Rimini, 5 agosto 2026 – La sua ’colpa’ è stata quella di essersi rifiutato di dare due euro di elemosina. Pochi istanti dopo è stato aggredito con calci, pugni e colpito più volte con un paio di grosse forbici da elettricista. È da questa feroce aggressione, avvenuta il 9 agosto 2025 nel centro storico riminese, che prende il via il procedimento approdato davanti al gup del tribunale di Rimini. Secondo la Procura, infatti, esisterebbe un nesso causale diretto tra quell’assalto e la morte dell’88enne Sanzio Montori, il pensionato di Santarcangelo deceduto il 16 gennaio scorso, dopo oltre cinque mesi trascorsi tra ospedali, interventi chirurgici, riabilitazione e un progressivo aggravamento delle sue condizioni di salute. È proprio questa la tesi sostenuta dagli inquirenti, che hanno riqualificato l’originaria contestazione di tentato omicidio in omicidio volontario aggravato.
Il primo passaggio decisivo del procedimento è fissato per il 23 settembre, quando davanti al giudice Alessandro Capodimonte si terrà l’udienza preliminare. Alla sbarra un 29enne originario della provincia di Salerno, attualmente sottoposto a misura di sicurezza in una Rems. La Procura gli contesta l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dall’avere approfittato dell’età della vittima, oltre alla recidiva.
Secondo la ricostruzione, quel giorno il giovane - uscito dal carcere pochi giorni prima e in quel periodo solito a bivaccare nel centro storico – avrebbe avvicinato Montori tra le vie Mentana e Tempio Malatestiano chiedendogli due euro. Di fronte al rifiuto dell’anziano, sempre secondo la ricostruzione, avrebbe reagito con una violenza improvvisa e del tutto sproporzionata. Lo avrebbe afferrato da dietro, facendolo cadere a terra, quindi lo avrebbe colpito con calci e pugni. Non contento, avrebbe impugnato una grossa forbice a punta, infierendo sull’88enne con diversi fendenti.
I cinque mesi di agonia e lotta dopo l’aggressione
Dopo l’aggressione, Montori viene ricoverato d’urgenza e sottoposto a numerosi interventi e trattamenti sanitari. I referti medici parlano di un traumatismo con ferita penetrante del torace, fratture costali multiple, lesioni a fegato, milza e rene. I medici annotano un progressivo decadimento cognitivo, infezioni e la necessità di incrementare le terapie. Prima dell’aggressione, spiegano i familiari, l’88enne viveva da solo a Santarcangelo, guidava ancora l’automobile e conduceva una vita indipendente. Dopo l’accoltellamento, invece, non sarà più in grado di tornare nella propria abitazione e verrà trasferito in una casa di riposo, dove rimarrà fino al decesso del 16 gennaio. La svolta dell’inchiesta arriva dopo la consulenza medico-legale affidata dalla Procura alla dottoressa Donatella Fedeli.
"Il decesso è riconducibile all’assalto del 9 agosto”
Secondo la specialista, il decesso dell’anziano è causalmente riconducibile all’aggressione del 9 agosto. Nella ricostruzione dell’accusa, le gravissime ferite riportate quel giorno avrebbero determinato l’ospedalizzazione, il lungo allettamento, il progressivo decadimento fisico e cognitivo e, infine, la morte sopraggiunta cinque mesi dopo. È sulla base di questa consulenza che il pubblico ministero ha contestato il reato di omicidio volontario. Si tratta, naturalmente, della tesi sostenuta dalla Procura, che dovrà essere verificata nel corso del processo. Nel procedimento si è costituita parte civile Rita Montori, figlia unica della vittima, assistita dall’avvocato Maurizio Ghinelli. Il legale sostiene che il padre abbia perso progressivamente ogni capacità di vivere in autonomia, fino al ricovero definitivo nella struttura assistenziale, dove è poi deceduto. Tra gli atti dell’inchiesta figura anche una perizia psichiatrica disposta dalla Procura, secondo la quale l’imputato sarebbe stato incapace di intendere e di volere al momento dei fatti.