Oristano.
27 ottobre 2026 alle 00:29
Donne over trenta che hanno un lavoro, una famiglia e, spesso, qualche guaio di coppia da risolvere. È l’identikit di coloro che si rivolgono al Consultorio diocesano di Oristano: perché anche quando il problema riguarda una relazione sentimentale o il rapporto con i figli, a chiedere aiuto sono spesso le donne. Difficile saperne molto di più perché nella sede al civico 181 di via Cagliari vige la riservatezza assoluta. A difendere la privacy dei “clienti” («li chiamiamo così perché non sono “pazienti” visto che non siamo psicologi») è Tiziana Pinna, funzionaria del Corpo forestale 63enne, nominata direttrice dall’arcivescovo Roberto Carboni nel settembre scorso. «Attualmente abbiamo 15 consulenze attive seguite dai nostri sei volontari, ma presto la squadra potrebbe crescere: l’arcivescovo crede molto in questo progetto e ha finanziato un corso di formazione che tra un anno, se tutto va bene, ci porterà altri 20 consulenti».
A chi vi rivolgete?
«A chiunque abbia più di 14 anni».
Che servizi offrite?
«Siamo consulenti familiari e ci occupiamo di accompagnare le persone in un percorso di consapevolezza per trovare dentro di sé gli strumenti per superare le difficoltà».
Come stanno le famiglie dell’Oristanese?
«Ci sono problemi che il più delle volte nascono da ostacoli comunicativi e relazionali. Spesso capita a coppie sposate anche da 40 o 50 anni».
Le criticità più ricorrenti?
«Molte riguardano i figli adolescenti e post adolescenti. La differenza rispetto al passato è che prima il problema era intergenerazionale, ora questi ragazzi hanno rabbia e sono incapaci di vedere un futuro».
La cronaca degli ultimi giorni racconta di ragazzi violenti.
«Qui non abbiamo osservato questo tipo di problema».
Stanno meglio le coppie senza figli?
«Non è detto: solo nell’ultima settimana abbiamo avuto tre richieste per consulenze di coppia e una individuale».
Cosa lamentano?
«Viviamo nel secolo dell’individualismo, le persone – tutte – soffrono perché non si sentono viste, riconosciute nei propri bisogni».
Da qui escono guarite?
«Nel 40% dei casi sì».
Qualcuno che ha avuto problemi con più partner?
«Sì, una signora ce ne ha presentati tre».
Qualche discussione finita male?
«No, questo è un ambiente protetto dove ognuno porta il proprio sentire per essere ascoltato. La chiave di tutto è il linguaggio».
Mai segnalato qualcuno alle forze dell’ordine?
«No. Una volta un signore ha chiamato dicendo che minacciava di far male alla moglie per una questione di eredità. Erano già divorziati, ci abbiamo parlato ed è bastato fargli capire che lei non avrebbe avuto nulla: è andato tutto bene».
Anziani soli?
«Capita anche questo: hanno bisogno di parlare e, anche in questo caso, di essere visti».
Quanto dura il percorso?
«Mai più di 15 sedute, per non instaurare un meccanismo di dipendenza».
Stanno peggio i giovani o gli anziani?
«Decisamente i giovani».
Ha mai portato il “lavoro” a casa?
«No, esiste una distinzione netta. C’è stata solo un’eccezione: una donna che era arrivata qui totalmente annientata dal marito. Ha seguito un percorso che le ha fatto capire come anche per lei poteva esserci una possibilità. Quando non ha più avuto bisogno di noi siamo diventate amiche».
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