Per il cronista napoletano del Fatto quotidiano Vincenzo Iurillo è arrivata giustizia. L’imprenditore pregiudicato di camorra Salvatore Langellotto, imputato di atti persecutori contro il giornalista, e di lesioni per aver mandato all’ospedale l’ambientalista Wwf Claudio d’Esposito con 40 giorni di prognosi, è stato condannato a due anni e otto mesi. La sentenza unisce entrambi i reati col vincolo della continuazione. Le motivazioni saranno rese note entro 90 giorni. La procura di Torre Annunziata guidata da Nunzio Fragliasso aveva chiesto cinque anni.
La decisione del giudice di Torre Annunziata Adele Marano è arrivata alle 18.15 di oggi, circa tre anni dopo i fatti, avvenuti a Sant’Agnello tra l’aprile 2023 e il gennaio 2024. Il magistrato ha stabilito anche il risarcimento delle spese legali, e dei danni patiti dalle parti offese, da stabilirsi in sede civile. Oltre a Iurillo (difeso dall’avvocato Salvatore Pinto) e d’Esposito (difeso dall’avvocato Gianni Pane), si era costituita parte civile anche Seif (con l’avvocato Angela De Rosa), la società editrice del Fatto quotidiano. A tutela del suo giornalista e della testata in cui lavora.
Queste vicende sono entrate anche nei documenti della relazione della commissione d’accesso di Sorrento, che in 177 pagine aveva proposto lo scioglimento dell’Ente per infiltrazioni malavitose. Ci sono riferimenti alle botte e alle minacce a d’Esposito e Iurillo, per aver denunciato e raccontato le vicende del fondo Vico III Rota a Sorrento, dove l’azienda di famiglia dell’imputato avrebbe voluto realizzare 252 box interrati con licenze che un’inchiesta e un processo stabilirono illegittime. D’Esposito, insieme all’avvocato Giovanni Antonetti (poi morto suicida), fu l’autore della denuncia che stoppò il progetto.
Il cantiere fu sequestrato nel 2012. E la sua storia, con il relativo contenzioso penale, civile e amministrativo, è ricordata negli atti prefettizi per i rapporti societari tra la famiglia Langellotto e l’ex sindaco Giuseppe Cuomo (che per questo dovette dimettersi da consigliere del ministro Gennaro Sangiuliano), e per le presunte connivenze e protezioni di cui l’imprenditore avrebbe beneficiato negli uffici tecnici comunali. Non velocissimi, anzi, nelle procedure di sequestro e confisca dell’ex agrumeto diventato oggetto di una ordinanza di ripristino dei luoghi non ottemperata.
La vendetta di Langellotto contro d’Esposito è arrivata molti anni dopo, a freddo, in un cortile condominiale di via Cappuccini a Sant’Agnello, dove l’ambientalista stava facendo piccoli lavori di giardinaggio per un’amica e il suo compagno. Iurillo entrò poi nel mirino dell’imprenditore per aver pubblicato articoli che non facevano sconti. Pezzi che stigmatizzarono l’aggressione, e la successiva benedizione religiosa dei camion del pregiudicato, avvenuta il 30 dicembre 2023 sul sagrato della Chiesa di Sant’Agnello. A duecento metri dal luogo in cui Langellotto picchiò d’Esposito. Una esibizione di potere in pubblico che attirò l’attenzione delle Iene di Italia 1. E i guai per Iurillo, che fu intervistato da Giulio Golia e poi scoprì dal servizio televisivo mandato in onda che Langellotto lo aveva pesantemente minacciato attraverso allusioni e insinuazioni sui trascorsi imprenditoriali del padre. A quelle intimidazioni fece seguito un inseguimento per strada di Langellotto: Iurillo trovò riparo in una farmacia e trovò salvezza tra i banconi dei profumi, mentre intervenivano le volanti della polizia e l’imprenditore si dileguava.
Anche di questo si è discusso nell’ultima udienza. Poi il giudice si è ritirato in camera di consiglio e ha impiegato circa quattro ore per elaborare il verdetto.