Organizzare una vacanza con i bambini al seguito può diventare un secondo lavoro, tra mille incastri da far quadrare. Jamie Davis Smith, mamma di due o più figli, ha trovato la sua soluzione nei tour di gruppo per famiglie e, dal Marocco al Perù, ne ha già fatti cinque. Lo racconta in un lungo intervento su Business Insider, dove spiega come è cambiato il suo modo di partire.
Dal fai da te al tour di gruppo
Tutto nasce da una passione di gioventù. «Non c’era niente che amassi di più che salire su un aereo con in mano solo la mia guida Lonely Planet e un programma appena abbozzato», scrive Smith. Poi sono arrivati i figli: «Ho capito che dovevo pianificare molto di più». Il metodo, però, è rimasto lo stesso. «Non mi era venuto in mente di viaggiare in un altro modo», ricorda. «Era molto divertente, ma anche faticosissimo. E se qualcosa andava storto, dovevo inventarmi da sola un piano B».
Con il tempo, organizzare è diventato un peso. «Non volevo smettere di mostrare il mondo ai miei figli, ma mi serviva una mano». Un paio di volte si è fatta consigliare da un’agente di viaggi, ma senza grandi risultati: «Spiegare cosa volevo e andare avanti e indietro era faticoso quasi quanto pianificare il viaggio da sola». La svolta è stata un tour in piccolo gruppo per famiglie in Marocco, prenotato con Intrepid Travel. I dubbi non mancavano e prima di partire pensava avrebbe odiato quel tipo di viaggio, «se mi sarebbe mancata la spontaneità del viaggio in solitaria e se sarei andata d’accordo con degli sconosciuti». Ma «quasi subito, i miei timori si sono dissolti».
I vantaggi dei tour di gruppo
Quel primo viaggio è stato, dice, «così facile e divertente» da convincerla a ripetere: dopo il Marocco sono arrivati India, Giappone, Giordania e Perù. Proprio qui, tra le montagne andine, ha avuto la conferma che cercava. «Un modo senza stress per accompagnare i miei figli a Machu Picchu», dice, con «un sacco di dritte da chi i posti li conosce». Ci sono state anche esperienze che da sola non avrebbe mai trovato. «Abbiamo imparato a costruire e a suonare i flauti di Pan tradizionali», racconta.
Il vantaggio più grande, però, è stato un altro. «Sapevo che non dover cercare hotel e orari dei treni mi avrebbe fatto risparmiare tempo. Mi ha sorpreso, però, quanto stress sia scomparso senza più formalità negli alberghi, ristoranti da scegliere più volte al giorno e calcoli per capire quanto ci volesse da un posto all’altro».
E conclude: «Così ho potuto godermi di più me stessa, i miei figli e, in generale, le vacanze».Poi c’è la guida locale, che ha cambiato anche le ore morte. «Prima di viaggiare con una guida non mi rendevo conto di quanto mi stessi perdendo di usanze e cultura». Ora, invece di fissare il telefono in pullman o in albergo dopo cena, Smith chiacchiera con lei «di tutto, dalle abitudini a tavola ai riti del matrimonio». Anche i bambini hanno le loro curiosità: «Chiedono sempre com’è andare a scuola e a quali giochi giocano i loro coetanei». E quando serve, la guida è anche un’interprete: «È utile avere qualcuno vicino che traduca quando dobbiamo trovare un bagno o abbiamo una domanda su un’attrazione».
Viaggiare con degli sconosciuti
A rassicurarla è stato anche il numero dei partecipanti. «Apprezzo che tutti i tour che ho fatto avessero meno di venti persone». Il resto lo ha fatto la compagnia: «Eravamo circondati da famiglie con la nostra stessa sensibilità», e una guida che «ci ha aiutato a conoscerci». La solidarietà non è mancata. «Una sera ero molto stanca: altri genitori hanno sorvegliato i miei figli durante la cena e hanno fatto qualche partita a UNO». Lei ha ricambiato quando poteva. «Mi sono offerta di portare con me altri bambini nelle deviazioni fuori programma, come al tempio dei topi in India, quando i loro genitori preferivano restare indietro».
I suoi figli, aggiunge, «stringono sempre amicizia in fretta» con i coetanei del gruppo. E le amicizie non finiscono con il ritorno a casa. Il programma resta flessibile. In Giordania i bambini volevano saltare un’uscita pomeridiana per stare più tempo tra spiaggia e piscina: «Era la pausa di cui avevano bisogno, e a nessuno è dispiaciuto che la mia famiglia si staccasse per qualche ora». Altre volte il tempo libero è servito a esplorare per conto proprio: «Come visitare altre rovine che non erano comprese nel tour».
Gli svantaggi
Non è tutto perfetto, ammette. «Mi hanno trascinata in ristoranti che sapevo che i miei figli avrebbero odiato, perché il resto del gruppo voleva andarci. Ho avuto più sveglie all’alba di quante ne vorrei e ho sopportato lunghi viaggi in pullman che da sola avrei evitato». Ma, aggiunge, «cerco di ricordare che le cose non sono perfette neanche quando pianifico per conto mio». Il bilancio, alla fine, è chiaro: «I vantaggi dei viaggi di gruppo in famiglia hanno ampiamente superato gli svantaggi, e non vedo già l’ora del prossimo».
Ultimo aggiornamento: giovedì 15 ottobre 2026, 14:41
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