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Stabilicum e percentuali, l’emendamento taglia-cespugli agita i partiti del centro

July 20, 2026

Dubbi costituzionali sulla norma della riforma elettorale che premia solo i più grandi tra i piccoli. Vantaggi per Noi Moderati e Italia viva. L’ira di +Europa e di partiti di sinistra

Proteste dell’opposizione alla Camera per il voto sulla legge elettorale, la scorsa settimana

Proteste dell’opposizione alla Camera per il voto sulla legge elettorale, la scorsa settimana

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Roma, 20 luglio 2026 – Più delle preferenze poté il “taglia-cespugli”. Perché in realtà, passato l’entusiasmo delle opposizioni per il voto segreto della Camera con cui i franchi tiratori del centrodestra hanno bocciato l’emendamento per l’introduzione delle preferenze (tre, oltre al/alla capolista), i maggiori dubbi di costituzionalità sulla riforma elettorale si concentrano proprio sulla norma che esclude dal computo dei voti delle coalizioni le liste minori. Anche se permangono riserve che riguardo al combinato disposto tra premio di maggioranza e liste bloccate.

In un caso come nell’altro si obietta che risulterebbe violato il fatto che il voto è “libero e uguale” come sancito dalla Costituzione. E se le opposizioni contestano in particolare il premio, le forze minori risolute ad allearsi col Campo largo – con in testa +Europa, ma anche la sinistra di Rifondazione comunista – obiettano che la volontà degli elettori per la coalizione risulterebbe frustrata solo perché affidata a un partito piccolo disposto anche ad accettare di rimanere fuori dalla soglia di sbarramento per eleggere parlamentari.

La questione è di quelle tipiche da legge elettorale. Stante la soglia di sbarramento al 3% e considerato il fatto che solo la prima forza che rimane sotto – come Noi moderati nel centrodestra – ha diritto di accedere alla rappresentanza, un emendamento presentato da Forza Italia e approvato dalla maggioranza prevede che il risultato delle altre liste non sia computato in favore della coalizione cui si apparentano, come avviene oggi.

Un esempio per intendersi: rispetto alle politiche del 2022 i 250 mila voti di Noi moderati avrebbero concorso al premio, mentre gli 800 mila di +Europa no. Un calcolo senza nessuna indulgenza nei riguardi di Riccardo Magi e la battaglia che in parte trascura la domanda di unità degli stessi elettori rispetto al potere di ricatto delle piccole formazioni. Sta di fatto che la questione diventa dirimente soprattutto per il centrosinistra, dove c’è un pulviscolo di forze centriste e di sinistra che potrebbero concorrere alla vittoria della coalizione con risultati da prefisso telefonico. Difatti è questo il motivo che ha ispirato il centrodestra, non Matteo Renzi e il suo desiderio di assurgere a federatore che non è dei riformisti del centrosinistra né l’Udc di Lorenzo Cesa che non insidia minimamente i Moderati di Lupi. In casa FdI lo hanno chiaro. A suon di 1 e 2 per cento il centrosinistra potrebbe rastrellare voti. Di qui il lodo decespugliatore.

Ma “i voti non si sommano algebricamente”, ricorda Magi, memore della débâcle europea in tandem con Renzi che da 6% potenziale non ha conquistato il 4 che ancora l’elettorato gli rimprovera. Perciò il leader di +Europa esorta l’opposizione a porre una questione di agibilità democratica del voto, promettendo di rivolgersi al Quirinale e promuovere ricorsi alla Consulta. Il che, tradotto, significa anche che per il momento gli eredi radicali di centrosinistra vorrebbero la libertà di concorrere da soli. Anche la sinistra di Rifondazione, del resto, pone lo stesso problema. Vorrebbero allearsi al centrosinistra e puntano al massimo al miglior risultato sotto il 3%. Ma, nel caso in cui concorrano anche altri, il lodo decespugliatore ne frustra ogni speranza.

Altra storia per Progetto Civico dell’assessore romano Alessandro Onorato: “Gli ultimi giochi di Palazzo non cambiano il nostro percorso che viene dal basso – fanno sapere – Noi continuiamo a stare sulle strade e nelle piazze, veniamo da lì e andremo a raccogliere le firme del popolo che rappresentiamo”. Convinti persino di superare il 3%. A riprova che l’elettorato moderato se lo contenderanno almeno in due nel centrosinistra, Italia Viva di Renzi e Progetto Civico di Onorato. Questo mentre al Pd arrivano segnali di insofferenza da parte dell’elettorato riformista. I cui dirigenti hanno firmato una lettera alla segretaria a favore del fondo Safe Europe per sostenere che “più spesa per la sicurezza non significa meno welfare”.

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