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- Sindrome letale, il militare Rocco muore a 42 anni. Il dolore della sorella Simona: “Ha lottato fino all’ultimo”
Rocco Aurilia, graduato aiutante del Reggimento Vega, colpito da una malattia rara: è stato stroncato dalla sindrome neurodegenerativa di Creutzfeldt-Jakob. “A maggio i primi sintomi poi la situazione è precipitata rapidamente”

Rocco Aurilia, 42 anni, scomparso il 13 agosto a causa di una rara malattia

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Rimini, 27 agosto 2026 – Tutto è cominciato alla fine di maggio. Un malessere, i primi sintomi, poi gli accertamenti e una situazione che nel giro di poche settimane è precipitata. Fino al tragico epilogo. Rocco Aurilia, 42 anni, graduato aiutante del 7° Reggimento Aviazione dell’esercito “Vega” di Rimini, è morto dopo essere stato colpito da una malattia nuerodegenerativa rarissima e particolarmente aggressiva: la sindrome di Creutzfeldt-Jakob.
Rimini era diventata la sua città
Aurilia era originario dell’Avellinese, ma Rimini era ormai diventata la sua città. Qui viveva e lavorava da molti anni, portando avanti la sua carriera nell’esercito. Era entrato nelle forze armate da giovanissimo e prestava servizio al 7° “Vega”, il reparto dell’Aviazione dell’esercito con sede all’aeroporto militare di Rimini. Una vita professionale trascorsa in divisa, fino a quando, improvvisamente, alla fine di maggio qualcosa ha cominciato a non andare.
Il campanello d’allarme
Il primo campanello d’allarme è arrivato proprio in concomitanza con il servizio. Aurilia, che viveva da solo a Rimini, avrebbe dovuto presentarsi al lavoro ma non si era sentito bene e non era riuscito a raggiungere il reparto. I colleghi si sono immediatamente interessati alla situazione e lo hanno aiutato a rivolgersi ai sanitari. Da quel momento è iniziato un percorso che nessuno poteva immaginare sarebbe stato così breve e drammatico.
Il ricovero
Sono partiti gli esami e gli approfondimenti. Rocco è stato ricoverato a Cesena, dove i medici hanno cercato di dare un nome a quei problemi comparsi improvvisamente. Il quadro, però, si è fatto via via più serio. Gli accertamenti hanno indirizzato i sospetti verso una patologia neurologica molto rara e il peggioramento delle condizioni è stato rapido.
La malattia rara
Successivamente Aurilia è stato trasferito all’hospice di Rimini, dove è rimasto nell’ultima fase della malattia. Nel giro di poche settimane, quindi, la sua quotidianità è stata completamente stravolta: dal lavoro e dal servizio al “Vega” al ricovero, fino all’hospice e alla morte, arrivata ad appena 42 anni. Secondo quanto riferito dalla famiglia, il sospetto dei medici è quello della malattia di Creutzfeldt-Jakob, una patologia neurodegenerativa estremamente rara. La Creutzfeldt-Jakob fa parte delle cosiddette malattie da prioni, patologie nelle quali alcune proteine assumono una forma anomala e provocano un progressivo danneggiamento del sistema nervoso centrale. Una delle caratteristiche della malattia è proprio la sua evoluzione veloce, anche se modalità e tempi possono variare da caso a caso.
Le diverse forme della malattia
Esistono inoltre diverse forme della malattia di Creutzfeldt-Jakob, con origini differenti. Una particolare variante è diventata conosciuta negli anni Novanta per il collegamento con l’encefalopatia spongiforme bovina, la cosiddetta “mucca pazza”. Si tratta però soltanto di una delle forme della patologia e non è quella che, stando agli accertamenti svolti fino ad ora, viene ipotizzata nel caso di Aurilia. Per stabilire con certezza la diagnosi bisognerà attendere il completamento degli accertamenti.
Il dolore della sorella
“Rocco ha lottato fino all’ultimo, con una forza e una dignità che non dimenticheremo mai. È stato tutto così improvviso e così veloce che ancora facciamo fatica a renderci conto di quello che è successo”: con queste parole lo ricorda la sorella Simona. La cerimonia, organizzata dall’impresa funebre Terra Cielo Città di Rimini, sarà celebrata domani alle 16 nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, a Miramare. Sarà l’occasione per colleghi e amici di stringersi attorno alla famiglia. Rocco lascia la mamma Maria Luisa, la sorella Simona e il cognato Luciano. Chi ha lavorato al suo fianco lo ricorda con particolare affetto per la professionalità, la serietà e la dedizione con cui ha sempre svolto il proprio servizio.
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