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Sinner, Adriano Panatta lancia l’allarme: «Troppi infortuni, qualcosa non sta funzionando». Cosa c’è dietro il forfait agli US Open

August 24, 2026

La rinuncia di Jannik Sinner agli US Open 2026 non è soltanto una pesantissima assenza per il torneo di New York. Il problema al ginocchio che ha fermato il numero uno al mondo riporta al centro una questione che riguarda ormai tutto il tennis: perché così tanti campioni sono alle prese con infortuni e problemi fisici? A sollevare il dubbio è Adriano Panatta, che alla Domenica Sportiva ha analizzato il forfait dell’altoatesino andando oltre il singolo caso.

Secondo l’ex campione italiano, infatti, quanto sta accadendo a Sinner deve essere letto all'interno di un fenomeno più ampio. I problemi fisici stanno coinvolgendo diversi protagonisti del circuito e una delle possibili spiegazioni, secondo Panatta, va cercata proprio nel modo in cui si gioca oggi.

Panatta e la rinuncia di Sinner agli US Open

«Non me l’aspettavo, evidentemente non sta ancora al meglio e lui ha avuto delle esperienze brutte giocando in condizioni precarie», ha spiegato Panatta commentando la decisione di Sinner di non partire per New York. Il riferimento è alle precedenti occasioni in cui il numero uno al mondo ha provato a scendere in campo senza essere nelle migliori condizioni fisiche, con prestazioni complicate e, in alcuni casi, nuovi ritiri. Un precedente che può aiutare a comprendere la prudenza con cui questa volta è stato affrontato il problema al ginocchio.

Panatta ha affrontato il tema inizialmente con la consueta ironia: «La cosa che mi fa un po’ ridere è che tutti i giocatori di tennis dicono “ho ascoltato il mio corpo…”.

Io se lo ascolto, la mattina nemmeno mi alzo». Dietro la battuta, però, c'è una riflessione precisa: i tennisti di oggi sono costretti a prestare un'attenzione sempre maggiore ai segnali del proprio fisico, sottoposto a sollecitazioni continue.

È qui che l'analisi dell'ex campione si allarga. Per Panatta non si può più parlare soltanto dei problemi di Sinner o di Carlos Alcaraz. «Qui invece parliamo di troppi infortuni: a parte Sinner e Alcaraz, abbiamo avuto Rune, Berrettini, Musetti, Fritz, tutti giocatori nei primi dieci con grossi incidenti», ha osservato. Una sequenza di stop che, secondo Panatta, merita attenzione proprio perché coinvolge alcuni dei migliori giocatori del circuito. Il punto, dunque, non sarebbe soltanto quanto si gioca, ma anche come si gioca.

Il confronto con Federer, Nadal e Djokovic

Per spiegare il suo ragionamento, Panatta ha messo a confronto il tennis attuale con quello dei grandi campioni della generazione precedente. «Conta molto il tipo di gioco che uno fa, Nadal aveva un gioco violento e più di strappo di Federer, che era il dio del tennis. Djokovic anche aveva un fisico più elastico e dei colpi più soavi e quindi aveva meno incidenti».

Stili differenti, dunque, possono comportare sollecitazioni differenti sul corpo. Ed è proprio su questo aspetto che Panatta individua uno dei nodi del tennis contemporaneo, caratterizzato da intensità, velocità e potenza sempre maggiori. La conclusione dell'ex campione è netta: «Qualcosa non sta funzionando, penso sia il tipo di gioco che ti costringe ad andare troppo forte». 


Ultimo aggiornamento: lunedì 24 agosto 2026, 20:10

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