati sono già in fuga con la merce. Dispersi anche qui, si ritrovano in corso Garibaldi, dove saccheggiano il negozio Vodafone, e scivolano verso la movida di Moscova.

Fuochi d'artificio

Alle sette di sera ancora vengono lanciati fuochi d'artificio e fumogeni, con squadre della polizia e dei carabinieri che cercano di inseguire i posti dove i gruppetti di tre o quattro persone diventano decine e provano nuovi assalti.In servizio c'è anche Angelo De Simone, il dirigente di polizia colpito sabato da un sampietrino in fronte: quattro punti di sutura e nessuna intenzione di restare a casa. «Sono numerosi, animati da foga distruttiva e spesso travisati», ha raccontato al Tg1. «Trovano il coinvolgimento nel gruppo e diventano più negativamente performanti a seconda del numero di persone che riescono a raccogliere».

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