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- Si apre il congresso della Lega: nervi tesi fra mozioni, 705 delegati e sullo sfondo la lite Garavaglia-Salvini
Milano, pesa l’incognita dei delusi. Domenica 25 ottobre il voto decisivo. Il ruolo del governatore lombardo, che avverte: “Nel segreto dell’urna possono esserci sorprese”

Matteo Salvini, segretario della Lega, con Massimo Garavaglia, candidato segretario

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Milano, 24 ottobre 2026 – “Lega di lotta e di governo”: questo lo slogan scelto da Matteo Salvini per il congresso straordinario in programma oggi e domani a Milano. Uno slogan che è una sintesi della strategia con la quale Salvini vuole assorbire il dissenso interno ed essere riconfermato segretario federale. Lega “di governo” per sottolineare i risultati ottenuti in questi anni stando nelle istituzioni, “di lotta” per sottolineare che sì, altre battaglie sono ancora da fare. Comprese quelle care al fronte nordista, che ha trovato in Massimo Garavaglia, presidente della Commissione Finanze del Senato, un candidato alternativo a Salvini.

Salvini al raduno di Pontida lo scorso settembre
"Lucida follia”
“Una lucida follia”: così lo stesso Garavaglia ha definito la sua scelta, ieri, prima di ribadire che il suo obiettivo è “far crescere la Lega, tornare ad una Lega pragmatica spostandola dallo stereotipo del partito di estrema destra perché l’elettorato leghista è trasversale e su alcuni aspetti è più a sinistra della sinistra”. Senza dimenticare la battaglia “federalista” e “una sana politica liberale”. I delegati chiamati al voto sono gli stessi che solo un anno e mezzo fa, a Firenze, acclamarono Salvini segretario: difficile che i pesi siano cambiati al punto da provocare ribaltoni. Da qui la “lucida follia”. Ma, tra tattica e realtà, chi ha firmato per Garavaglia non esclude sorprese. “Non ci siamo posti il tema della percentuale che prenderà Garavaglia ma siamo convinti che nel segreto dell’urna ci potranno essere delle sorprese” dichiara Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia.

Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, ha sempre messo in primo piano la questione settentrionale
Garavaglia: “Tutto può succedere”
“Nel segreto dell’urna tutto può succedere” insiste Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda e capogruppo (in bilico) in Senato. “Tante volte uno entra Papa ed esce cardinale. Io mi sento più un umile parroco di campagna” dice il diretto interessato. Ieri la prima schermaglia tra i due. “Nelle settimane e nei mesi scorsi, più volte ho chiamato Salvini, non per questioni politiche, ma per questioni tecniche su cui volevo esprimere una posizione, non ho avuto risposte” attacca Garavaglia. “Il mio telefono è sempre acceso. Ero con i camionisti martedì, mi ha chiamato e non potevo rispondere. Gli ho detto che lo avrei richiamato e poi ci siamo sentiti per più di un quarto d’ora” replica Salvini.

Il ministro Giancarlo Giorgetti
Il convitato di pietra
Tra i due un convitato di pietra: Giancarlo Giorgetti, al quale Garavaglia è legato da antica amicizia. “Con lui mi sono consultato pochissimo, quando si è d’accordo – dice sibillino lo sfidante – non c’è bisogno di parlarsi”. Parole che hanno innervosito l’ambiente salviniano. Sono 705 i delegati che parteciperanno al congresso.
Oggi sarà il giorno delle mozioni, tra tutte quella del salviniano Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera, che, insieme ad alcuni consiglieri regionali lombardi, ha raccolto i temi nordisti (autonomia, federalismo e Zes) nel tentativo di assorbire il dissenso, secondo la logica della “Lega di lotta e di governo”. Altre mozioni spingono sulla remigrazione (Isabella Tovaglieri) e ritorno di Salvini al Viminale (Nicola Molteni). Domani il voto sulla segreteria. Nel mentre sarà presentato il nuovo simbolo senza più la scritta “Salvini premier”.
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