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Scuola, rientro rovente: aria condizionata in aula, solo in un istituto su 23

September 2, 2026

Il caldo non aspetta la campanella. E, alla vigilia del rientro in classe, arriva una prima risposta concreta: «Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni di euro destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi di raffrescamento, con l’obiettivo di migliorare le condizioni e il comfort per studenti e personale scolastico», annuncia il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. L’anno scolastico riparte mentre temperature anomale e umidità elevata avvolgono il Mezzogiorno, rendendo difficili da vivere le aule esposte al sole.

I NUMERI

Gli studenti campani torneranno tra i banchi il 15 settembre, ma per molti docenti il rientro è già cominciato con collegi, riunioni e attività preparatorie. Riaprendo porte e finestre è riemerso il problema lasciato a giugno: edifici progettati per difendersi dal freddo, ma raramente attrezzati per un’estate che ormai invade il calendario scolastico. La fotografia più netta arriva dal dossier sull’Anagrafe dell’edilizia scolastica. In Campania soltanto 154 edifici su 3.568 riportano la presenza di sistemi di condizionamento o ventilazione. La copertura si ferma al 4,32%: appena una struttura ogni 23. Il confronto con il 2020-21 segnala un avanzamento ancora insufficiente. Quattro anni prima gli edifici con impianti censiti erano 66 su 3.784, l’1,74%. Le risposte positive sono aumentate di 88 unità, pari al 133%, mentre l’incidenza è cresciuta di 2,58 punti percentuali. Caserta presenta la copertura più elevata, con 41 edifici su 630, pari al 6,51%. Salerno conta 35 strutture su 808, il 4,33%; Avellino 16 su 371, il 4,31%; Benevento 11 su 260, il 4,23%. Napoli possiede il numero assoluto più elevato, 51 edifici, ma su una platea di 1.499: l’incidenza scende al 3,40%, la più bassa della regione. Nei capoluoghi Benevento raggiunge l’11,63%; Napoli si ferma al 3,33%, Caserta al 2,04% e Salerno all’1,28%. Ad Avellino nessuno dei 57 edifici censiti presenta una risposta positiva, sebbene tre risultino «non definiti». La rilevazione impone cautela. Accanto ai 154 «sì», 1.194 edifici campani riportano «no», mentre per 2.220 strutture, il 62,2%, la voce risulta «non definita». La categoria utilizzata dall’Anagrafe è «condizionamento o ventilazione» e non garantisce che gli impianti possano raffrescare tutte le aule.

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Il problema supera i confini campani. In Italia gli edifici con impianti censiti sono 2.835 su 39.351, il 7,20%: uno ogni 14. Nel 2020/21 erano 1.593, il 3,95%. In quattro anni le presenze positive sono aumentate di 1.242 unità, ma più di nove strutture su dieci continuano a non riportare un sistema di condizionamento o ventilazione. Nel Mezzogiorno la copertura è del 6,80%, con 1.003 edifici su 14.757. La Sardegna guida con 260 strutture su 1.645, il 15,81%, seguita dalla Calabria con il 7,50%. Il Molise raggiunge il 6,83%, la Sicilia il 6,41% e la Puglia il 6,08%. La Campania resta al 4,32%, davanti ad Abruzzo, 4,05%, e Basilicata, 3,99%. Il contributo annunciato da Valditara rappresenta la prima misura dedicata per affrontare una criticità ormai strutturale. «Questo intervento si inserisce nell’impegno del Ministero per sostenere concretamente le scuole e accompagnarle nell’affrontare le esigenze legate alla qualità degli ambienti in cui si svolgono le attività didattiche. Stiamo lavorando anche a un piano più ampio per l’efficientamento energetico nelle scuole», aggiunge il ministro. Valditara richiama quindi il ruolo della filiera territoriale: «Ci aspettiamo che gli enti locali – Comuni, Province e Città metropolitane – nell’ambito delle rispettive competenze, facciano la loro parte contribuendo agli interventi necessari nelle scuole. L’avevamo promesso, l’abbiamo fatto».

LO SCENARIO

La misura nazionale interviene nell’immediato, mentre rimane centrale la responsabilità sugli edifici. Alla Regione compete la programmazione degli interventi e la definizione delle priorità; realizzazione e manutenzione spettano agli enti proprietari. L’articolo 3 della legge 23/1996 assegna ai Comuni gli immobili destinati a infanzia, primaria e secondaria di primo grado, mentre per le scuole superiori sono competenti Province e Città metropolitana. I dirigenti scolastici devono segnalare le criticità e adottare le misure organizzative possibili, ma non possono realizzare autonomamente interventi strutturali in edifici appartenenti agli enti locali. «Bisogna guardare lontano, con interventi strutturali quanto lo è il problema», osserva l’assessore regionale all’Istruzione Andrea Morniroli. «Dal capo di Gabinetto del ministro Valditara abbiamo appreso che nessuna Regione ha prorogato l’apertura delle scuole. Porteremo il tema in Conferenza Stato-Regioni affinché venga affrontato in una prospettiva condivisa».

Intanto, con il ritorno in servizio da ieri dei docenti, cominciano le proteste. L’allarme riguarda soprattutto il momento in cui torneranno gli studenti, con il timore di malori nelle ore più calde. Ad Agropoli la protesta si è trasformata in mobilitazione istituzionale. Maria Cuono, docente dell’istituto superiore Vico-De Vivo, ha presentato un’istanza urgente alle autorità e segnalato alla Presidenza del Consiglio una petizione che ha raccolto in due giorni più di duemila firme. La mobilitazione porta in superficie una questione destinata a ripresentarsi: il cambiamento climatico non è più un’emergenza occasionale, ma una condizione alla quale adeguare edifici e organizzazione scolastica. I 20 milioni annunciati da Valditara rappresentano il primo intervento immediato; ora la sfida passa alla programmazione regionale e alla capacità degli enti locali di trasformare le risorse in aule realmente vivibili.