Foto generata da Ia (immagine a scopo esemplificativo, nella realtà l'acqua non forma una sacca ma impregna uno strato di sedimenti)
VENEZIA. Un imponente sistema acquifero d'acqua dolce, con una superficie paragonabile a quella dell'intero lago di Garda, è stato scoperto nella parte bassa della Provincia di Venezia – tra Cavarzere e Chioggia – una zona spesso colpita negli scorsi anni dal connubio di siccità e risalita del cuneo salino. A comunicarlo è l'Anbi, che precisa come il giacimento sia “protetto” da spessi strati argillosi, che limitano l'intrusione in profondità dell'acqua marina. Ma procediamo con ordine.
“Un imponente acquitardo, vale a dire un vero e proprio lago sotterraneo d'acqua dolce, esteso su quasi 30mila ettari, cioè una superficie grossomodo paragonabile all'intero lago di Garda, è stato scoperto tra i siti veneziani di Buoro (nel comune di Cavarzere) e Punta Gorzone (nel comune di Chioggia)”. A parlare è Lorenzo Frison, ingegnere del Consorzio di bonifica Adige Euganeo e responsabile del progetto Swamrisk per il Consorzio.
“I rilievi – continua – confermano che questo gigantesco giacimento profondo, protetto da spessi strati argillosi, è poco soggetto all'intrusione dell'acqua salata e viene intaccato solo in forma estremamente lenta dall'ingressione marina. La risalita salina lungo i fiumi ha invece un impatto diretto e devastante sulla falda superficiale: qui la presenza di sale raggiunge i 14 grammi per litro attorno ai sette metri di profondità, vale a dire un valore decisamente inferiore ai 35 grammi per litro tipici dell'acqua di mare, ma fortemente dannoso per le colture agricole”.
Il sistema acquifero, i cui primi rilievi risalgono al 2025, ha secondo le stime del Consorzio una superficie di circa 300 chilometri quadrati, circa 70 in meno del Benaco. Non bisogna però immaginare una grande cavità piena d'acqua: a circa 30 metri di profondità è stato individuato uno strato di sedimenti permeabili in cui è presente l'acqua dolce. A proteggerla è uno strato di argille e limi compatti, che rallenta la discesa dell'acqua salata presente nella falda superficiale.
La scoperta è stata effettuata nel contesto del progetto europeo Swamrisk (Subsurface Water monitoring and Management to prevent drought risk in coastal systems), un progetto di cooperazione transfrontaliera finanziato dal programma europeo Interreg Italia-Croazia. “L'iniziativa – dice ancora Anbi – avviata per affrontare la vulnerabilità degli acquiferi costieri, esposti ai cambiamenti climatici, vede la partecipazione di una partnership internazionale, guidata dall'Università di Spalato e composta da Regione Veneto, Cnr – Igg, Università di Zagabria, dalla società di ingegneria padovana M3E srl e dagli enti di gestione del territorio, tra cui figura protagonista il Consorzio di bonifica Adige Euganeo”.
E ora a Venezia, nell'ambito delle attività formative e tecniche del progetto, è stato ufficialmente presentato Hydrocloud, l'innovativo strumento predittivo e di infrastrutture dei dati, destinato per Anbi “a cambiare la gestione del rischio idrico e la salvaguardia dei suoli costieri”. Nel quadro complessivo del progetto, il Consorzio di bonifica Adige Euganeo ha concentrato il suo intervento proprio sui due supersiti di competenza nel proprio comprensorio: Buoro e Punta Gorzone. “Si tratta – dicono gli esperti – di porzioni di territorio altamente fragili, caratterizzate da una fortissima depressione geologica (fino a 4 metri sotto il livello del mare a causa della subsidenza) ed interessate dalla risalita del cuneo salino lungo i fiumi e nelle falde”.
In questo scenario, dice il presidente di Anbi Francesco Vincenzi: “La definizione della mappa di rischio all'interno di Hydrocloud diventa per l'ente consorziale uno strumento decisivo per rendere evidente e misurabile il futuro di queste aree costiere. Disporre di quadri previsionali, scientificamente validati, consentirà di orientare con maggiore precisione la programmazione delle opere pubbliche, necessarie alla sicurezza idrica e alla resilienza: dagli interventi infrastrutturali più attesi, come lo sbarramento sul fiume Brenta, fino alla progettazione di invasi per l'accumulo d'acqua dolce, indispensabili per garantire la disponibilità di risorsa nei momenti di maggiore fabbisogno irriguo e nelle situazioni di emergenza”.
“La collaborazione tra Italia e Croazia – evidenzia Massimo Gargano, direttore generale di Anbi – dimostra come la salinizzazione ed il cambiamento climatico non siano fenomeni locali, ma sfide globali, che richiedono percorsi condivisi. Per questo, siamo tra i promotori del Forum euromediterraneo sull'acqua, in corso di svolgimento a Roma, dove proprio ricerca e cooperazione saranno fra i temi dell'International water summit, che terremo nella mattinata di giovedì 1 ottobre”.
“Hydrocloud è un 'repository digitale ad accesso aperto' – continua Anbi –, basato sui principi comunitari dell'open data, che raccoglie e sistematizza la grande mole di dati idrogeologici, rilevati sul campo attraverso stazioni fisse e piezometri: salinità, conducibilità elettrica, temperatura dell'acqua, quota della falda sotterranea. La piattaforma, accessibile gratuitamente previa registrazione dell'utente via web, elabora due livelli di fruizione delle informazioni: da un lato, offre uno strumento avanzato per il mondo della ricerca ed i tecnici di settore, che possono estrarre i dati idrogeologici grezzi per alimentare e perfezionare sofisticati modelli matematici predittivi; dall'altro, grazie all'incrocio tra dati di campo e simulazioni numeriche, Hydrocloud elabora la 'mappa di rischio' in una cartografia digitale dinamica, che traduce complessi parametri scientifici in immediate rappresentazioni visuali. Attraverso campiture cromatiche ed indicatori chiari a semaforo, la mappa consente a tecnici, agricoltori ed amministratori locali di individuare con precisione quali zone del territorio e della rete idrica sono soggette all’intrusione salina o a calo di disponibilità, permettendo così di pianificare consapevolmente le scelte colturali e gli interventi sul territorio”.
“Inoltre – concludono gli esperti –, la prospettiva indicata dall’ Adige Euganeo guarda ad una potenziale ed evolutiva estensione dello strumento: l'aspettativa è che le informazioni contenute in Hydrocloud non si limitino al controllo della falda profonda tramite i pozzi, ma possano integrare il monitoraggio continuo dell'acqua superficiale dei canali; è fondamentale infatti disporre di una mappatura costante del grado di penetrazione salina dell'acqua lungo l'asta dei fiumi, così da poter valutare, momento per momento, se la risorsa disponibile sia effettivamente utilizzabile a fini irrigui, senza provocare danni”.
“L'unione di intenti tra Stati Transfrontalieri – aggiunge Fabrizio Bertin, presidente del Consorzio di bonifica – affiancata dalla ricerca accademica e dalla gestione concreta del territorio, ci ha permesso di ottenere risorse europee per avere risposte scientifiche aperte, rigorose e soprattutto necessarie a contrastare dinamiche che stanno interessando aree sempre più vaste del territorio con impatti sempre più gravi”.