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Serbia, la sfida degli studenti a Vucic: in 150mila in piazza a Belgrado prima del voto

October 23, 2026

Alla vigilia del voto di domenica, migliaia di fischietti, bandiere e slogan hanno attraversato il centro della capitale serba

Gli studenti a Belgrado

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Roma, 23 ottobre 2026 – Due anni di rabbia sono in piazza a Belgrado con oltre 150mila giovani che chiedono un cambiamento politico della Serbia dopo 14 anni di dominio del presidente Vucic e del suo Partito progressista serbo (Sns). E ieri, alla vigilia del voto di domenica, migliaia di fischietti, bandiere e slogan hanno attraversato il centro della capitale serba, mentre una folla di studenti e manifestanti si è riunita in piazza Slavija, uno dei luoghi simbolo della contestazione. E’ una grande manifestazione promossa dal movimento studentesco e secondo la stima dell’Archive of Public Gatherings, organizzazione indipendente che monitora le dimensioni delle manifestazioni, è stata partecipata da circa 150mila persone e avviene in un momento cruciale per la Serbia. Domenica 25 ottobre infatti si svolgeranno le elezioni parlamentari anticipate e gli elettori saranno chiamati a decidere se confermare l’attuale sistema politico che governa il Paese dal 2012 oppure aprire una nuova fase.

Serbia, la sfida degli studenti a Vucic: in 150mila in piazza a Belgrado prima del voto

La mobilitazione nata il primo novembre 2024 

La mobilitazione di questi giorni è nata dalla rabbia e ha un’origine lontana di almeno 2 anni. Era il primo novembre 2024 quando una pensilina in cemento alla stazione ferroviaria di Novi Sad che era appena stata ristrutturata crollò e provocò la morte di 16 persone. E’ stata una tragedia che non solo destò sgomento tra i serbi ma che sollevò interrogativi sulla sicurezza dei lavori appena svolti, sui controlli pubblici e sulle presunte responsabilità di un intervento malfatto legate alla corruzione. Iniziarono le manifestazioni con gli studenti universitari che scesero in piazza per chiedere un’indagine trasparente e l’accertamento delle responsabilità, poi la protesta si allargò rapidamente, coinvolgendo docenti, professionisti, cittadini e organizzazioni della società civile, fino a diventare una delle più importanti mobilitazioni serbe dalla caduta di Slobodan Milosevic, nel 2000.

Il movimento si è progressivamente esteso

Nei mesi successivi le richieste del movimento si sono progressivamente estese per ottenere il contrasto alla corruzione, la tutela della magistratura, il rafforzamento delle istituzioni e la convocazione di elezioni anticipate. Il movimento non ha chiesto inizialmente il rovesciamento di Vucic, ma ha contestato un sistema che considera opaco e subordinato agli interessi del potere. “Lo Stato deve appartenere ai cittadini, non alla mafia e ai criminali”, sono le parole di uno studente di giurisprudenza all’Università di Novi Sad raccolte dalla stampa nel corso della manifestazione di ieri che ha poi elencato tra i problemi da risolvere in Serbia anche la violenza politica, il deterioramento dei servizi pubblici, le privatizzazioni controverse e l’indebolimento dell’istruzione.

La lista elettorale Gli Studenti Vincono

Un ramo del movimento di protesta ha anche dato vita alla lista elettorale Studenti Pobeduju, Gli Studenti Vincono, sostenuta da candidati provenienti soprattutto dal mondo accademico e da ambienti esterni alla politica tradizionale. La lista presenta 250 candidati per altrettanti seggi parlamentari, si propone di cambiare il funzionamento delle istituzioni, senza identificarsi con un singolo leader, e si fonda su assemblee plenarie, nelle quali gli studenti discutono e votano le decisioni, oltre che su un principio dichiarato di non violenza. “Per la prima volta nella mia vita credo che sia possibile vivere in un Paese normale”, è l’aspettativa espressa da un ragazzo presente alla manifestazione di Belgrado raccolta dalla stampa. La piattaforma studentesca è riuscita ad allargarsi a un movimento più ampio che ha superato i confini generazionali e arriva a comprendere proposte per rafforzare gli strumenti investigativi contro la corruzione, introdurre norme sull’origine dei patrimoni e migliorare servizi essenziali, comprese le strutture sanitarie nelle aree rurali.

Il candidato di punta è un cardiologo di 56 anni

Il candidato di punta Ilija Srdanovic, che è un cardiologo di 56 anni, ha spiegato che bisogna riformare il sistema ma le priorità da cui partire potranno essere stabilite solo una volta insediati nel governo e dopo una valutazione approfondita dello stato delle istituzioni. Resta da capire se un movimento nato nelle università riuscirà a tradurre la mobilitazione e il malcontento in una maggioranza parlamentare e in un programma di governo attuabile. Ma intanto la sfida politica investe direttamente Vucic, la figura dominante della politica serba da oltre un decennio. Oggi ha 56 anni, è stato primo ministro dal 2014, presidente dal 2017, e ha consolidato la propria influenza anche attraverso il controllo politico dell’Sns, il partito progressista serbo che governa dal 2012 e ha costruito il proprio consenso su una combinazione di nazionalismo, promesse di stabilità e sviluppo economico.

Vucic ha invitato a “sconfiggerli in modo decisivo”

Ma opposizioni e organizzazioni per i diritti civili accusano il governo di condizionare i media, intimidire gli avversari e utilizzare impropriamente le risorse pubbliche. Tutte accuse respinte da Vucic che replica contro il movimento studentesco presentandolo come una minaccia alla stabilità nazionale, fino a descrivere la mobilitazione come un tentativo di colpo di Stato sostenuto dall’estero. Giovedì, parlando ai suoi sostenitori nella capitale, Vucic ha invitato a “sconfiggerli in modo decisivo”, mentre nel corso della campagna elettorale, secondo quanto denunciato da organizzazioni della società civile, sono stati usati sistemi intimidatori contro gli oppositori, con arresti e pressioni sui manifestanti, come accaduto mercoledì quando 6 persone sono state fermate dalla procura di Belgrado con l’accusa di preparare violenze e disordini nel giorno del voto. L’esito delle elezioni resta incerto, in Serbia mancano rilevazioni indipendenti sufficientemente affidabili e i sondaggi disponibili restituiscono risultati molto diversi. Domenica quindi si misurerà la forza elettorale del movimento studentesco ma sarà anche una prova della capacità della Serbia di garantire una competizione credibile e democratica, dopo mesi di tensioni e anni di una rigida stabilità politica che sembra ostacolare ogni cambiamento. 

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