ROMA L'esercito a Milano. Cinquecento militari per presidiare piazze e strade del capoluogo lombardo, scongiurare il bis delle proteste deflagrate in guerra civile nei giorni scorsi. Giorgia Meloni usa la mano pesante contro i "baby-maranza" che hanno messo a ferro e fuoco la città all'ombra della Madonnina. Oggi un Consiglio dei ministri straordinario per l'emergenza sicurezza varerà un decreto legge con una nuova stretta contro i violenti: fermo preventivo per i minori, reclusione fino a 5 anni per danneggiamenti, risarcimenti obbligatori per i genitori dei ragazzi che si macchiano di crimini. E ancora, il faro dell'intelligence sulle piattaforme web e social: dovranno segnalare per tempo alle autorità situazioni di rischio per la sicurezza pubblica.
«Ora lo Stato deve dare una risposta chiara. Non possiamo lasciare spazio al caos». A mezzogiorno la premier pronuncia queste parole di fuoco aprendo il vertice all'indomani degli scontri che hanno lasciato a terra più di cento agenti della polizia e agli arresti oltre duecento persone.
Il vertice
Intorno al tavolo a Palazzo Chigi i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini (collegato), i ministri Crosetto e Piantedosi, Mantovano, Fazzolari, i vertici dei Servizi e il capo della Polizia Vittorio Pisani. Meloni chiede un rapporto sui fatti di Milano.
In un'ora e mezzo prende forma la risposta muscolare dello Stato. Un decreto legge. Sarà battezzato questo pomeriggio dal Cdm e interverrà pesantemente sulla normativa che regola i cortei e gli assembramenti. Zero sconti ai "maranza", ai minori violenti. Mentre a Milano sarà spedita la task force speciale dei militari. Affiancherà i soldati dell'operazione Strade sicure ma avrà funzioni molto più ampie: le divise spedite al Nord per garantire l'ordine pubblico avranno la qualifica di ufficiali di polizia di giudiziaria. Tradotto: potranno se necessario fermare i facinorosi e perfino arrestarli. I "poteri speciali" dei militari avranno una durata a tempo: tre mesi. Una svolta. Che alle opposizioni ricorda tanto uno Stato di polizia e un po' ovunque a sinistra puntano il dito contro i "fallimenti" del governo sul fronte sicurezza. Riccardo Magi da Più Europa la mette così: «Il governo ha fallito su tutta la linea e non è accettabile ora che ci ripropongano ulteriori decreti, ulteriore repressione e restrizioni sul diritto di manifestare di tutti». E nel giorno in cui il Capo dello Stato Sergio Mattarella offre solidarietà agli agenti ma chiede «attenzione» ai «soggetti inediti" dietro le violenze, a Milano il centrodestra (presenti fra gli altri Ignazio La Russa e Letizia Moratti) si dà appuntamento per un flash mob con tanto di striscione: «Vi remigreeremo tutti». Il clima è rovente. Sicché l'emergenza sicurezza si intreccia con la campagna per le politiche ai nastri di partenza.
Salvini corre a mettere il cappello sui cinquecento militari a Milano, "Vittoria della Lega! esulta sui social il partito, protagonista di una lunga battaglia per rimpolpare le fila di Strade sicure con altri soldati. In realtà alla missione di rinforzo lavorano da giorni gomito a gomito il ministro della Difesa Guido Crosetto e il sottosegretario forzista Matteo Perego, candidato di Forza Italia a sindaco di Milano. Al vertice che precede il giro di vite oggi in Cdm Meloni chiede risposte forti. Si cerca la matrice, per ora invisibile, della mobilitazione social che ha riversato nelle piazze di tutta Europa migliaia di giovani violenti. Una minoranza, certo, quanto basta per sabotare e mettere in sordina le proteste dei ragazzi per il caro vita, i fondi carenti alla sanità e al welfare, il riarmo.
Le nuove regole
I Servizi non escludono una regia internazionale, almeno in parte dietro il tam tam sui social. Nella riunione con Meloni si accendono i riflettori sull'internazionale anarco-insurrezionalista ma si indaga anche su una serie di pagine riconducibili alla galassia social filorussa che hanno rilanciato gli appuntamenti online dei "maranza" europei.
Nel decreto legge in cottura confluiranno alcune norme contenute nel ddl sul "disagio giovanile" atterrato in Senato lo scorso luglio.
Tre in particolare: il fermo preventivo, ovvero l'accompagnamento e il trattenimento negli uffici di polizia anche di minorenni per prevenire «situazioni di pericolo». L'arresto facoltativo in flagranza e differito per danneggiamenti commessi almeno da cinque persone. Il divieto di assembramento disposto dal questore e la responsabilità penale (punibilità) dei minori. Limature in corso: i tecnici dei ministeri coinvolti lavoreranno fino in "zona Cesarini" prima del Cdm. Con il telefono vicino, si intende, perché non si escludono chiamate dal centralino del Quirinale.