Si inasprisce il contenzioso tra la Rai e Sigfrido Ranucci dopo la decisione dell'azienda pubblica di sollevare il giornalista dalla conduzione e dal ruolo di caporedattore di Report. Al centro della vertenza c'è la natura delle motivazioni addotte da Viale Mazzini per giustificare il provvedimento, liquidate dalla difesa del conduttore come formule generiche prive di qualsiasi riscontro fattuale.
Nella comunicazione formale inviata a Ranucci per notificare l'avvicendamento alla guida dello storico programma d'inchiesta di Rai 3, l'azienda ha fatto riferimento a presunte «continue pressioni, opacità, commistione, interferenze» e a un'«obiettiva incompatibilità» ambientale. Un quadro che, secondo i vertici aziendali, avrebbe compromesso la serenità e il necessario carattere di imparzialità della trasmissione. Di fronte a tali affermazioni, la difesa del giornalista, guidata dagli avvocati Roberto De Vita e Stefano Rossi, ha presentato una formale richiesta di chiarimento, chiedendo alla Rai di esplicitare i fatti concreti: quali episodi, quali soggetti esterni o quali inchieste avrebbero generato le presunte ingerenze e opacità.
La posizione dei legali e il ricorso
La risposta dei legali della concessionaria pubblica, tuttavia, ha confermato la volontà di non integrare la motivazione originale né di fornire dettagli circostanziati su quanto contestato. L'atteggiamento dell'azienda ha portato l'avvocato De Vita a denunciare l'insussistenza di ragioni oggettive alla base del provvedimento. Secondo il legale, l'impossibilità o il rifiuto di esplicitare le circostanze dimostra che la decisione è priva di qualsiasi fondamento fattuale, configurando una violazione dei doveri di trasparenza, particolarmente grave trattandosi di un datore di lavoro che opera nell'ambito del servizio pubblico.
I nuovi assetti
Mentre Viale Mazzini ha già definito il nuovo assetto della trasmissione, affidandone la conduzione ai giornalisti Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, la vicenda si sposta ora sul piano giudiziario. La difesa di Ranucci ha avviato le procedure per ricorrere davanti al Giudice del Lavoro, chiedendo il reintegro del giornalista e contestando la legittimità formale e sostanziale della delibera aziendale.
Il confronto tra azienda e redazione
«Oggi abbiamo aperto un canale di comunicazione con l’azienda, l’interesse di tutti è andare in onda dall’8 novembre con ‘Report’, con la consueta autonomia e indipendenza. È questo che abbiamo fatto presente all’azienda». Nel corso dell’incontro «si è aperto un canale di comunicazione, per noi è positivo, e adesso cercheremo di capire quali sono le decisioni dell’azienda», ha spiegato Procaccianti non soffermandosi sui dettagli, che al momento restano riservati. «Non si è parlato di nomine, non abbiamo voluto farlo perché per noi è importante che Report vada in onda con la consueta autonomia indipendenza, e deve andare in onda dall’8 novembre - scandisce il giornalista - La squadra è disponibile a questo, e su questo abbiamo dialogato positivamente con l’azienda».
Con i conduttori scelti dalla Rai, Piervincenzi e Presutti, «non ci siamo incontrati - dice l’inviato di Report - nessun contatto con loro». E sottolinea che «oggi non abbiamo parlato di nomine, abbiamo aperto un canale di comunicazione». Questa «era un’assemblea per capirci, non era una trattativa. Non si è parlato né di nomine né di modalità di conduzione, solo di autonomia e di indipendenza di Report, che penso che interessi tutti i giornalisti».La reazione dei conduttori designati
Se c’è stato un incontro con la redazione di Report? «Non ancora, purtroppo». Lo state chiedendo? «Certo». Risponde così Daniele Piervincenzi, intercettato dai giornalisti all’uscita dalla sede Rai di via Teulada dove si è svolto l’incontro tra i vertici dell’azienda e la redazione di Report. Il conduttore designato dalla Rai è uscito dai tornelli di via Teulada insieme all’altra conduttrice scelta dall’azienda, Giulia Presutti. I due hanno velocemente raggiunto la macchina e non hanno risposto ad altre domande.
La nota di Usigrai
«I vertici Rai devono garantire la messa in onda di Report secondo quanto previsto in palinsesto. Non ci deve essere nessun rinvio per la trasmissione di inchiesta del Servizio Pubblico, patrimonio aziendale che va difeso a tutti i costi. I problemi della redazione non diventino la scusa per annacquare il giornalismo di inchiesta della Rai o far slittare un programma che la politica da sempre ritiene 'scomodo' perché si occupa del potere». Lo afferma l'Esecutivo Usigrai in una nota. «La politica che tutto commenta di questa vicenda, faccia l'unica cosa che le è propria: voti in Parlamento una legge di riforma della Rai che attui quanto previsto dal regolamento europeo sulla libertà dei media e in particolare dei servizi pubblici radiotelevisivi europei che devono essere indipendenti rispetto al governo di turno e avere certezza di risorse», aggiunge Usigrai. «L'Azienda e i suoi vertici smettino di portare avanti la pratica delle trattative private di questi giorni e tornino alle corrette relazioni sindacali riportando al centro degli incontri il Cdr dell'Approfondimento e gli organismi di rappresentanza dei diversi settori aziendali impegnati nella produzione», conclude l'Esecutivo Usigrai.
Ultimo aggiornamento: mercoledì 2 settembre 2026, 19:43
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