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Sesto, morti insieme dopo 54 anni di matrimonio: la fine di Antonio ed Emilia scoperta il giorno dopo l’anniversario

July 30, 2026
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I signori Bettiol e Colognoli si erano sposati il 29 luglio 1972 a Cinisello, avevano 81 e 76 anni. Il decesso potrebbe risalire a un paio di settimane fa, accertamenti dei carabinieri sulle cause. Vicini e negozianti: “Non li vedevamo da 15 giorni”

Angelo Bettiol ed Emilia Colognoli

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Sesto San Giovanni, 30 luglio 2026 – Antonio Bettiol ed Emilia Colognoli si erano sposati il 29 luglio 1972 a Cinisello Balsamo. E da allora non si erano mai lasciati. Se ne sono andati insieme. E i loro cadaveri sono stati scoperti proprio il giorno dopo il cinquantaquattresimo anniversario di matrimonio nell’appartamento al quarto piano di via Monte San Michele 163, lì dove l’estrema periferia nord di Milano cede il passo ai primi palazzi di Sesto San Giovanni.

Sarà l’autopsia sui cadaveri dell’ottantunenne con un passato da camionista e della moglie di cinque anni più giovane a stabilire chi sia morto per primo, se l’altro si sia lasciato andare per non sopravvivere a lungo al compagno di un’esistenza intera o se abbiano deciso di farla finita nello stesso momento.

Gli accertamenti

Esclusa la pista che porta alla morte violenta di entrambi, mentre resta sullo sfondo quella di un omicidio-suicidio. L’abitazione è stata passata al setaccio dalle tute bianche della Sezione investigazioni scientifiche del Nucleo investigativo di via Moscova, che non hanno rilevato tracce evidenti di sangue, segni di colluttazione o altri elementi che facciano pensare a ipotesi alternative a una fine silenziosa per cause naturali. “Da almeno una settimana non srotolavano lo zerbino dopo le pulizie condominiali”, l’indizio del vicino di pianerottolo, anche se in realtà i carabinieri della Ccmpagnia di Sesto, coordinati dai pm della Procura di Monza, ipotizzano che il decesso vada retrodatato di almeno un’altra settimana.

Un range temporale che coincide con i racconti di due negozianti che erano abituati a vedere ogni giorno Antonio ed Emilia e che da circa quindici giorni, “forse anche di più”, non avevano più notizie di loro.

L’ottantunenne frequentava quotidianamente il Feeling bar di via Oslavia, a poche decine di metri da casa. “Veniva qui ogni mattina a bere il caffè – ricorda il proprietario Alessandro –. Ultimamente usava un bastone per camminare e da qualche tempo sembrava meno lucido del solito: io gli timbravo la tesserina con l’abbonamento, ma lui se ne dimenticava subito”.

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I carabinieri davanti alla palazzina dove abitavano i due anziani coniugi (Spf)

Il pensionato non lesinava divertenti aneddoti sugli anni trascorsi al volante di un tir, intrattenendo gli altri avventori al bancone con avventure ripescate dalla memoria e regalando sempre qualche sorriso a chi stava facendo colazione: “Erano storie di vita vissuta”.

La scoperta

Con lui c’era sempre il bassotto di famiglia. Che ieri mattina, dopo giorni di silenzio, ha iniziato ad abbaiare con particolare intensità. Nel primo pomeriggio, attorno alle 15, il fortissimo odore che aveva già insospettito qualche inquilino si fa talmente nauseante da richiedere l’intervento dei vigili del fuoco per sincerarsi delle condizioni di Antonio ed Emilia.

I pompieri entrano qualche minuto dopo e scoprono i corpi senza vita, in avanzato stato di decomposizione. Un ritrovamento che innesca immediatamente la chiamata ai militari di Sesto per cercare di far luce su quanto accaduto. La coppia non aveva figli, ma qualche condomino accenna a una parente, che però vive fuori città e che non si vedeva da tempo dalle parti di via Monte San Michele. Emilia, per tutti “Emi”, era attiva almeno quanto il marito, nonostante le crescenti difficoltà a deambulare: “Era una cliente fissa qui – racconta Rana, storico titolare bengalese di un negozio di alimentari dall’altra parte della strada –. Comprava l’acqua e se la faceva portare all’ingresso. L’ho vista l’ultima volta un paio di settimane fa, ma in quell’occasione mi aveva telefonato dicendo che non era in grado di uscire: ero andato io a consegnarle la cassa di bottiglie all’ascensore”.

Un incontro rimasto impresso a Rana per un motivo: “Aveva delle ferite alle gambe, come delle piaghe che si erano infettate”. Sembravano ormai remoti i tempi, in realtà distanti solo cinque o sei anni, in cui marito e moglie si concedevano una traversata in barca o un periodo di vacanza in riva al largo di Garda, sempre a Desenzano.

L’hobby

Ci arrivavano a bordo del loro pick up “camperizzato”, che l’uomo trasformava in una sorta di mini roulotte montando sulla parte posteriore una cellula scarrabile con letti e comfort da casa viaggiante: “Una volta – aggiunge il barista Alessandro – mi portò con lui a un raduno a Monza: tutti i partecipanti avevano queste strutture rimovibili”.

Inseparabili Antonio ed Emilia. Nella vita e nella morte. Chi li ha conosciuti non può non esaltarne la gentilezza e la disponibilità. Non senza un velo di malinconia per gli ultimi mesi difficili e per un dramma della solitudine che si è palesato al resto del mondo in un torrido pomeriggio di fine luglio. Esattamente a 54 anni dalle nozze.

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