Una discesa nel profondo blu di oltre 46 metri. E la sorpresa. Su quel fondo sabbioso, a largo di Mazara del Vallo, nelle acque siciliane battute dalle rotte delle civiltà più antiche del Mediterraneo, ecco che è stato identificato un relitto romano di 2100 anni fa «in condizioni eccellenti», come testimoniano gli archeologi subacquei. Ancora in assetto di navigazione, con un carico spettacolare di centinaia e centinaia di anfore intere che riverbera l’estensione dell’intero scafo adagiato su quel fondo marino. A dare la notizia, il Ministero della Cultura alla conclusione di una serie di indagini che hanno visto la piena collaborazione tra gli esperti della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana (la prima istituzione italiana a dedicarsi in modo specialistico al patrimonio sommerso, ideata e fondata nel 2004 dall’archeologo Sebastiano Tusa), con il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo (operativi in acqua con il Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina e la Motovedetta dei Carabinieri di Trapani).
LA SEGNALAZIONE
Tutto è partito da una provvidenziale segnalazione. «Il relitto è stato segnalato alla Soprintendenza del Mare da due apneisti, Giacomo de Mola e Igor Bisulli», racconta l’archeologo subacqueo specialista della Soprintendenza del Mare, Salvo Emma. Le immersioni, a quel punto, sono iniziate in modo sistematico. Con attrezzature tecnologiche altamente sofisticate, tali da poter essere operative ad una simile profondità. «Abbiamo realizzato il rilievo tridimensionale che ci consentirà adesso di studiare il carico del relitto in maniera dettagliata», spiega Salvo Emma. «Il relitto è ad una profondità tale che non consente uno studio diretto senza qualche difficoltà operativa quindi la nuova tecnologia della fotogrammetria digitale tridimensionale ci consente di studiarlo in maniera dettagliata anche all’asciutto», aggiunge Salvo Emma.
500 ANFORE
Operazioni delicate anche da un punto di vista umano: «Abbiamo fatto immersioni noi della Soprintendenza con i sommozzatori dei carabinieri. Mediamente tempi di fondo di 15 minuti», racconta Emma. Il risultato è di pura suggestione: «Intanto abbiamo evidenziato oltre 500 anfore del tipo “Dressel 1a” quindi riferibili al II-I secolo a.C. Non solo. Sono presenti nella zona di prua due grossi ceppi di ancora in piombo lunghi circa 1,70 metri. Abbiamo individuato una fistula in piombo probabilmente pertinente alla pompa di sentina. Il relitto è in condizioni eccellenti, posizionato sul fondo in assetto di navigazione». Il sito sarà ora oggetto di ulteriori attività di documentazione e approfondimento da parte della Soprintendenza del Mare, dirette a ricostruire il contesto archeologico e ad adottare le necessarie misure di Tutela.
L'IMPORTANZA
«Per noi il fatto che due apneisti ci abbiano segnalato un relitto antico è molto importante - commenta Salvo Emma - perché cambia la percezione del patrimonio culturale subacqueo che è della collettività». Soddisfatto il ministro della Cultura Alessandro Giuli: «È una delle più importanti scoperte archeologiche subacquee degli ultimi anni. Mi congratulo con l’Arma dei Carabinieri e con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana per la competenza e la dedizione che hanno reso possibile questo risultato. Il mare continua a restituirci frammenti preziosi della nostra storia e il relitto di Mazara del Vallo ci parla degli uomini, delle rotte e degli scambi che fecero del Mediterraneo un crocevia di civiltà. La ricerca proseguirà per svelarne la storia e consegnarla alla collettività».
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