Che dormire e dormire bene sia importante per la nostra salute non lo scopriamo certo oggi. Ma quanto è importante? Un nuovo studio internazionale, guidato dai ricercatori della Peking University e della Capital Medical University di Pechino, sta aiutando a svelare maggiori dettagli, rivelando legami inediti tra le nostre abitudini notturne e il rischio di sviluppare alcune malattie. Analizzando i dati di quasi 100 mila persone, gli scienziati hanno scoperto che all’aumentare del tempo trascorso in sonno profondo e in fase REM (Rapid Eye Movement, durante cui l’attività cerebrale è molto intensa e in cui si concentrano i sogni) si associa un rischio inferiore di sviluppare fino a 83 patologie, tra cui demenza, scompenso cardiaco e malattia di Parkinson. La ricerca è pubblicata sulla rivista PLOS Medicine.
Come un “braccialetto” tecnologico svela il sonno
Tradizionalmente, le ricerche scientifiche sul riposo si basano sulle autodichiarazioni dei partecipanti, un metodo soggetto a errori poiché si tende a ricordare male quando ci si addormenta o ci si risveglia. Per superare questo limite, i ricercatori hanno analizzato i dati archiviati nella UK Biobank di oltre 95 mila persone che hanno indossato per 7 giorni e 7 notti consecutivi uno speciale braccialetto, un accelerometro (o actigrafo) da polso per misurare i movimenti corporei. Le informazioni raccolte dallo strumento sono state poi elaborate da SleepNet, un algoritmo di intelligenza artificiale capace di ricostruire con precisione la struttura del sonno, e analizzate in relazione alle informazioni cliniche in un arco di tempo della mediana di 8,9 anni.
Dormire da svegli: il sonno locale che rigenera il cervello
Sonno REM e sonno profondo, quali benefici?
L’analisi ha dimostrato che le varie componenti del riposo svolgono ruoli protettivi distinti. “Il dato più sorprendente riguarda la fase REM”, commenta Andrea Romigi, Direttore del Centro di Medicina del Sonno IRCCS Neuromed e membro del Board Scientifico dell’Osservatorio MOHRE . “Per ogni incremento di circa 48 minuti di sonno REM, il rischio di scompenso cardiaco risultava inferiore (hazard ratio 0,74), così come quello di demenza (0,54) e di morbo di Parkinson (0,20)”. Parallelamente, il sonno profondo, più rigenerante per i tessuti e per le difese immunitarie, sembra tutelare da condizioni come il diabete di tipo due, la depressione maggiore e le apnee notturne. Lo studio conferma, inoltre, che risvegli frequenti e sonno irregolare aumentano la vulnerabilità verso molti disturbi, tra cui anche ansia e dipendenze.
Quanto bisogna dormire?
Oltre alla durata e alla qualità delle singole fasi, la ricerca ha valutato l’impatto sulla salute del tempo totale di riposo, individuando la finestra d’oro tra le 6 e le 8 ore di sonno per notte. All’interno di questo intervallo si registra il rischio minimo di insorgenza per 69 patologie differenti nelle persone adulte e anziane. Chi dorme meno di 5 ore, invece, presenta una vulnerabilità elevata per 37 malattie.
Si tratta – sottolineano gli esperti – di uno studio osservazionale, che pertanto non può stabilire un rapporto di causa-effetto. Non si può dire, insomma, che la mancanza di sonno provochi questa o quell’altra condizione. I fenomeni, però, sono collegati: capire come il sonno influenzi i nostri equilibri biologici rimane un tassello cruciale per guidare la ricerca futura, identificare precocemente i soggetti più a rischio e disegnare strategie su misura per trasformare le abitudini notturne in una forma di tutela per il nostro benessere.