Ci sono altre sei persone, quattro donne e due uomini, prese di mira dal cecchino che da almeno una settimana punta la sua arma, probabilmente una pistola o una carabina ad aria compressa, restando nell'ombra. Prima di loro il caso più eclatante, lunedì pomeriggio, quando in pieno giorno ha ferito al braccio sinistro la scrittrice 49enne Cristina Stillitano, usando un piombino che le ha perforato in profondità il tricipite. La donna, che oggi verrà sottoposta a un intervento per la rimozione del proiettile, è stata ferita mentre camminava a piedi in via della Giuliana, nell'elegante Rione Prati, al centro della Capitale.
Venerdì, al tramonto, il cecchino aveva mirato contro un'altra signora: Angela Perrone, una commercialista che vive nel rione, colpita al polpaccio mentre passeggiava nello stesso tratto di strada. La donna ieri si è rivolta ai carabinieri e la sua denuncia si aggiunge a quella della scrittrice. E la lista potrebbe allungarsi, come racconta Giorgia, titolare del ristorante "Classico" di via della Giuliana: «Qualcuno si sta divertendo a sparare dei pallini contro i passanti. Questa persona ha colpito altre quattro donne oltre a Cristina». In un'altra occasione, però, ha scelto come bersagli due uomini. «Ha mirato - prosegue la titolare - verso mio marito e un nostro dipendente che erano usciti fuori dal locale per fumare una sigaretta. Hanno sentito il rumore dei pallini contro una serranda e sono corsi dentro. Uno di quei proiettili, in plastica, lo avevamo raccolto e dopo il ferimento di Cristina lo abbiamo consegnato ai carabinieri». E ancora, il racconto di Simona Pirozzi, titolare della gioielleria "Ramasm", non molto distante dal ristorante: «Venerdì scorso mio marito era fuori dal negozio quando ha sentito il rumore di un'arma ad aria compressa e subito dopo ha visto le foglie di un albero spostarsi».
Le indagini
Tutti questi elementi stanno arricchendo il fascicolo su cui stanno lavorando senza sosta da lunedì pomeriggio i carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia San Pietro. Gli investigatori anche ieri sono tornati in via della Giuliana, raccogliendo testimonianze e segnalazioni, ma non solo: i militari hanno effettuato diverse perquisizioni in alcuni appartamenti della zona alla ricerca di elementi utili per individuare il responsabile. Chi indaga, al momento, ha ristretto il campo su quattro persone, alcune con problemi psichici, che in passato si sarebbero rese responsabili di comportamenti violenti. Ieri dunque sono state perquisite anche le loro abitazioni e si punta a stabilire se tra i sospettati ci sia qualcuno che possa aver custodito armi compatibili con quella che dallo scorso lunedì sta preoccupando un intero quartiere. I militari stanno analizzando le telecamere della zona, alla ricerca dei tasselli mancanti. Non è ancora chiaro se il responsabile abbia sparato da uno degli appartamenti che si affacciano su via della Giuliana o dalla strada, magari a bordo di un'auto o di uno scooter in corsa. Un aspetto fondamentale sarà però l'estrazione del proiettile dal braccio della donna che oggi sarà operata al Centro Traumatologico Ortopedico "Andrea Alesini". Sarà proprio quello l'elemento indispensabile per capire il tipo di arma che ha sparato.
La testimonianza
Il clamore suscitato dal ferimento di Cristina Stillitano ha convinto anche la seconda vittima, Angela Perrone, la commercialista che ieri è andata dai carabinieri per sporgere denuncia contro ignoti. «Quando ho letto la notizia ho capito che anche io ero stata presa di mira dal cecchino. Venerdì nel tardo pomeriggio ho avvertito un forte spostamento d'aria improvviso, all'altezza della cinta, e contemporaneamente una fitta al polpaccio. Mi sono subito guardata attorno, ma a quell'ora non c'era molta gente in giro». Anche una signora che camminava davanti alla commercialista ha sentito quel «soffio anomalo». «Ci siamo guardate e abbiamo subito attraversato la strada. Lì per lì ho pensato allo scherzo di qualche ragazzino, magari con una cerbottana, ma non era possibile: il colpo d'aria sembrava quello che può provenire da un compressore. Ho raccontato tutto ai militari, sono stata in caserma un'ora e mezzo», spiega Perrone, ora convinta dell'importanza di denunciare l'accaduto. «È un nostro dovere farlo. A me ha solo lasciato un livido, ma ora, visto quello che è successo a Cristina, è evidente che ha alzato il tiro. Questa persona va fermata».
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