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Stasera in tv c'è Baywatch, e questi sono i tre motivi per cui rimane la serie tv cult degli anni 90

August 23, 2026

Se il nome Mitch Buchannon (che si pronuncia biuchennon) vi dice poco e niente, o al massimo vi porta dritte dritte tra i bicipiti pompatissimi di Dwayne Johnson, allora siete sfacciatamente giovani e il contenuto di questo pezzo sarà per voi pura fantascienza. Se, invece, l'eco di quel nome vi fa subito immaginare di affondare le dita nella testa ricciuta di David Hasselhoff, beh allora siete, come noi, del partito di chi stasera darà un'occhiata al film di Baywatch in onda su Italia 1 (in attesa del reboot che debutterà a gennaio 2027 su Prime Video, perplessità comprese).

Perché, anche se è vero che ormai le serie tv ci piovono addosso (e alcune sono pure dei prodotti meravigliosamente scritti), la genuinità di un prodotto bombasticamente anni 90 com'era quello con protagonista Pamela Anderson, si è smarrita in un intrigo di trame complicatissime, che oggi vanno per la maggiore. No, Baywatch non era alto, non era filosofico, né metafisico: era l'equivalente in puntate di un lunghissimo cine panettone, ambientato sulla spiaggia di LA, ma proprio per quella sua leggerezza, per l'impegno minimo che richiedeva guardarlo, le vicende della squadra dei Los Angeles County Lifeguards hanno lasciato il segno in una generazione intera.

Prima del successo c'è stata la crisi

Quello di Baywatch è stato un successo da Guinness dei primati come telefilm più visto al mondo con un'audience settimanale stimato di più 1,1 miliardo in 142 paesi. Tradotta in 44 lingue, è stata trasmessa in ogni continente ed almeno l'80% della popolazione mondiale ha seguito la serie qualche volta. Ma prima di questi numeri da capogiri, la serie di Nbc ha avuto il suo periodo nero che più nero non si può. Partita nel 1989, quando l'emittente decise di mettere in cantiere una serie ispirata alla vita e al lavoro dei guardaspiaggia di Los Angeles, lo show non ottenne gli ascolti sperati.

Dopo la messa in onda della prima stagione i risultati furono così deludenti che la rete cancellò il programma. David Hasselhoff, uno degli attori principali, non smise però di credere nel potenziale dello show, al punto che decise con i produttori Michael Berk, Douglas Schwartz e Greg Bonann, di rilanciare la serie con una piccola società di produzione indipendente. L'aveva, o no, pensata giusta?

Il cast iconico e le storie raccontate

Baywatch è riuscita a trasformare i bagnini di Los Angeles in vere e proprie star televisive, soprattutto grazie alla presenza di David Hasselhoff e Pamela Anderson, il cui personaggio di C.J. Parker è diventato un simbolo della cultura pop.

La serie aveva un’estetica immediatamente riconoscibile: le spiagge californiane, i costumi da bagno rossi, le corse al rallentatore sulla sabbia e le torrette di salvataggio sono ancora oggi immagini associate agli anni Novanta. Pur raccontando soprattutto salvataggi in mare, Baywatch affrontava anche temi sociali e personali come l’amicizia, la famiglia, le relazioni sentimentali, le dipendenze e le difficoltà dell’adolescenza. Il tono alternava così azione, melodramma e momenti più leggeri, conquistando un pubblico molto ampio.

La sigla e lo slow motion

La sigla di Baywatch (I’m Always Here di Jimi Jamison) è un monumento al rock anni 90, con quel tappeto di pianoforte acuto e quel testo che inneggia "don't you worry, It's gonna be alright", mentre la altrettanto leggendaria slow motion con cui i protagonisti si muovono, si tuffano, corrono, si accigliano, ha anch'essa delle ragioni legate all'iniziale insuccesso.

Già, perché oltre a mettere in risalto gli ondeggiamenti corporei degli avvenenti bagnini, lo slow motion fu introdotta nello show per motivi di budget ridotto all'osso. Nei primi anni i camerini degli attori furono spesso utilizzati come set, Hasselhoff accettò di ricevere uno stipendio minimo a episodio e la corsa in slow-motion fu introdotta per far guadagnare a ogni puntata una manciata di secondi in più, senza dover aumentare il budget e girare ulteriori scene. Solo successivamente è diventata la cosa in assoluto più cult di questa serie che, non esageriamo, è destinata a rimanere nella storia, pur nelle sue, comunque apprezzabili, derive fieramente trash.