La decisione riguarda utenti che hanno ancora in casa soundbar, ricevitori AV, lettori Blu-ray e speaker wireless Sony ormai fuori dal ciclo principale degli aggiornamenti.
La data da segnare è il 7 novembre 2026. Da quel giorno, sui modelli coinvolti, l’accesso ad alcuni servizi di streaming e alle funzioni di rete non sarà più disponibile. In concreto, app e collegamenti integrati come Amazon Prime Video, Netflix, Spotify, Google Cast, Pandora, Slacker Radio e Vudu potrebbero non aprirsi più o diventare inutilizzabili, anche se erano già stati scaricati o configurati sul dispositivo.
Sony, nella nota pubblicata sul proprio sito di supporto, ha spiegato che “l’accesso ai servizi di rete supportati non sarà più disponibile sui modelli interessati” e che anche i servizi già installati “potrebbero non essere più accessibili”. Una comunicazione tecnica, molto asciutta. Per chi usa ancora quei prodotti in salotto, magari collegati al televisore o all’impianto audio, il cambiamento però sarà concreto: meno funzioni smart e più bisogno di apparecchi esterni.
Sony fissa la data: dal 7 novembre 2026 stop a Netflix, Spotify e Google Cast
Lo stop riguarda una lista ampia di prodotti Sony, molti dei quali usciti diversi anni fa ma ancora presenti nelle case. Nell’elenco ci sono nove soundbar, sedici ricevitori AV, diciassette lettori Blu-ray, diversi sistemi home theater Blu-ray, alcuni media player, sistemi audio compatti e speaker wireless.
Tra i modelli indicati compaiono, fra gli altri, le soundbar HT-ST5000, HT-NT5, HT-CT790 e HT-XT3, ricevitori AV delle serie STR-DN e STR-DA, lettori Blu-ray come BDP-S370, BDP-S570, BDP-S770 e sistemi home theater della linea BDV. Per gli speaker wireless sono citati dispositivi come SA-NS310, SA-NS410, SA-NS500, SA-NS510 e SRS-X7. Non è quindi il caso di un singolo modello lasciato indietro, ma di un intero gruppo di apparecchi con funzioni connesse nate in un’altra stagione del mercato.
Sony non parla, nella nota ripresa dalla stampa specializzata, di un guasto hardware. Il punto è la fine del supporto ai servizi di rete. Il lettore Blu-ray continuerà a leggere i dischi, la soundbar continuerà a riprodurre l’audio dalle sorgenti compatibili, il ricevitore AV continuerà a gestire ingressi e uscite. A sparire sarà però una parte delle funzioni che, negli anni, avevano trasformato questi dispositivi in piccoli centri domestici per lo streaming.
Perché il caso Sony pesa più dello stop deciso da Bose
Il caso richiama quanto accaduto nei mesi scorsi con Bose, che ha chiuso il supporto online per alcuni speaker SoundTouch introdotti a partire dal 2013. La differenza, però, sta nell’effetto pratico per gli utenti. Nel caso Bose, pur con la fine di una piattaforma proprietaria, funzioni come AirPlay e Spotify Connect sono rimaste attive su alcuni prodotti, permettendo di continuare a usare gli speaker con servizi esterni.
Con Sony il quadro sembra più netto. La disattivazione tocca servizi centrali nell’uso quotidiano, da Netflix a Prime Video, fino a Spotify e Google Cast. Per questo lo stop pesa di più, soprattutto per chi aveva scelto un lettore Blu-ray, una soundbar o un ricevitore AV anche per le funzioni di streaming già integrate. “Qualsiasi prodotto con una componente online, prima o poi, rischia di perderla”, osservano da anni gli analisti del settore tech. E spesso ci si rende conto davvero della dipendenza da server e accordi esterni solo quando quel servizio viene spento.
Il tema, naturalmente, non riguarda soltanto Sony. Negli ultimi anni chiusure di server, app non più aggiornate e piattaforme dismesse hanno colpito console, servizi musicali, dispositivi smart home e sistemi multimediali. È il lato meno comodo degli apparecchi connessi: funzionano finché il produttore mantiene accordi, certificazioni e server. Poi, a un certo punto, il supporto finisce.
Cosa devono fare gli utenti: controllare il modello e scegliere un’alternativa
La prima mossa, per chi possiede un dispositivo Sony datato, è controllare il codice modello sull’etichetta del prodotto, nel menu delle impostazioni o sul manuale originale. Poi va confrontato con la lista pubblicata sul sito di supporto Sony. Attenzione a un dettaglio: sigle molto simili possono indicare prodotti diversi, quindi è meglio verificare con cura e non fermarsi alla sola famiglia commerciale.
Chi usa ancora le app integrate dovrà pensare a una soluzione alternativa. La strada più semplice è collegare al televisore o al ricevitore un dispositivo esterno per lo streaming, come una chiavetta HDMI, una console, un set-top box o una smart TV aggiornata. Così Netflix, Spotify, Prime Video e gli altri servizi continueranno a funzionare attraverso un apparecchio più recente, mentre soundbar o amplificatore potranno restare in uso per la parte audio.
Per molti utenti non cambierà tutto dall’oggi al domani, ma qualche abitudine sì. Chi avviava Spotify direttamente dallo speaker wireless o guardava Netflix dal lettore Blu-ray dovrà rivedere i collegamenti. Una piccola seccatura domestica, certo. Ma anche un promemoria: quando un prodotto “smart” invecchia, non sempre smette di accendersi. Più spesso perde, un pezzo alla volta, la sua parte intelligente.