Non importa quanto sia bassa la concentrazione di smog: anche se moderata, l'aria respirata durante il giorno potrebbe disturbare il sonno notturno con eccessi di tosse. A quantificare per la prima volta questo impatto su scala globale è una ricerca condotta dall'Università di Cambridge, dall'Università di Tsinghua e dalla societa tecnologica Sleep Cycle, realizzata con la collaborazione dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e pubblicata sulla rivista Communications Health.
L'indagine ha monitorato i rumori respiratori notturni di decine di migliaia di persone in 32 città distribuite in 12 Paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Cina, Stati Uniti, Brasile e Germania per un periodo di 500 giorni, incrociando le registrazioni audio con le concentrazioni giornaliere di polveri sottili PM2,5, i parametri meteo e l'incidenza delle sindromi influenzali.
Le città italiane analizzate
I risultati evidenziano una correlazione diretta tra l'aria respirata di giorno e i colpi di tosse notturni, persino nelle aree urbane in cui il particolato rispetta la soglia di esposizione giornaliera raccomandata dall'Organizzazione Mondiale della Sanita, pari a 15 microgrammi per metro cubo. Nel modello statistico complessivo, a ogni incremento di 10 microgrammi per metro cubo di PM2,5 corrisponde un aumento medio del 2,4% della frequenza dei colpi di tosse. La risposta dell'apparato respiratorio si è rivelata particolarmente accentuata proprio ai livelli bassi e intermedi di inquinamento. Una verifica sul campo è giunta anche da Los Angeles, dove i picchi massimi registrati dall'applicazione sono coincisi con i grandi incendi boschivi del gennaio 2025.
L'Italia ha avuto un ruolo di primo piano nella ricerca, sia attraverso il contributo scientifico di Marco Montagna, medico e ricercatore dell'Università Vita-Salute San Raffaele, sia per la presenza di cinque città monitorate: Milano, Roma, Firenze, Bergamo e Monza. Nel nostro Paese le concentrazioni medie giornaliere di PM2,5 si sono attestate tra gli 11,9 microgrammi per metro cubo di Firenze e i 14,7 di Bergamo. Il segnale piu evidente è emerso nel capoluogo toscano, dove a un aumento di 10 microgrammi di particolato corrisponde una crescita del rischio relativo di tosse notturna quantificabile tra il 4% e il 5%. Incrementi lievi ma rilevabili sono stati osservati anche a Milano, Monza e Roma, mentre a Bergamo la risposta è risultata sostanzialmente neutra. Per isolare l'effetto dell'inquinamento, gli autori hanno integrato nell'analisi i bollettini epidemiologici sulle infezioni respiratorie forniti dall'Istituto Superiore di Sanita.
I rischi
«Tutti tossiscono di tanto in tanto, ma la tosse, isolata o persistente, è un segno di irritazione o infiammazione polmonare e potrebbe segnalare problemi non ancora cronici», ha spiegato l'autore principale Tong Xia dell'Università di Tsinghua. Le informazioni sono state raccolte tramite l'applicazione per smartphone Sleep Cycle. I suoni sono stati elaborati in forma anonima direttamente sui telefoni da un algoritmo dedicato, senza alcun invio di registrazioni vocali all'esterno, tutelando la riservatezza degli utenti.
«Questo approccio trasforma milioni di smartphone in strumenti di analisi e consente ai ricercatori di osservare gli effetti dell'inquinamento citta per citta e notte per notte», ha evidenziato il coautore Mikael Kageback di Sleep Cycle. L'associazione tra polveri sottili e risvegli con tosse è rimasta statisticamente significativa anche escludendo i periodi di picco dell'influenza stagionale. «I dati suggeriscono che potrebbe non esistere una soglia del tutto priva di rischi per l'esposizione all'inquinamento atmosferico», ha concluso la coordinatrice dello studio Cecilia Mascolo dell'Università di Cambridge, invitando a considerare misure di protezione individuale, dall'uso di filtri per l'aria negli ambienti chiusi alle mascherine all'aperto nei giorni critici.
Ultimo aggiornamento: mercoledì 16 settembre 2026, 07:49
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