ROMA Papa Leone lascia l’ospedale ad appena cinque giorni dall’intervento chirurgico che ha rimosso un adenocarcinoma polmonare. Se ne va camminando tra medici e pazienti, sorridendo, in buona forma. E già questo è un messaggio che ha un duplice valore positivo. Per il Santo Padre, ovviamente, perché mostra come il suo recupero sia rapido e incoraggiante. Ma anche per tanti altri pazienti che hanno affrontato o stanno affrontando la stessa malattia. Il professor Stefano Margaritora, ordinario di Chirurgia toracica all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia toracica del Policlinico Gemelli di Roma, è lo specialista che ha operato Leone.
Spiega parlando con i media del Vaticano: «L’intervento è avvenuto senza alcun tipo di complicanza. Siamo contenti del recupero post-operatorio, il Santo Padre ha messo veramente anima e corpo come le persone più motivate dopo questo genere di operazioni. E quindi la nostra assistenza nei suoi confronti è stata veramente minima, perché la sua volontà di avere una ripresa in tempi molto rapidi è molto efficace da tutti i punti di vista: è stata veramente encomiabile». Margaritora ricorda: «Nella seconda giornata dopo l’operazione, ci siamo girati e stava sistemando lui le sedie nella Cappella. Noi gli abbiamo detto: “Santo Padre, ci siamo noi”. E lui: “Non importa, riesco a farlo, lo faccio”. Quindi, che cosa posso dire? È stato veramente un paziente assolutamente ideale».
C’è una domanda che spesso si ripete, anche se ovviamente resta sullo sfondo rispetto a quella più importante sulle condizioni di salute di Leone XIV dopo l’operazione: potrà affrontare il viaggio in America Latina dal 6 al 17 novembre? Su questo Margaritora conferma le previsioni dei più ottimisti: «Trattandolo come una persona normale, dopo questo tipo di intervento, penso che un paio di settimane per una ripresa fisica veramente completa ci vogliono. Quindi, essendo già quasi passata una settimana, tutto sommato io credo che il Papa in un'altra decina di giorni possa essere pienamente recuperato. Riguardo a un viaggio lungo, con spostamenti aerei, da effettuarsi tra circa tre settimane, direi che non ci sono motivi clinici per cui questo viaggio non venga fatto». Il professor Margaritora ribadisce che la presenza del tumore maligno è stata individuata casualmente «perché facendo degli esami di routine all’addome, è stata scoperta, alle basi polmonari, questa piccola macchietta» e «certamente se fosse stata un pochino più alta, non sarebbe mai stata notata in quell’esame». Insiste sull’importanza della prevenzione. Ma ci sono altri elementi che stanno favorendo un rapido recupero del Santo Padre. Raccontano alcuni specialisti: parliamo di una persona di 70 anni che ha condizioni fisiche di un cinquantenne, in buona forma, non ha mai smesso di fare esercizio, di muoversi, di mangiare in modo corretto. Tutto questo pone le basi per una rapida convalescenza. Inoltre, le nuove tecnologie mediche hanno consentito un intervento mini-invasivo. Infine, c’è un elemento di fortuna: la tempestiva individuazione del tumore.
Prescrizioni
Ora al Santo Padre sarà suggerito di proseguire diligentemente la fisioterapia respiratoria (e Leone XIV viene descritto come un paziente molto collaborativo che ha piena fiducia nei medici). Inoltre, pur senza stancarsi, sono utili lunghe passeggiate. Eventuali terapie aggiuntive dipendono dall’esito degli esami istologici sul tessuto del lobo inferiore destro del polmone, dei linfonodi e delle analisi molecolari. I primi segnali sono comunque incoraggianti. «Tornare alla sua normale attività - suggerisce uno specialista - rappresenta anche un formidabile aiuto psicologico alla guarigione del Santo Padre. Vale per lui, vale per qualsiasi paziente».
E allora può essere utile rileggere il racconto del professor Margaritora per comprendere meglio lo spirito di Papa Leone XIV: «Quando il Papa è entrato in sala operatoria, essendo una persona veramente molto semplice e sorridente, ci eravamo messi un pochino ad anfiteatro: io, i miei colleghi, gli anestesisti, il personale di sala operatoria. Ci ha guardato e gli ho detto: “Santo Padre, questo è il nostro Dream team”. Lui ha sorriso. Non lo dico per piaggeria, ma è stato veramente un paziente che non ha dato un problema all’équipe che si occupava di lui. Sempre sereno, sempre sorridente, molto poco lamento di fronte al dolore che comunque, malgrado tutte le manovre, sicuramente una persona prova. Ha seguito tutte le nostre tappe dal punto di vista dietetico e dal punto di vista fisioterapico. Si è rimesso in piedi, faceva sempre anche un pochino di più di quello che gli veniva richiesto».
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