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Scontri Milano, gli annunci via TikTok: allerta dell'intelligence per il nuovo raduno Gen-Z

October 19, 2026

ROMA Non è finita. Volanti della polizia sventrate, cassonetti a fuoco, pietre e molotov. Le frange violente che hanno infiltrato le manifestazioni di piazza da Torino a Milano si danno già appuntamento per il bis. C’è una data segnata in rosso nei rapporti dell’intelligence confezionati nelle scorse ore: 20 novembre. È il giorno prescelto per la “Gen Z Revolution European Protest”. Quaranta Paesi coinvolti, c’è anche l’Italia sulla mappa del grande sciopero studentesco e giovanile promosso dalla coalizione International Youth Strike. Una protesta di massa transnazionale per gridare tanti “no” insieme: al riarmo, agli aiuti all’Ucraina, i tagli alla scuola, al Welfare e la Sanità. Vaste programme. Mobilitazione legittima, ovviamente. Ma ad alto rischio tensione se è vero che è già finita nel mirino dell’ala violenta della protesta che ha lasciato il segno durante la guerriglia urbana nelle città italiane due giorni fa. E a terra più di 100 agenti feriti. Il 20 novembre è peraltro il giorno del grande sciopero convocato dalla Cgil di Maurizio Landini. Ergo: a Palazzo Chigi temono una tempesta perfetta. 

LE CONTROMOSSE

Ieri Giorgia Meloni è rimasta tutto il giorno in contatto con i vicepremier Salvini e Tajani e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La premier medita un blitz per fare visita agli agenti feriti in ospedale. Si vedranno intanto oggi per un vertice ad hoc per fare il punto. A destra scalpitano per un nuovo giro di vite dopo le immagini belliche arrivate da Milano. Parte la Lega chiedendo di riversare in un decreto legge almeno tre norme del pacchetto “anti-maranza” presentato al Senato con un DDL. Eccole: “Il fermo preventivo anche per i minorenni, il divieto di aggregazione per chi si rende responsabile di violenze di gruppo e l’introduzione del reato di danneggiamento di gruppo, con la possibilità di ricorrere all’arresto differito”. Il Carroccio vuole la corsia veloce e Meloni potrebbe concederla. Ammesso che dal Quirinale arrivi il via libera: i fari del Colle si erano già accesi sulle norme del pacchetto sicurezza, alcune delle quali, vedi alla voce cortei, intervengono su diritti costituzionali. Toccherà dimostrare la necessità e urgenza di un decreto legge e al governo sono convinti che le diapositive degli scontri bastino e avanzino. Si vedrà. La premier aveva inizialmente optato per la cautela. Distinguendo nel primo commento sui tafferugli le legittime proteste dei ragazzi dai violenti che hanno infiltrato le piazze. Ragioni di opportunità politica. Ma le immagini degli agenti presi a bottigliate piovute ieri sul suo smartphone hanno rotto gli ultimi indugi. Urge un segnale alle forze dell’ordine, bacino da presidiare in campagna elettorale. Sottraendolo possibilmente alle premure di Roberto Vannacci e della sua “sporca dozzina” futurista. Fondi in Manovra, per cominciare, e anche su questo fronte ci sarà un’accelerazione. Con buona pace delle accuse di ipocrisia che già arrivano dalle opposizioni pronte a battere il dente dolente dei contratti e delle dotazioni carenti delle donne e degli uomini italiani in divisa. Intanto il governo si attrezza per scongiurare una replica della guerriglia in strada. E qui torniamo ai report degli 007 italiani sul tavolo del governo. Dai quali emerge la preoccupazione per le modalità con cui i facinorosi si sono dati appuntamento. Un tam tam fulmineo sui social - via Tik tok e Telegram - tale e quale al passaparola che ha riversato nelle strade di Parigi migliaia di attivisti incappucciati insieme ai manifestanti pacifici. Fari puntati sulla mobilitazione della Generazione Z per il venti novembre al grido “All countries, all cities, same fight”. 

LE INFILTRAZIONI

Il rischio, ancora una volta, è che il raduno attiri i movimenti più violenti e decisi a seminare il caos. Da alcune branche degli anarchici ai no global. E sotto sotto in ambienti di sicurezza si fa strada il timore che agenti esterni - vedi alla voce Russia - possano approfittarne per destabilizzare l’ordine pubblico di un Paese considerato ormai rivale. Sicurezza e politica si mischiano in un tutt’uno nei ragionamenti dei piani alti del governo sui fatti di Milano. Città chiave peraltro della prossima tornata delle amministrative nonchè capoluogo di una Regione che Fratelli d’Italia ha da tempo messo nel mirino, alle urne nel 2028.

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