Tenere lo smartphone sul manubrio di bici, e-bike, scooter o moto non è vietato in automatico. La multa può arrivare quando il conducente lo tocca, lo sistema o lo usa mentre è in marcia. È questa la linea del Codice della strada, che anche nel 2026 distingue tra il semplice supporto porta-telefono e l’uso attivo del dispositivo alla guida. In mezzo c’è un punto decisivo: la sicurezza stradale e il controllo del mezzo.
Smartphone sul manubrio: cosa permette il Codice della strada e quando scatta la multa
Il problema non è il supporto. Montare uno smartphone su un supporto da manubrio per seguire una mappa o vedere il percorso non fa scattare da solo una sanzione. Conta quello che si fa mentre si guida. Se il ciclista o il motociclista guarda il telefono senza staccare le mani dal manubrio e senza perdere il controllo, si resta in una zona di tolleranza. Ma basta poco per cambiare quadro: toccare lo schermo, rispondere a una chiamata, modificare la destinazione, scorrere una notifica. Se tutto questo avviene in marcia, la contestazione può partire.
Il riferimento è soprattutto l’articolo 173 del Codice della strada, che vieta durante la guida l’uso di smartphone, tablet, computer portatili e dispositivi simili quando comporta, anche solo per pochi secondi, l’allontanamento delle mani dai comandi. La norma nasce per le auto, ma lo stesso principio viene applicato anche ai mezzi a due ruote quando il telefono riduce attenzione e capacità di manovra. “Lo stavo solo guardando al semaforo” è una giustificazione frequente. Non sempre basta. Se il veicolo è dentro il traffico, anche un gesto rapido può essere letto come uso vietato del telefono alla guida.

C’è poi un altro punto, meno conosciuto ma non secondario. L’articolo 169 dice che chi guida deve mantenere la massima libertà di movimento per compiere le manovre necessarie. Un telefono fissato male, troppo vicino alle leve dei freni o messo in una posizione che copre strumenti e visuale può diventare un rischio. Vale anche per un supporto instabile, agganciato alla meglio, magari su una bici elettrica usata ogni mattina tra traffico, rotaie del tram e incroci stretti. In quel caso non conta solo il telefono: conta il pericolo creato.
Multe, patente sospesa e regole pratiche per non rischiare
Le sanzioni possono essere salate. Per la violazione dell’articolo 173, la multa va da 250 a 1.000 euro, con sospensione della patente da 15 giorni a due mesi. Se la stessa infrazione viene ripetuta nel biennio, l’importo sale da 350 a 1.400 euro e la sospensione può andare da uno a tre mesi. Per chi guida una moto o uno scooter, quindi, il rischio non è soltanto pagare. Si può anche restare senza patente.
Per le biciclette il discorso va letto con qualche cautela, perché non tutte le sanzioni accessorie valgono come per i veicoli a motore. Resta però possibile la multa se l’uso dello smartphone in bici mette a rischio la guida o crea pericolo per gli altri. A seconda dei rilievi della polizia, possono entrare in gioco anche l’articolo 141, che impone di mantenere sempre il controllo del veicolo, con sanzioni da 42 a 173 euro, oppure l’articolo 169, con importi da 87 a 344 euro quando viene limitata la libertà di movimento.
La regola pratica è semplice, anche se spesso viene ignorata: il telefono può stare sul manubrio, ma va preparato prima di partire. Navigatore aperto, volume regolato, percorso già scelto. Poi le mani restano sul manubrio. Se arriva una chiamata urgente o bisogna cambiare strada, ci si ferma in un punto sicuro, fuori dalla corsia e senza intralciare gli altri. Per l’audio si possono usare sistemi viva voce o auricolari, purché non isolino dai rumori esterni; le cuffie che coprono entrambe le orecchie restano vietate.
Un supporto solido, sistemato in basso e non davanti alla visuale, aiuta a ridurre i rischi. Non li elimina. Alla fine la differenza la fa il comportamento: guardare una mappa per orientarsi è una cosa, guidare con un dito sul display è un’altra. Ed è lì che il porta-smartphone, da accessorio comodo, può trasformarsi in una multa.